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Arciconfraternita di Misericordia di Fucecchio

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Capitolo  1

FONDAZIONE DELLA MISERICORDIA IN FUCECCHIO


La Misericordia è una benefica istituzione fondata per la prima volta in Firenze nell’anno 1244 da Piero di Luca Bersi con lo scopo umano e cristiano di assistere gl’infermi e di seppellire i morti.
Erano, quelli, tempi tristi e calamitosi, in cui alle lotte tra città e città e tra. fazioni diverse si accompagnavano spesso carestie e pestilenze, che colpivano soprattutto le persone più umili e più indifese. Fu in questo clima miserevole e doloroso che sorse la confraternita di Misericordia, per spontanea associazione di uomini pii e caritatevoli.
Il termine misericordia richiama. appunto al sentimento di compassione della infelicità altrui che muove ad agire per sollevarla.
Le opere di misericordia, secondo la codificazione della Chiesa Cattolica, sono quattordici: sette spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese ricevute, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti; sette corporali: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gl’infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
La missione della Misericordia è stata in ogni tempo proprio quella di esercitare il maggior numero di opere di carità e di misericordia verso i fratelli più poveri o infermi. E’ una missione di amore cristiano verso il prossimo, e di questo amore l’umanità avrà sempre bisogno finché duri il mondo. La sua opera è fondata, dunque, sullo spirito di fraterna carità e sul volontariato dei fratelli e delle sorelle alla pia istituzione.

La Misericordia di Firenze si diffuse col tempo a tutti i comuni della Toscana. Essa operò e si rese benemerita in particolar modo nelle dolorose circostanze delle luttuose pestilenze che afflissero in varie epoche Firenze e la nostra regione.

Circa la fondazione della confraternita di Misericordia in Fucecchio riportiamo integralmente ciò che scrive in proposito il padre Vincenzo Checchi nella “Storia del Ritiro francescano della Vergine presso Fucecchio”, pubblicata in Firenze nell’anno 1937. Padre Checchi, sempre scrupolosamente preciso e documentato nel riportare notizie e date di ogni avvenimento, pone la fondazione della Misericordia in Fucecchio nel giorno 25 marzo 1606. Ecco le sue parole:
“Era quivi (cioè nella località detta delle Cinque vie in Fucecchio) un piccolo oratorio, risalente, pare, al 1484, dove si venerava una divota e graziosa immagine della Vergine affrescata da ignoto pittore.“E poiché essa stava all’incrocio di cinque strade (della Rocca, del “Montello, di Cerreto Guidi, di Stabbia e dei Fossi), dicevasi comunemente la Vergine delle cinque vie.
Durante la seconda metà del Cinquecento, la devozione del popolo alla Vergine delle cinque vie andò sempre’ più crescendo a motivo delle tante grazie che i fedeli ne ricevevano, cosicché l’oratorio divenne ben presto un vero santuario popolare, dove dal paese e dalle vicine campagne si accorreva a invocare l’aiuto della gran Madre di Dio o a cantare Laudi in suo onore. E fu allora che si vide il bisogno di ampliare l’oratorio in guisa che ne risultasse una chiesa, sempre piccola, sì, ma più adeguata all’onda del popolo che specialmente nei giorni festivi vi affluiva.
L’iniziativa venne per parte di alcuni uomini pii e devoti che, ottenuto dalla Comunità di Fucecchio la chiesina della Vergine alle cinque vie, deliberarono, aiutati dalle elemosine della stessa Comunità e di altre persone pie, ampliare detta chiesina. Che tale ampliamento rispondesse al desiderio della popolazione lo dimostra la somma in poco tempo raccolta di scudi 1500 e più, come pure lo dice il favore e l’aiuto in denaro dato dal Comune di Fucecchio.

Non si conosce l’anno preciso di quando si mise mano ad ingrandire il detto oratorio: sicuramente nei primi anni, del 1600, poiché all’inizio dell’anno 1606 la nuova chiesina era già terminata.. Tirata a fine la fabbrica, radunati insieme quindici di detti uomini da bene, anno 1606, il 25 marzo, stabilirono farvi una confraternita della comunità di Fucecchio. Scopo di essa doveva essere del tutto umanitario: l’esercizio delle varie opere di misericordia, e più direttamente sovvenzioni ai poveri e agli infermi poveri e portare alla sepoltura quei morti che non avessero con che farsi il funerale.
Per assicurare l’esatto e puntuale funzionamento della confraternita si convenne anche di fare un regolamento, che dovesse fissare le norme per la vita della medesima, la sua organizzazione e l’assegnazione delle varie mansioni.
Tale regolamento, o organico, come si direbbe oggi, fu redatto in capitoli ottimamente disposti e ordinati, e presentato all’approvazione dell’autorità ecclesiastica ricoperta allora dall’abbadessa di Gattaiola in Lucca con vera giurisdizione ordinaria sul paese di Fucecchio e suo territorio”.

A proposito di questa giurisdizione ecclesiastica dobbiamo precisarne l’origine e le ragioni. Il pontefice Alessandro IV concesse questa giurisdizione all’abbadessa del monastero di S. Salvatore nell’anno 1258 cui, per volontà dello stesso pontefice, le suore clarisse di Gattaiola subentrarono nel monastero ai monaci vallombrosani. Le suore a loro volta, dopo quarantun anni, e cioè nel 1299, cedettero l’uso del monastero ai frati minori di S. Francesco, ma conservarono il possesso di tutti i beni di esso, di tutti i benefici relativi e di tutti i privilegi dell’abbazia. E poiché questa aveva giurisdizione su tutto il territorio di Fucecchio e dipendeva direttamente dalla S. Sede, l’abbadessa di Gattaiola continuò ad esercitare su Fucecchio e il suo territorio le funzioni di vescovo, come l’avevano esercitate in precedenza gli abati di S. Salvatore. Questo suo privilegio decadde quando il territorio di Fucecchio fu sottoposto alla diocesi di S. Miniato, istituita dal Gregorio XV con bolla del 5 dicembre 1622.
Il suddetto regolamento della confraternita venne, dunque, approvato dal vicario generale dell’abbadessa di Gattaiola, il canonico Ippolito de’ Nobili, in data 29 aprile 1611. Nello stesso regolamento, i quindici fondatori della confraternita si riservarono personalmente il diritto della scelta del cappellano che doveva pro-tempore uffiziare la chiesina della Vergine, e, morti loro, tale facoltà doveva passare a tutto il corpo della confraternita.
Anche il canonico Gaetano Maria Rosati, nelle sue memorie su Fucecchio pubblicate nell’anno 1848, afferma, in piena concordanza con il padre Vincenzo Checchi, che la confraternita di Misericordia venne fondata nell’antico oratorio delle Piscille o delle cinque vie; cita, tra i fondatori di essa, i nomi di Pietro d’Angelo Rosati della Selva, di Giovanni di Bastiano Giovan Checchi e di Nardo di Aleotto Aleotti, e parla, pure lui, dell’approvazione dei capitoli della confraternita per parte del canonico Ippolito de’ Nobili, vicario generale dell’abbadessa di Gattaiola in terra e territorio di Fucecchio.
Sebbene la chiesina della Vergine avesse il suo cappellano, scelto dai fondatori della. confraternita, questi ad un certo momento pensarono di assicurarne meglio il culto continuativo con l’affidarla ai padri cappuccini, previa costruzione di un piccolo convento per loro.
Ma questi opposero certe difficoltà alla loro venuta a Fucecchio. Allora la confraternita si rivolse al granduca, implorandolo di concederle il permesso di costruire il progettato convento per i frati minori osservanti. Questo avveniva nel 1607, ma soltanto nel 1616 si giunse ai preliminari della fondazione del convento. Il ritardo fu forse causato da qualche ostacolo proveniente dai frati minori dell’altro monastero di S. Salvatore o dal numeroso clero di Fucecchio.
La prima pietra del convento fu murata il 1° marzo 1617. Il terreno necessario era stato offerto da uno dei fondatori della Misericordia, certo Giovan Battista Lotti.
Riportiamo un altro brano del libro del padre Vincenzo Checchi.
“Allorché, inaugurato il convento, nel 1619, la chiesa. Della Vergine passò dalla Misericordia ai frati minori osservanti, essa non era che l’antico e popolare oratorio delle cinque vie, alzato e allargato di alcuni metri dai fondatori di detta benemerita confraternita circa l’anno 1605. Si può affermare che quella chiesina aveva approssimativamente metri sette di altezza, quattro di larghezza e undici di lunghezza. Entrati dunque in possesso del piccolo oratorio, i frati si videro nella necessità di costruire una chiesa che meglio rispondesse alle esigenze della famiglia religiosa, come della loro missione tradizionale. Non tardarono quindi a metter mano all’opera”.

Eretta la nuova chiesa, nelle sue strutture perimetrali e completata la copertura, la vecchia chiesina. venne a trovarsi racchiusa in essa, ma quando si trattò d’iniziare la. rifinitura dell’interno, cosa che richiese non pochi anni, l’antica chiesina venne demolita, salvo la parete di fondo in cui era l’affresco della venerata immagine della Vergine delle cinque vie, parte della quale parete si conservò come dossale dell’erigendo altare maggiore della nuova chiesa. Questo avveniva l’anno 1631. L’anno successivo venne eretto lo svelto campanile. Ma i lavori all’interno della chiesa procedevano con molta lentezza, probabilmente per la scarsezza di mezzi finanziari. Nel 1650 i lavori di rifinitura all’interno della chiesa erano a. buon punto, ma non finiti. Intanto continuavano anche i lavori di completamento del convento, e
proseguirono per tutto il resto del secolo.
“Erra, dunque – scrive ancora il padre Vincenzo Checchi nell’opera citata - il cronologo del secolo scorso, allorché, nello “Memorie del convento”, dice che dov’è ora la cappellina detta del Presepio, esisteva fin dal 1484 l’oratorio della Vergine delle cinque vie, e che poi “nel 1606 venne eretta la confraternita della Misericordia. Tale “era invece nel punto dove è attualmente l’altare maggiore, e nel dossale di questo era l’affresco della Madonna”.
L’ultimo accenno del padre Checchi alla confraternita di Misericordia riguarda. le sepolture che erano nella chiesa della Vergine e che vi rimasero fino al principio del 1700. Una di tali sepolture recava la più antica delle iscrizioni: LUCO QUIETI PRO FRATRIBUS TANTUM HABEANT DONEC OPTATA VENIANT POSUIT B.C. — A.D. MDCXII.
Tale iscrizione non riguardava evidentemente i religiosi, sibbene i fratelli della Misericordia, in quanto risalente al 1612 quando la chiesina della Vergine apparteneva alla stessa Misericordia. La iscrizione riprodotta, al pari di quelle delle altre sepolture, venne inopinatamente distrutta verso il 1880 quando fu rinnovato il pavimento della chiesa.
Anche il muro della chiesina con l’affresco della Vergine, conservato all’inizio come dossale dell’altare maggiore di pietra della nuova chiesa, andò probabilmente sacrificato quando, più tardi, venne rinnovato l’altare in marmo.
Grazie, dunque, all’opera del padre Vincenzo Checchi abbiamo potuto conoscere ed esporre la fase iniziale della vita della confraternita di Misericordia del nostro Paese. Non dubitiamo che essa, nata dal fervore e dallo spirito di carità di uomini pii e devoti, e quindi decisi e perseveranti, abbia continuate la sua benefica opera di misericordia e di pietà a favore degl’infermi, dei miseri e degli infortunati lungo i due secoli XVII e XVIII fine al deprecabile atto di soppressione avvenuto nel 1790, in forza di un provvedimento granducale che colpì in blocco tutte le confraternite della Toscana. Come poteva non essere presente la Misericordia durante le pestilenze che periodicamente afflissero in quei secoli anche la. gente della nostra terra?
Purtroppo di tale opera nessuna traccia è rimasta nei nostri archivi. Speravamo che il Capitolo della Collegiata, cui fu assegnato nel 1790 l’intero patrimonio della confraternita, avesse preso in consegna e conservato i suoi incartamenti. Nulla si è trovato. Davvero la storia della confraternita, per quanto riguarda il periodo susseguente la fase iniziale è rimasta completamente sepolta nel silenzio dei secoli.
Tornando a considerare il drastico provvedimento granducale di soppressione delle confraternite di Misericordia, anche a distanza tempo non possiamo che giudicarle ingiustamente punitive, tenuto conto che quelle benemerite istituzioni non avevano fatto che del bene alle genti nel corso di tanti secoli. Anche ammettendo che, in quel tempo altre istituzioni similari avessero subito delle degenerazioni e rilassamenti di costumi. morali, tali da giustificare la loro eliminazione non possiamo pensare che le confraternite di Misericordia avessero causato pecche di tal genere, in totale dispregio dei propri principi religiosi.
A tale proposito vogliamo rilevare un caso che ci lascia molto perplessi. Nella nostra terra, in esecuzione della volontà granducale furono soppresse, insieme con la Misericordia le compagnie di S. Battista, della Madonna della Croce, di S. Crispino, di scrocco e di scattering, ma fu risparmiata la compagnia dei Coronati Scalzi che aveva sede nella chiesa di S. Maria delle Vedute, la quale, forse, avuto sentore di ciò che stava per accadere, per mettersi al riparo aveva provveduto a mutare il proprio titolo in quello — guarda caso - di Carità e Misericordia e ad assumere l’onere di dedicarsi alle opere di carità ed al trasporto, con il decoro della religiosità e l’assistenza del parroco, delle salme dei defunti, cambiando oltre al colore delle proprie cappe, da roseo a. nere: insomma assumendo integralmente la fisionomia e le funzioni della Misericordia.
Strana e contraddittoria sorte di due istituzioni: l’una, la Misericordia, soppressa, nonostante le sue secolari benemerenze: l’altra, risparmiata, avendo assunto, provvisoriamente, le funzioni della prima. Diciamo provvisoriamente, perché infatti, appena. Svanito il pericolo, la compagnia dei Coronati Scalzi riprese il proprio titolo e le proprie caratteristiche istituzionali e come tale continuò la propria originaria missione per tutto il secolo XIX e per alcuni decenni del secolo XX.
La Misericordia venne restaurata a Fucecchio sessantasette anni dopo nel 1857, e da allora ha svolto ininterrottamente fino ad oggi il suo compito umanitario e cristiano a sollievo dei sofferenti e dei bisognosi del nostro territorio.
Di questa seconda fase della vita della benemerita istituzione parleremo nei capitoli seguenti.
 

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