GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

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Triplice salvataggio
racconto di Alvaro Zingoni

 

1° Maggio 1944

In Italia imperversava la guerra di liberazione. L’esercito anglo-americano avanzava verso l’Italia Centrale con la lentezza della lumaca di collodiana memoria. I soldati tedeschi erano diventati ormai padroni indisturbati anche del nostro territorio comunale. I due sfollati livornesi ed i parenti fiorentini si erano ormai assuefatti allo stato di occupazione che significava fame e soprattutto paura dei bombardamenti e dei rastrellamenti.
Quella mattina lo sfollato livornese, un po' più mattiniero del consueto, appena mi vide davanti casa mi chiamò e a voce bassa mi confidò:
- Prima che i fascisti salissero al potere, il 1° Maggio era un giorno di grande festa per i lavoratori. Quando la guerra sarà finita, vedrai che quella festa verrà ripristinata.
Non mi disse altro. Si staccò da me e rientrò in casa non nascondendo un moto di diffidenza tipico di coloro si pentono di avere svelato incautamente un segreto.
Poco dopo, saranno state le otto e mezza del mattina, sbucò mio padre dal nostro campetto, mi chiamò e mi disse:
- Vai subito in cantina a prendere un fiasco di vino rosso, portalo alla mamma e ricordagli che oggi è il Primo Maggio. Capirà lei quello che voglio dire.
Mio padre riscomparve.
Io scesi subito in cantina per prelevare il fiasco del vino così come mio padre mi aveva ordinato. Quando stavo per impugnare uno dei fiaschi di rosso allineati su di una mensola, percepii chiaramente lo squittio di un topolino. Il poveretto doveva essere finito nella trappola che il babbo sistemava ogni giorno fra le due botti della cantina. Lasciai il fiasco sulla tavola e mi portai ai piedi della trappola. Non mi fu difficile scorgervi il musetto dell’animaletto infilato fra le sbarre di quella prigione. I suoi occhietti, scintillanti come due lampadine accese, mi intenerirono fino a commuovermi. Senza indugiare un istante presi la trappola con il topolino, corsi nell’orto, la depositai fra l’erba ed aprii senza esitazione lo sportello di quella ferrea cella. Il furetto, probabilmente incredulo, ma felicissimo, in un attimo sparì fra l’erba alta dell’orto. Esultai.
In quel momento mi ricordai della civetta che lo zio Lio ci aveva regalato: anche lei avrebbe gradito la libertà. Mosso da un inconfondibile impulso di bontà, mi avvicinai al nero rapace notturno che, attraverso le stecchette di legno della gabbia, mi fissò intensamente con i suoi occhi fosforescenti.
La liberai e la vidi posarsi sul canneto della vicina famiglia Bandini.
“Evviva!” gridai dentro di me.
Mentre mi portavo di nuovo in cantina, dalla finestra di una casa colonica vicina mi giunse la voce angosciata di una donna che gridava a più riprese:
- I Tedeschi hanno portato via mio marito. Aiuto! Aiuto!
Era la moglie di Flavio, il Rosso, per la sua chioma fulva. Avevo solo tredici anni. Cosa avrei potuto fare per salvare l’amico di mio padre dalla sicura deportazione in Germania? Osservai la viottola che dalla casa di Flavio portava per la via di S: Croce e poco dopo scorsi Flavio, esterrefatto, seguito da tre soldati tedeschi con i mitra puntati all’altezza della sua schiena. Percepii in quel momento il garrire delle rondini che felici sfrecciavano nel cielo incredibilmente azzurro di quel mattino.
Di corsa e trafelato mi portai davanti ai tre militari e gridai con espressione disperata:
- Lasciatelo! E’ cieco – e per farmi meglio capire mi portai i diti indici davanti agli occhi e con la testa feci capire che il Rosso non ci vedeva.
Flavio capì a volo l’antifona e comincio a barcollare. Giunto davanti ad un fosso fece finta di non vederlo e vi cadde dentro emettendo un grido di spavento. I tre tedeschi, divertiti, si misero a tracolla il mitra e proseguirono verso Fucecchio incuranti di quanto poteva essere successo al presunto cieco. Quando i tre furono ben lontani, Flavio uscì dalla fossa, mi abbracciò commosso e con un filo di voce rotto dalla commozione mi disse:
- Alvaro, mi hai salvato la vita. Grazie.


Alvaro Zingoni

 

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