GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Due sciacalli italiani contro due bambini : Silvio di Icchio ed un compagno occasionale
racconto di Silvio Doddoli

 

Nel primo pomeriggio del 21 luglio l’ordine di sfollamento obbligatorio venne diffuso anche in via S. Giovanni da Don Livio Menichetti che accompagnava un ufficiale tedesco.
Pietro Doddoli che si era recato per qualche minuto nella suo bottega di fabbro-ferraio chiamò la sua Virginia che si affacciò alla finestra del primo piano del palazzotto dell’Orsino, al secolo Luigi
- Hai sentito, Virginia? Dobbiamo sfollare e subito.
- E dove si va ? – chiese Virginia.
- Si va dal Gori, il contadino del sor Gigino. A proposito, avvisalo e digli che noi si desidera andare dal suo colono.
- Glielo dico subito, Pietro. Piuttosto vieni subito su. Dobbiamo stabilire cosa si porta via e con che cosa lo trasportiamo.
- Non ti affannare troppo. Vedrai che lo sfollamento non dovrebbe durare più di dieci giorni.
Mentre Virginia Doddoli chiamava il sor Gigino che abitala al piano soprastante, Pietro chiuse lo sporto della sua officina, attraversò la strada e si trovò subito davanti alla porta di casa. Salì e trovò sua moglie e suo figlio Silvio di sette anni intenti a riempire borse di biancheria e di stoviglie. Poco dopo udirono bussare al portone con due colpi di battaglio. I due colpi stavano a significare che il signor Gigi, l’Orsino, era la persona desiderata.
L’Orsino si affacciò. Il Mariotti, il sarto per eccellenza di Fucecchio, che abitava quasi di fronte al vicolo di S. Giovanni su cui si innalzava uno dei muri perimetrali del palazzotto dell’Orsino, chiese:
- Possiamo sfollare nella sua casa di campagna?
- Ma diamine – rispose il sor Gigi.
Poco dopo vennero a bussare il Reino (Moriani Enrico dl 1873) e la moglie Corinna Lucaccini (del 1874) che abitavano nel Vicolo di S. Giovanni.
- Possiamo venire nella sua casa di campagna?
- Sì che potete.
Il signor Gigi, armato solo di una cartella di pelle nera, scese giù dai Doddoli e disse:
- Io sono già pronto. Si va insieme, no? Piuttosto mandate il vostro Silvio a chiamare il sarto e il Reino, almeno andremo tutti insieme.
Silvio non se lo fece nemmeno chiedere: partì come un razzo, scese in strada ed incrociò subito Corinna e il Reino, che, come al solito, non riusciva a nascondere i segni della sua irrequietezza che si palesavano soprattutto nei movimenti della bocca e del volto.
- Aspettate – disse loro Silvio – si va tutti insieme.
- Meno male- si lasciò scappare il Moriani.
- O che credevi che io non lo sapessi dove sta il Gori, il contadino di Gigi. Mi ci fermo ogni quindici giorni davanti alla casa del Gori e loro comprano sempre qualcosa della mia chincaglieria.
Silvio, mentre i due Moriani confabulavano, aveva già attraversato la strada percorsa da qualche famiglia che in buon ordine scendeva verso la via della Valle e a gran voce chiamò:
- Mariotti ! Mariotti!
Sembrava che in casa non ci fosse nessuno. Dall’ultimo piano di quel fabbricato a confine con la canonica non era facile udire la voce di un bambino. Virginia, la madre di Silvio, se ne rese conto, si affacciò alla finestra e con la sua voce squillante chiamò per nome il Mariotti. Si affacciò una delle due gemelle del sarto. E Virginia:
- Digli a babbo che si va tutti insieme dal Gori. Sbrigatevi.
- Siamo già pronti. Si scende subito – rispose la bambinetta.
Si formò così una piccola carovana. In testa il sor Gigi e Pietro Doddoli con la sua inseparabile bicicletta che gli rendeva più agevole il camminare a causa di un leggero impedimento alla gamba destra conseguente alla paurosa caduta da un tetto. Dietro Pietro la moglie Virginia con il figlio Silvio e la suocera. Poi il Reino con la sua Corinna che non si erano voluti aggregare ad uno dei tre figli che vivevano in un raggio di neppure cento metri; in coda, il Mariotti con i suoi classici occhialini, il suo abito grigio in perfetta piega – sembrava un figurino dell’alta moda - la moglie e le due figlie allora tredicenni.
Oltrepassato il cimitero, prima di raggiungere le Botteghe svoltarono a destra e percorsero un tratto di strada in salita. Mentre salivano apparve sulla loro destra la magnifica Villa Mattei davanti alla quale intravidero due camionette tedesche. Seppero più tardi che lì si era insediato uno dei tanti Comandi Tedeschi.
I Gori, quando videro arrivare questo corteo di persone, chiesero preoccupati:
- O cos’è successo?
Il padrone si staccò dal gruppo e spiegò in breve quanto era accaduto nel capoluogo.
- Non preoccupatevi. In qualche maniera ci arrangeremo. Silvio verrà a dormire con me. Ormai c’è abituato. Anche a Fucecchio, tutte le sere viene a farmi compagnia. Nelle due stanze del casotto vicino all’uccelliera ci si possono sistemare tutte e tre le famiglie che mi hanno chiesto ospitalità. Per mangiare sistemeremo dei tavoli o delle tavole dietro la siepe dell’uccelliera e così staremo al fresco; in caso di pioggia verremo in casa.
I Gori non batterono ciglio. Non si sarebbero mai e poi mai permessi il lusso di avanzare obiezioni su quanto affermava il padrone.
Nel volgere di un’oretta le tre famiglie di sfollati si sistemarono nelle due stanze a piano terra del casotto e poi consumarono una cena offerta dai Gori che avevano messo a lessare patate, zucchine e barbine rosse. Non vennero lesinati né il pane né il vino dorato che fu di particolare gradimento sia per il Reino che per Pietro. Il Mariotti non era un bevitore di vino. Lui, anche a casa, preferiva una tazzina di caffè vero e qualche volta un bicchierino di vermut o di marsala.
Il Reino, a labbra strette, alzava in alto il volto, poi lo ripiegava verso il basso, accennava con i movimenti del viso ad un diniego ed esclamava:
- Che vino, “perdie”!
E Pietro di rimando:
- Hai perfettamente ragione. Nemmeno da Moschino si beveva un vino di questo genere.
- E allora – ordinò l’Orsino al suo contadino – mettigliene tutti i giorni a disposizione un fiasco al di fuori dei pasti. Però – sopraggiunse rivolgendosi a Pietro ed al Reino – non ubriacatevi.
Il giorno dopo, verso le 17, un tedesco in servizio presso il Comando che si era installato alla Villa Mattei , si fermò davanti alla casa del Gori. La sua attenzione fu attratta dal capannello di quattro uomini che stavano conversando animatamente: il Reino, l’Orsino, Pietro di Icchio e il Mariotti. Il tedesco si avvicinò loro, fissò nel viso il povero Icchio e gli chiese:
- Tu perché non essere a combattere?
Pietro, senza profferire una parola, si alzò dalla sedia, sollevò il gambale destro dei suoi pantaloni e mostrò la profonda e lunga ferita che gli impediva ancora, a distanza di anni, di camminare regolarmente. Il tedesco, allora, disse:
- Capire. Capire.
Pietro Chiamò Virginia e le ordinò di portare due bicchieri. Pietro li riempì e ne offrì uno al soldato.
- Molto buono – disse Pietro che prese un bicchiere di vino e se lo trangugiò tutto d’un fiato. Anche il tedesco seguì l’esempio di Icchio e mostrò di apprezzare moltissimo quel vino dorato.
Da quella volta, tutti i giorni, dopo le ore 17, immancabilmente quel soldato veniva a bersi un bicchiere di vino dei Gori che si erano rivelati degli ottimi vinificatori. Il tedesco aveva preso in simpatia anche il piccolo Silvio che ascoltava con moltissimo interesse tutto quanto si raccontava in quei capannelli.
Cinque giorni dopo l’arrivo, gli uomini presero in seria considerazione l’iniziativa di costruire un rifugio per mettersi al riparo dalle cannonate alleate che col passare dei giorni si infittivano sempre più. A dire il vero neppure il podere del Gori era stato colpito da una sola cannonata. Quella zona non costituiva, si vede, un obiettivo militare. In pratica i proiettili passavano alti sulle teste di quanti avevano trovato alloggio nella casa del contadino dell’Orsino.
Il rifugio venne realizzato e gli sfollati vi trascorsero una notte. Dopo quella brutta esperienza nessuno volle andarvi più a dormire e perciò il rifugio rimase parzialmente inutilizzato.
Silvio faceva delle vere e proprie scorribande nel podere del Gori. Era dispiaciuto soltanto per il fatto che Virginia non lo portasse con sé ogni giovedì mattina quando andava a Fucecchio a prendere alcuni capi di abbigliamento o qualche stoviglia particolarmente necessaria come il macinacaffè. Ogni volta che rientrava dal Gori, Virginia, la coltronaia, si sentiva sempre ripetere la medesima domanda dal marito:
- O la bottega? Li hanno portati via i macchinari?
E la coltronaia:
- Devi averci un santo “dalla tua”. A mia sorella hanno portato via tutto. Nel negozio che era sotto la nostra camera non c’è più nemmeno un capo di spilla. Hanno rovistato ben bene anche la bottega di nostro cognato Gagliano. Io non capisco come mai dalla tua bottega non sia stato portato via nulla. Eppure i tedeschi, quando vedono le macchine, le smontano e le portano in Germania.
Pietro ridacchiava sotto i baffi, quasi conoscesse la ragione per cui i tedeschi non toccassero i suoi macchinari.
Il secondo giovedì di agosto, quando Virginia rientrò a casa dei Gorì, mostrò evidenti i segni di un grave turbamento.
Pietro temette per i macchinari della sua bottega.
- Quel maledetto carrarmato che staziona sempre sotto il palazzo di Bettordino, accanto alla barberia di Tarpina, - spiegò Virginia - anche se coperto con gli usci, ci ha procurato dei seri guai. Il suo tetto, Gigi, è stato scoperchiato da un paio di cannonate. Anche quello di Bettordino è stato colpito. La camera di Elena d’Arcasio non esiste più. Una cannonata ha colpito la trave del tetto e fortunatamente il pavimento ha retto, sennò tutti gli arredi sarebbero sprofondati nella casa di Bicciolo. Son voluta andare anche in piazza dell’ospedale per vedere l’effetto che mi faceva il vedere la S. Andrea senza la torre di Castruccio. Come ci sono rimasta male! La tua bottega, Pietro, è sempre intatta: c’è tutto e non è stata sfregiata neppure da una scheggia. Non so come farà a rimettersi mia sorella Faustina quando vedrà il suo negozio letteralmente svuotato.
- Ho paura – sentenziò l’Orsino, con l’immancabile toscano in bocca – che gli sciacalli del negozio siano quasi esclusivamente degli italiani. Non credo che ai tedeschi interessino le stoviglie o i serviti da cucina e da salotto. Per quanto riguarda le cannonate che hanno colpito il mio palazzo, appena la guerra sarà finita, provvederò alle riparazioni necessarie.
Verso le 16,30, prima che arrivasse il solito soldato e tracannare il bicchiere di buon vino, Silvio ed un compagno occasionale decisero di andare alla vicina Villa Mattei.
Giunti sull’ampio cortile udirono lo schiamazzo di persone ubriache: erano i membri del comando tedesco che si erano sbronzati. Il soldato tedesco, amico di Pietro, appena vide Silvio con il compagno, da una finestra, gli fece il cenno di attendere. Dopo cinque o sei minuti , Silvio e il suo compagno videro uscire il tedesco da una rimessa: spingeva una carrozzella da neonati . Appena fu giunto davanti ai due ragazzi, disse a Silvio:
- Prendere. Questa è tua. Queste ( ed indicò la trentina di bottiglie di liquori che erano dentro) per tuo padre e amici.
Silvio ringraziò e contento come una Pasqua per quella carrozzella con la quale avrebbe potuto realizzare chissà quante cose, si diresse immediatamente verso la casa del Gori dove era sfollato.
Arrivato quasi in fondo alla curva del viottolo che partiva dalla villa, Silvio ed il suo compagno incrociarono due sfollati fucecchiesi. Questi due sfollati, appena si resero conto che nella carrozzella c’erano delle bottiglie di liquore, senza nessuno scrupolo si impadronirono della carrozzella ed imboccarono la vicina discesa. Silvio cominciò a piangere. Una pattuglia di tedeschi che seguiva i ragazzi ad una distanza di circa venti metri aveva visto tutto. I soldati raggiunsero i ragazzi e dalla cima della discesa intimarono ai due sciacalli di fermarsi. I due credettero di farla franca. Allora i soldati esplosero in aria alcune raffiche di mitra. I due malcapitati si fermarono.
- Riportare su – ordinarono i soldati.
La carrozzella venne riportata in cima alla discesa e riconsegnata ai due ragazzi. A questo punto i due sciacalli vennero esorcizzati dalla voglia di compiere altri furti con una scarica inverosimile di legnate. Benché così pesti trovarono la forza di non piangere e rientrarono alla loro base a mani vuote.
Il fatto raccontato dai due ragazzi agli sfollati di casa Gori suscitò scalpore ed indignazione.
Mario Gori affermò:
- Hanno fatto proprio bene i tedeschi a dargli quella bella lezione.
Ci si avvicinava al 31 agosto. Si era fatta ormai l’abitudine alla guerra e la speranza di una rapida conclusione si era spenta definitivamente.
La mattina del 31 agosto, trovandosi da soli, Gigi chiese a Pietro:
- Ma come ti spieghi il fatto che i tuoi macchinari non abbiano fatto gola ai tedeschi?
Pietro spiegò:
- Io faccio i miei acquisti di metallo presso una ditta di Firenze imparentata con Calicino di Fucecchio. Ci ho comprato anche tutti i miei macchinari di fabbricazione tedesca. Essi recano infatti una targhetta di ottone con la scritta del produttore tedesco Enrico L. Hahn. Sicuramente i soldati hanno visto quella targhetta e per rispetto del produttore tedesco hanno lasciato stare tutti i macchinari. Se i miei macchinari fossero stai prodotti in Italia o in America, sicuramente sarebbero stati smontati e portati in Germania. Può darsi che mi sbagli, ma io credo in questa mia supposizione.
Due giorni dopo, quando tutti gli sfollati rientrarono a casa perché i tedeschi si erano ritirati, Pietro poté avvalorare la sua ipotesi con una prova quasi inconfutabile: da una macchina con la targa d’ottone era stato staccato un mandrino – di fabbricazione americana – che qualche giorno dopo Pietro vide dentro la vasca di acido muriatico che teneva nella corte sul retro della bottega.
Per festeggiare l’evento Pietro portò nella sua officina due bottiglie di Doppio Kummel che il buon tedesco aveva messo insieme a tante altre nella carrozzella che aveva consegnato al piccolo Silvio. Brindò qualche settimana dopo con gli altri fabbri del paese alto: suo cognato Gagliano col fedele garzone Brunero, Palmiro Pacini e Pacino della Ferruzza.


 

INDICE

 

Home Page

il Territorio
Cenni storici
Arte e Cultura
Almanacco storico
Enciclopedia
Guerra del 1944
 
Calendario eventi
Web TV
- 46 video-audio online
 
il Palio
le Contrade
Forum del Palio
 
Ospitalità
Numeri utili
Stradario
 
Immagini
Cartoline
Pubblicazioni
 
Come arrivare
 
Links
 
il Mercatino
di fucecchionline.com
 
Gastronomia
Toscana
 
Contatti


www.gonews.it
quotidiano on-line
dell'Empolese Valdelsa
e oltre...

www.retetoscana.it
ospitalità in Toscana

 


Ottica  S A B A T I N I

Fucecchio - C.so Matteotti

le più famose linee di occhiali da sole e le migliori lenti a contatto
 

Fucecchio - Via Battisti

stampa le tue foto anche tramite Internet
potrai inviarle dal tuo PC e ritirarle in negozio

LD TECHNOLOGY

Fucecchio - Viale Buozzi

il tuo computer
a partire da
299,00
 
Google
in Google         oppure in Fucecchionline.com

fucecchionline.com di G. Pierozzi  ®  2002 / 2009