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Arciconfraternita di Misericordia di Fucecchio

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Capitolo 11

LA BENEFICA OPERA DELLA MISERICORDIA NEL TEMPO


Un tempo l’appartenenza alla Confraternita di Misericordia era considerato un onore e per esservi ammessi come “fratelli” occorreva essere persone di buona condotta, di schietta moralità e cattolici di stretta osservanza.
Abbiamo letto nell’elenco dei primi fondatori della nuova confraternita i nomi dei maggiori notabili del nostro paese: canonici, medici, notai, avvocati, insegnanti, ecc. Ed era per tutti un privilegio indossare la cappa nera e partecipare attivamente alle opere di carità e di pronto soccorso esercitate dalla pia istituzione.
Nei primi tempi, tutti i servizi a pro degli infortunati, degli ammalati e dei poveri, come pure tutti i servizi per i defunti, venivano svolti gratuitamente dalle brigate di fratelli volontari guidati dai capi di guardia.
Dai documenti riguardanti la Confraternita appare evidente con quanto rigore morale venivano esaminate dal magistrato le domande degli aspiranti all’ammissione tra i fratelli della istituzione e quale comportamento si richiedeva nell’esercizio delle opere di misericordia.
Per la storia dobbiamo anche dire che la vita della Confraternita non fu sempre facile. All’incirca fino agli anni trenta, si registravano sovente incresciosi episodi d’intolleranza concorrenziale tra Misericordia e l’Associazione di Pubblica Assistenza.
Il 18 settembre 1901 il magistrato della Misericordia deliberò istituire, per i mesi invernali, una cucina economica, per alleviare la miseria della gente più povera. A tale scopo venne pubblicato un manifesto per far conoscere alla popolazione la benefica iniziativa per sollecitare contributi dagli enti pubblici, dalle associazioni e dai privati.
Altra lodevole iniziativa era stata attuata a partire dal 1892 con la istituzione di alcune doti matrimoniali annuali da conferirsi a ragazze povere in età dai 15 ai 30 anni, iscritte alla Misericordia .
Un’altra forma di carità molto sollecitata dai poveri era quella degli aiuti mediante la fornitura di sacconi per i letti, di coperte di lana e di buoni per acquisto di pane.
Tutto ciò sta a dimostrare quanto era diffuso in quei tempi lo stato di miseria e di bisogno nel nostro paese.
La Misericordia era spesso sollecitata a concedere sussidi in denaro ad altre istituzioni benefiche del paese, sorte per iniziative di privati, come l’Asilo infantile e il Ricovero dei vecchi.
Col passare degli anni e col mutare delle condizioni sociali ed economiche e delle costumanze civili, andò via via assottigliandosi il numero delle persone disposte a prestare la loro opera per i vivi e per i defunti. Per forza di cose si dovette allora ricorrere a personale pagato, specialmente per i servizi dei morti. Nacque così la figura del cosiddetto “porto a pago”. I porti a pago venivano eletti a votazione segreta tra i fratelli che ne facevano domanda. Prima di ammetterli in servizio , veniva curata la loro preparazione da capi di guardia a ciò designati. Erano distinti in due categorie: quelli addetti al trasporto dei vivi e dei defunti e quelli addetti soltanto al trasporto dei morti: i primi con la paga annua (nel 1891) di lire 50 e i secondi di lire 30.
Nel 1902 il magistrato decise la sostituzione delle cappe nere con un berretto e un bracciale recanti l’emblema della Misericordia per gli addetti al soccorso e al trasporto degli infortunati e dei malati.
La Misericordia, trattandosi di una istituzione che viveva di carità ed esercitava la carità, si è trovata spesso in difficoltà per la ristrettezza di disponibilità finanziarie per provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei propri locali, per la periodica riparazione o rinnovazione della propria attrezzatura di servizio, per corrispondere il compenso agli operatori della istituzione, per assicurare sempre servizi precisi e decorosi, ecc. ecc.
La Confraternita ha sempre concorso ed è stata sempre presente a tutte le opere benefiche e patriottiche promosse da enti associazioni e comitati locali, si trattasse di onoranze funebri tributate a illustri personalità della Nazione e della Chiesa, Caduti delle varie guerre, di partecipazioni agli aiuti in favore di popolazioni colpite da epidemie o calamità naturali.
E sempre dovette, accortamente ma fermamente difendere il proprio posta o la propria funzione nella società, sia che gli attacchi venissero da associazioni similari di diverso orientamento ideologico o da congregazioni dello stesso campo cattolico. Abbiamo già accennato a frequenti antipatici atti di rivalità tra la Misericordia e la Pubblica Assistenza. A questi dobbiamo aggiungere che nel l902 tentò di invadere il campo della Misericordia una certa Congregazione la quale, esorbitando dalle proprie finalità statutarie, prese ad esercitare il servizio del trasporto dei morti, fino allora riservato alla Misericordia. Trattandosi di un’istituzione d’ispirazione cattolica alla pari della Misericordia, questa dovette fare intervenire il vescovo di S. Miniato per riportare la inopportuna concorrente nell’alveo delle sue funzioni.
Attualmente non esistono più, come un tempo, in seno alla Misericordia, la varie categorie di fratelli attivi, come stabilito dallo statuto iniziale, cioè giornanti, nottanti, visitatori dei poveri, porti a pago. Di fronte a questo odierno stato di carente partecipazione alle opere di pietà cristiana, merita di essere ricordato con riconoscenza l’ultimo fratello attivo, rimasto fedele fino alla morte al servizio di rappresentanza dei la Misericordia ai funerali, a fianco del carro funebre, recando in testa con orgoglio il berretto con Misericordia: intendo dire il compianto capo di guardia Egidio Lotti.
Per quanto riguarda il campo dell’assistenza sanitaria, è da porre in rilievo che la Misericordia partecipa attivamente, insieme con la Croce Rossa Italiana e con la risorta Associazione di Pubblica Assistenza, al funzionamento della Guardia medica notturna e festiva.
Fra le iniziative benefiche attuate recentemente dalla Misericordia, merita di essere sottolineata quella dell’approntamento di un ambulatorio medico: iniziativa che citiamo volentieri anche perché, casualmente, in correlazione con essa, si pervenne alla realizzazione di un’altra grande opera umanitaria, quale quella della costituzione, sotto l’egida della Misericordia, di un Gruppo di volontari donatori di sangue “Fratres”.
Nel giugno 1962, essendo l’ambulatorio della Misericordia già pronto per entrare in funzione, giunse ad essa la richiesta dell’uso di esso, per un’ora la settimana, da parte di un medico specialista in malattie della circolazione. L’esame di tale richiesta in seno al magistrato della Misericordia portò alla rivelazione dell’esistenza di un latente atteggiamento non propriamente favorevole della direzione sanitaria dell’ospedale S. Pietro Igneo al funzionamento dell’ambulatorio con medici di fuori.
Noia riusciamo, per la verità, a scorgere una ragione plausibile e legittima di tale atteggiamento, il quale tuttavia determinò l’insorgere di uno stato di disagio ed anche di sconforto nell’animo dei dirigenti la Misericordia, che erano convinti di aver fatto una cosa utile ed apprezzabile da tutti, ma, in quel momento e per il detto motivo, vennero a trovarsi intimamente agitati da due opposti desideri: da un lato quello di mettere in funzione l’ambulatorio a vantaggio della collettività e dall’altro lato quello di non turbare i buoni rapporti fino allora intercorsi tra la Misericordia e l’Ospedale.
Della delicata questione fu informato il dott. Crema, presidente confederale delle Misericordie d’Italia, il quale si propose di trattare la questione personalmente con il prof. Tuci, direttore dell’Ospedale. L’incontro tra i due avvenne pochi giorni dopo, presente il governatore della Misericordia, e si svolse in un’atmosfera di cordialità e di reciproca comprensione. In quella circostanza, il prof. Tuci dichiarò di essere lieto di favorire il funzionamento dell’ambulatorio medico della Misericordia col farvi intervenire tutti gli specialisti dell’Ospedale e intervenendo egli stesso una volta la settimana. Nel corso del sereno incontro, dallo stesso prof. Tuci venne anche espresso l’auspicio della costituzione in Fucecchio di un Gruppo donatori di sangue, dicendosi in proposito, disponibile per tutto quanto riguardava visite, controlli, selezione gruppi sanguigni, ecc.
Ci siamo soffermati di proposito su questo episodio per due ragioni: la prima, perché quello fu il motivo occasionale che portò la Misericordia ad assumente la importante branca di attività solidaristica dei donatori di sangue; seconda, perché — dolente nota — il dott. Crema, infaticabile e generoso animatore dello Misericordie, dopo pochi giorni dal fattivo interessamento per i problemi della nostra Confraternita rimase vittima di un fatale incidente di volo sui monti della Versilia mentre si recava a presiedere un raduno di Misericordie.
L’auspicio del prof. Tuci e l’incoraggiamento del compianto dott. Crema spronarono il magistrato della Misericordia alla realizzazione in Fucecchio di un Gruppo donatori di sangue “Fratres”.
La nuova attività della Misericordia ha, in certo senso, ringiovanito, aggiornato e modernizzato l’opera della pia istituzione, e la nuova forma di prestazione solidale dei donatori di sangue verso i fratelli che hanno bisogno, è venuta a colmare, nella Misericordia, i vuoti prodotti dalla decadenza di altre forme di carità cristiana. Ben a ragione la donazione del sangue è stata definita l’ottava opera di misericordia corporale.
Istituito il Gruppo donatori di sangue, la Misericordia si fece anche carico dell’acquisto di una emoteca da installare nel nostro Ospedale per la conservazione a bassa temperatura del sangue offerto dai nostri generosi donatori. Tale importante donazione all’ospedale suscitò, ovviamente, la piena soddisfazione della direzione del nosocomio o dello stesso prof. Tuci, e giovò a rinsaldare ancor più i buoni rapporti tra le due benefiche istituzioni.
Questa salutare convergenza d’intenti e di slanci Umanitari e cristiani delle due istituzioni paesane, ci fanno tornare alla mente la illuminata espressione dei benemeriti promotori della Misericordia di Fucecchio nel lontano 1857, dopo aver realizzato la fondazione dell’Ospedale S. Pietro Igneo: Ben fu manifesto all’universale che senza la Confraternita della Misericordia l’opera non era compiuta”, con ciò volendo affermare la complementarità dell’opera della Misericordia nei confronti di quella dell’ospedale.
Siano, pertanto, sempre benedette le prestazioni dei donatori di sangue, a merito dei quali vanno ascritti il sollievo e, sovente, la salvezza degli infermi, dei feriti e degli infortunati.
 

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