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Cenni
storici
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LE ORIGINI DI
FUCECCHIO
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Le
origini di Fucecchio sono strettamente legate alla
storia dei conti Cadolingi, potente casata di origine
pistoiese che, attorno all’anno Mille, possedeva già
terre e castelli nella Valdinievole e nel Valdarno
Inferiore. Spinti dalla crescente potenza del Vescovo
di Pistoia a cercare nuovi spazi per poter affermare
un proprio autonomo potere, essi trovarono nel
"luogo detto Fucecchio" le condizioni ideali
per costruire il centro di una signoria territoriale
equidistante dalle maggiori città (Pistoia, Lucca,
Pisa e Firenze) e all'incrocio di importanti vie di
terra (la via Francigena) e d'acqua (l'Arno e la
Gusciana, emissario del Padule di Fucecchio).
Presso
un guado sull'Arno essi fecero erigere, attorno all’anno
Mille, il castello di Salamarzana, primo nucleo
dell’insediamento fucecchiese.
Nel 986 è documentata per la prima volta la Chiesa di San
Salvatore, fondata dal conte Cadolo in prossimità del ponte
sull'Arno e dell'adiacente porto.
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Sul fiume era
nato il secondo nucleo insediativo da cui si sarebbe sviluppato il centro
abitato di Fucecchio: Borgonuovo, villaggio cresciuto accanto
all'Arno e vivacizzato dal continuo passaggio di mercanti e
pellegrini.
Poco prima dell’anno Mille il conte Lotario, figlio di Cadolo,
affiancò alla Chiesa di San Salvatore un monastero benedettino.
La nuova istituzione, beneficiando di numerose donazioni,
divenne una delle più prestigiose della regione riuscendo ad
accumulare un vasto patrimonio fondiario. Nei primi anni del XII
secolo una rovinosa alluvione dell'Arno costrinse i monaci a
ricostruire gli edifici in un luogo più sicuro, sull'altura
vicina al castello di Salamarzana (oggi poggio Salamartano). Da
allora, e fino ad oggi, sia pure attraverso modifiche e
ristrutturazioni, l'abbazia e l'adiacente chiesa di San Giovanni
costituirono il polo ecclesiastico del paese.

L'ESPANSIONE
DEL 1200
Estintasi nel 1113 la dinastia dei Cadolingi, il castello
attraversò un periodo di decadenza, trovandosi al centro di
conflitti tra le città - Firenze, Lucca e Pisa - che cercavano
di occupare lo spazio lasciato libero. E' in questo periodo che
maturò una classe dirigente rappresentata essenzialmente dalle
famiglie divenute potenti all'ombra dei conti Cadolingi e che
ben presto andarono a formare il ceto consolare del Comune,
costituitosi sul finire del XII secolo.
Seguirono, nel corso del Duecento, anni di intensa crescita. Il
monastero, ormai in crisi, alienò le terre accumulate sulle
quali furono costruite nuove abitazioni. Dopo la metà del
secolo, quando la crescita demografica divenne sempre più
intensa, i nuovi borghi si espansero a ventaglio oltre il
"castello vecchio" scendendo in direzione dell'Arno
secondo cinque assi che facevano capo alla più antica porta
castellana (l'attuale Piazza Vittorio Veneto). Iniziando da
oriente essi furono: la contrada di Porta Raimonda (Via P.
Martini), Borghetto (Via La Marmora), il borgo di Gattavaia, la
contrada di dominus Bernardo (Via Donateschi) e la contrada di
Sambuca, ossia l'area compresa tra le attuali piazza Cavour e
Poggio Alberighi.
Tale fu l'impulso della crescita che prima della fine del
Duecento si dovette procedere alla costruzione di una nuova
cinta muraria con la quale si chiusero i nuovi borghi a
mezzogiorno. Così, agli inizi del Trecento, l'impronta urbana
del castello di Fucecchio era definitivamente consolidata.

LA
PESTE E LA RINASCITA DEL 1500
Nel 1314 il comune di Fucecchio si staccò dall'antica città
dominante, Lucca, per accostarsi progressivamente a Firenze, a
cui si sottomise nel 1330. In quegli anni il castello aveva
raggiunto la sua massima espansione avvicinandosi ai 3000
abitanti, ma la crescita demografica fu presto frenata da una
grave pestilenza che, attorno alla metà del Trecento,
imperversava in tutta Europa: la popolazione fu decimata, i
villaggi delle Cerbaie si spopolarono, le campagne furono
abbandonate. Nei primi del Quattrocento il comune di Fucecchio
contava soltanto un migliaio di abitanti.
La ripresa fu lenta ed andò a coincidere con il graduale
ripopolamento delle campagne avvenuto a partire dal 1500. La
vendita a basso costo dei terreni comunali e la presenza sempre
maggiore di fattorie e latifondi dei ricchi proprietari
fiorentini, tra cui i Medici, dette presto un nuovo impulso alle
colture. Questa rinascita ed espansione richiamò numerose
braccia dando vita, nel corso del XVII secolo, ad una nuova
crescita demografica: furono infatti costruite nuove chiese e
ampliati gli edifici ecclesiastici, l’edilizia civile si
rinnovò con la costruzione dei maggiori palazzi patrizi locali.

FUCECCHIO
TRA '700 E '800
Nella metà del ‘700 la crescita demografica diventò ancora
più rapida ed impetuosa mentre nelle campagne circostanti
maturavano importanti novità. Grazie alla vendita a privati del
patrimonio comunale delle Cerbaie e dei poderi che costituivano
la fattoria granducale di Ponte a Cappiano, circa un terzo del
territorio comunale uscì da un secolare immobilismo entrando in
circolazione e andando a fondare, o ad allargare, i patrimoni
familiari. Anche il prosciugamento del “Lago” di Fucecchio,
ricondotto dopo oltre tre secoli all’originaria condizione di
palude, contribuì al recupero di terre inutilizzate.
Durante l’800 Fucecchio è di nuovo un paese popoloso dove le
principali attività sono legate alla manifattura,
all’artigianato e al piccolo commercio ma dove ancora manca un
vero impulso industriale e soprattutto una povertà diffusa
colpisce lo strato della popolazione più marginale. Il primo
nucleo produttivo a dimensione industriale fu la fabbrica di
fiammiferi Taddei che, alla fine del secolo, dava lavoro a 600
tra uomini e donne. Sarà solo nel secondo dopoguerra che
Fucecchio incontrerà la sua vera “rivoluzione industriale”
grazie allo sviluppo dei settori conciario e calzaturiero che
moltiplicarono l’occupazione richiamando una consistente
immigrazione dal Sud del paese.

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