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Arciconfraternita di Misericordia di Fucecchio

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Capitolo  5

LA MISERICORDIA ALLA RICERCA DI UN ORATORIO


Quella di procurarsi un oratorio fu, sin dall’inizio, una delle maggiori aspirazioni dei promotori della fondazione della confraternita.
Tutte le compagnie religiose, per poter compiere le uffiziature cui erano tenute per tradizione e per statuto, avevano bisogno di un proprio oratorio. Anzi, all’origine di queste compagnie stava quasi sempre un oratorio o una cappella dedicata al culto della Madonna o di qualche santo. Abbiano veduto che anche la prima confraternita di Misericordia sorta in Fucecchio fu eretta nel piccolo oratorio della Vergine delle Cinque Vie.
Anche tutte le altre compagnie religiose esistenti in Fucecchio prima del provvedimento governativo che decretò la loro soppressione, avevano ciascuna in proprietà, o in uso un oratorio:
la Compagnia di S. Giovanni Battista lo aveva sul Poggio Salamartano;
la Compagnia della Madonna della Croce lo aveva sul fianco nord della chiesa di S. Salvatore;
sempre sul lato nord della pieve ma con la facciata sulla piazza, come la stessa pieve, c’era l’oratorio di S. Rocchino;
la Compagnia dei Coronati Scalzi aveva l’uso dell’oratorio di S. Maria delle Vedute ed in essa aveva eretto in proprio un altare e collocata la Via Crucis e sul retro dello stesso oratorio aveva eretto la propria stanza.
Il primo proposito della confraternita fu quello di ripristinare a proprie spese 1’ Oratorio di S. Margherita, posto alla biforcazione delle vie oggi denominate Machiavelli e Donateschi, oratorio molto antico, essendo stato fondato insieme con 1’ omonimo ospedale nel lontano 1294 da don Ruffino, divenuto poi arcivescovo di Milano. Detto Oratorio fu offerto alla Misericordia dal dott. Giovanni Nelli, primo governatore della confraternita, che ne era proprietario.
Il magistrato della Misericordia, nell’adunanza del 10 dicembre autorizzò il provveditore a fare le spese occorrenti per il restauro di quell’oratorio, ma poi, non si sa perché, non se ne fece di nulla e nel gennaio del 1860 ai cominciò a parlare dell’opportunità di acquistare, per trasformarlo in oratorio, un fabbricato di via S. Andrea già chiesa del vecchio monastero delle monache clarisse, da tempo acquistato da privati e ridotto a fondi di botteghe e abitazioni familiari.
(Annotiamo, fra parentesi, che, per effetto della soppressione delle corporazioni religiose, decretata nel 1790 da Leopoldo I, granduca di Toscana, le superstiti monache clarisse del suddetto monastero di S. Andrea, che era stato fondato nel 1330 dalla nobile fiorentina Lippa Bazzichi, sposata a un componente la potente famiglia. fucecchiese Della Volta, e le superstiti monache camaldolesi del monastero di S. Romualdo posto sulla via dei Fossi, furono riunite nel monastero di S. Salvatore dopo l’allontanamento da questo dei frati francescani, che vi risiedevano da quando, nel 1299, il monastero fu loro ceduto dalle monache clarisse di Gattaiola di Lucca, le quali, a loro volta, erano succedute, nel 1256, ai monaci vallombrosani.)
Le trattative per l’acquisto del suddetto fabbricato di via S. Andrea si protrassero per circa due anni e finalmente il 17 e il 24 giugno 1862 vennero stipulati due distinti compromessi di acquisto: il primo col sig. Agostino Matteoni per una piccola parte al piano terra dello stabile; il secondo con il sig. Silvestro Ciardini per la porzione maggiore così descritta:
al piano terreno una chiostra con negozio dalla parte dell’ospedale di S. Pietro Igneo, una cantina sotterranea, una bottega e retrobottega con ingresso dalla via S. Andrea, scala di pietra che porta al
1° piano composto di una vasta stanza detta il “coretto” sulla detta via, altra piccola stanza accanto, e da questa, mediante passo, si trova altra stanza sulla chiostra e l’altra sulla via S. Andrea.
Al 2° piano, al quale si accede mediante scala di pietra, numero cinque stanze ed un passare corrispondente al 1° piano.
Al 3° piano un vasto stanzone a tetto, stonacato”.
Dopo cinque anni, il 7 febbraio 1867, essendo governatore della confraternita il sig. Gaetano Pacchi, succeduto il 10 giugno 1864 al defunto sig. Luigi Bonfiglioli, con contratto rogato dal notaro dott. Niccodemo Trivellini, la Misericordia acquistò la porzione maggiore dello stabile, quella di proprietà del sig. Silvestro Ciardini, composta di dodici stanze con cantina, chiostra e terrazzo scoperto, tutto per lire 2352.
Appena due giorni dopo la stipulazione del predetto contratto, e precisamente il giorno 9 febbraio 1867, in un’adunanza straordinaria del magistrato della Misericordia, il governatore rese nota, tra la sorpresa di tutti, una lettera governativa diretta al Comune di Fucecchio, che suonava così:

“Se codesta confraternita della Misericordia desidera una chiesa propria potrà fare pago il suo desiderio per mezzo di quella dei frati che l’amministrazione del Fondo per il Culto sarebbe disposta a cederla quando la cessione fosse domandata per mezzo di codesto Municipio che dovrebbe, senza concorso per parte di detta amministrazione, assumersi l’onere della uffiziatura relativa”.
A questo punto si rende opportuna una spiegazione del perché di quella offerta. E’ di quell’epoca, precisamente dell’8 luglio 1866, la legge con la quale vennero soppressi in tutta Italia molti enti religiosi, i cui beni vennero incamerati dallo Stato, che, in compenso, istituì un Fondo per il Culto. In Fucecchio furono colpiti dal provvedimento il Capitolo della chiesa Collegiata, il convento dei frati francescani e il monastero delle suore clarisse sul Poggio Salamartano.
Le chiese erano ovviamente escluse dal provvedimento, appartenendo per loro natura alla comunità. Da ciò l’offerta dei Fondo per il Culto, tramite il Comune, alla Misericordia della chiesa della Vergine.’
I consiglieri della Misericordia discussero a lungo la suddetta proposta. Passato l’effetto della sorpresa sull’animo dei presenti, qualcuno, cui erano note le vicende dell’antica compagnia della Misericordia, avrà, per un momento pensato:
— La Misericordia ritorna nella sua sede primitiva.
In conclusione, la proposta non dispiacque, anche se non era di pieno gradimento per tutti. Un consigliere, dal senso pratico, disse:
— Certo, la chiesa della Vergine non offre la centralità desiderata, ma conviene accettarla, in quanto l’accettazione non preclude la possibilità di chiedere un’altra chiesa più centrale nella eventualità che si renda disponibile.
S’intuisce a quale chiesa fosse rivolto il pensiero di quel consigliere, e lo vedremo più avanti. Ma un altro consigliere, preso da un dubbio, esclamò:
— E dello stabile che abbiamo or ora acquistato in S. Andrea, che ne facciamo?
—Si rivende — replicarono gli altri — e così si recupera l’ingente somma spesa.
Però, in quel momento, nessuno seppe immaginare ciò che avrebbero fatto i frati francescani. Questi, cacciati dal convento, si sistemarono qua e là in case private, in attesa degli eventi. Un gruppo di essi prese alloggio non lungi dal convento, in una casa sulla via del Roccone, offerta loro dal principe Corsini.
Alcuni frati erano stati pregati di rimanere, provvisoriamente nel convento, come custodi dei locali dello stesso convento e della chiesa. Ma a poco a poco, alla chetichella, i frati allontanatisi ripresero a frequentare, nelle ore diurne , il convento e la chiesa della Vergine e, dopo qualche anno, con l’aiuto della popolazione, che li amava e li considerava vittime di un sopruso, poterono ricomprare il convento il 1° gennaio 1880, dopo 14 anni dalla loro cacciata, vi poterono ritornare tutti, e questa volta da padroni. Essi poterono pure riscattare i locali del convento che nel frattempo erano stati adibiti a pubblici macelli permutandoli con i capannoni da loro stessi appositamente costruiti per quella funzione lungo la via Sotto la Valle.
Tornando all’argomento che c’interessa, la Misericordia, forse avendo intuito in un secondo momento come la faccenda dei frati sarebbe andata a finire, lasciò cadere l’offerta della chiesa della Vergine e attese la maturazione di favorevoli eventi per la soluzione del suo problema. Gli avvenimenti attesi si verificarono puntualmente pochi anni appresso e portarono la Misericordia al possesso dell’antico oratorio della Madonna della Croce sul Poggio Salamartano e all’uso della chiesa di S. Salvatore.
L’avvenimento abbisogna di una particolare narrazione, che occuperà il capitolo seguente.

 

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