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Il
borgo di questa Contrada non ha dato alla storia uomini
insigni, bensì ha avuto una gloria che non si
dimenticherà, quella di vantare persone, fin dai secoli
lontani, semplici che si sacrificarono in umili mestieri
sull’Arno, unica risorsa e ricchezza dei lontani
tempi.
I suoi abitanti sondavano le acque del fiume
traendone materiali come rena, sabbia, ghiaia, e con il
ricavato sostentavano la propria vita.
Parliamo
appunto dei “Renaioli” che toglievano dal greto
dell’Arno tali prodotti con i corbelli, trasportandoli
sugli argini, con la sola forza delle loro braccia,
giorno e notte.
Questa
loro dedizione lavorativa che li ha accompagnati per
secoli, sembra essere stata loro tramandata dai “Navicellai”,
i quali in epoche ancora più remote, quando l’Arno
era navigabile, trasportavano materiale da Firenze a
Pisa tirando le barche con le funi, camminando lungo i
greti o lungo gli argini.
Da
questi antichi mestieri deriva infatti l’emblema
dell’araldica della Contrada, ovvero una barca
galleggiante nell’Arno.
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