GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

L'uva di Salacca
racconto di Roberto Checchi

 

Una mattina, dopo aver incettato i soliti due o tre covoni di grano nei campi del Rio, adiacenti alla via del Camposanto, ritornai in via Castruccio, li sistemai nella cucina del mio appartamento e raggiunsi mio padre Antenore, sfollato in una delle stanzette del ricovero per anziani contiguo all’Ospedale.
Dalla finestra di questa stanzetta che dava sui Vallini vidi sbucare, da dietro la cappellina mortuaria, un carretto spinto da quattro donne e coperto con un lenzuolo. “Ci sarà un ferito o un morto sotto quel lenzuolo” pensai.
Con sforzi inauditi il carretto fu spinto fin sullo spiazzo dove attualmente sorge la lavanderia dell’Ospedale. Qui giunte, le quattro donne si fermarono. Le numerose persone che erano alloggiate sotto il porticato, che dall’Ospedale scende alla cappella mortuaria, sbucando da ogni dove si assieparono intorno al carretto.
Dalla finestra della mia stanzetta potevo osservare indisturbato questo assembramento. Una delle quattro donne che avevano spinto il carretto sollevò il lenzuolo e potei scorgere una bestia macellata.
Un uomo armato di coltello si fece largo fra le persone assiepate, si accostò al carretto, posò la mano sinistra sul corpo della bestia e cominciò a tagliare pezzi di carne.
Un’altra delle quattro donne tirò fuori dal carretto le stadere e cominciò a pesare i “tocchi” di carne; la terza riscuoteva; la quarta vigilava attentamente.
Chiamai mio padre che si era sdraiato sul lettino:
- Guarda, babbo! Vendono la carne. Compriamone un po’ anche noi, così la porterò a mamma e a Romano.
Mia madre e mio fratello erano alloggiati negli scantinati della casa dei nonni materni all’inizio di via Castruccio. Mio padre non se lo fece ripetere due volte. Scendemmo e ci portammo al carretto. In attesa del nostro turno mi informai sulla provenienza di quella bestia.
- E’ di quel contadino che sta accanto a Salacca, lì alle Botteghe, sai quello che ci ha già l’uva lugliola e i poponi dolci come lo zucchero.
Lo stomaco mi si illanguidì e immediatamente architettai un furto. Mi feci spiegare a puntino dal mio interlocutore dove si trovava il podere con l’uva lugliola e i poponi zuccherini e, non appena mio padre cominciò a russare — verso le ore 13 si coricava immancabilmente — uscii dall’Ospedale, andai in casa mia in via Castruccio, presi il paniere per l’uva e via giù per lo sdrucciolo di S. Antonio in fondo a Porta al Noce.
Attraversai il ponte sul Rio. Il sole bruciava. La strada disseminata di rami, di tegole e di ogni ben di Dio era deserta. Di tedeschi nemmeno l’ombra.
I cannoni a quell’ora tacevano.
Trotterellando oltrepassai il cimitero, raggiunsi il curvone delle Botteghe e, qui giunto, tagliai sulla destra e cominciai a salire lungo la via sterrata che portava sul poggio dove si trovavano i poderi di Salacca e quello dell’altro contadino proprietario della bestia macellata.
Le cicale frinivano instancabilmente. Qualche passerotto cinguettava. La mia fronte grondava di sudore. Una lucertola che attraversò la via sterrata mi fece sobbalzare: temetti che fosse una serpe.
Giunto a metà salita scorsi sulla mia sinistra il campo dei poponi e, accanto, come mi avevano spiegato, la vigna con l’uva lugliola.
Tirai fuori dalla tasca dei pantaloni corti il mio inseparabile “temperino” (coltellino), entrai nel campo, staccai due poponi e li sistemai nel paniere. Poi mi avvicinai alle viti dell’uva lugliola e ne tagliai una dozzina di “ciocche” (grappoli). Quando il paniere fu colmo, ripresi la via del ritorno.
Proprio lungo la strada c’era un pesco ancora carico, ma, ahimè, i frutti non erano a portata della mia statura. Deglutii l’acquolina che mi era venuta in bocca e continuai a camminare.
Il sole mi.. .arrostiva. Giunto davanti al cimitero, intravidi dentro qualcuno: riconobbi soltanto Brunero Orsi che con la vanga scavava una fossa. Tirai a diritto per il timore che mi vedessero e mi chiedessero un grappolo d’uva.
Giunto in prossimità del ponte del Rio, vi scorsi due tedeschi armati di mitra. Il cuore cominciò a battermi forte forte.
- Alt! - mi intimarono.
Obbedii.
- Non potere andare per la strada, sennò kaput! — disse il più anziano.
- Io avere fame – piagnucolai e mostrai il paniere..
Il più giovane me lo prese di mano e cominciò a rovistarlo. C’erano soltanto grappoli d’uva e due poponi.
Incredulo, il tedesco mi chiese:
- Potere.. prendere una?
- Buona, vero? - incalzò l’altro.
Io annuii con il movimento della testa. Sempre il più giovane prese una. ciocca d’uva e cominciò a piluccarla..
- Buona - sentenziò.
Io porsi il paniere anche all’altro tedesco.
- Potere? - mi chiese.
- Sì, sì! - risposi meravigliato.
Mi ringraziarono e mi lasciarono passare.
Quando rientrai nella stanzetta assegnataci trovai mio padre in preda ad una evidente inquietudine. Stava già per domandarmi spiegazioni, quando il suo volto diventò raggiante per quanto aveva intravisto nel paniere.

Senza fiatare tirò fuori un popone e in un amen se lo ingobbiò tutto.
Poi mi disse:
- Bravo! Quest’altro portalo a mamma e a Romano.
- E l’uva? - gli chiesi mentre aveva già cominciato a mangiarne una pigna.
- Diamine, anche l’uva gli porterai - rispose a bocca piena.
L’indomani ritornai alle Botteghe, nella vigna di Salacca, col solito paniere. Oltre ai due poponi e all’uva, ci sistemai anche sei o sette pesche che staccai dalla pianta con l’aiuto di un bacchio.
Di nuovo sul ponte del Rio trovai i medesimi tedeschi. Senza alcun timore mi avvicinai e offrii loro una ciocca d’uva per ciascuno. Provai ad offrir loro anche una pesca, ma la rifiutarono.
La scena si ripeté per quattro giorni consecutivi. Intransigenti con gli altri, i due tedeschi mi trattavano con simpatia e gratitudine. A dire il vero mi ci ero affezionato un pochino.
Il quinto giorno però….
Nel campo dei poponi non ce n’era più nemmeno uno e la vigna era stata vendemmiata: non ci trovai nemmeno un racimolo d’uva per poterlo offrire ai miei amici tedeschi. Pure il pesco era stato scaricato.
Quando ripassai dal ponte del Rio i due tedeschi mostrarono di aver capito dall’espressione del mio volto che mi era successo qualcosa di grave.
- Tutto kaput - dissi loro mostrando il paniere vuoto. Essi allargarono le braccia come a dire “pazienza!” Fu il nostro ultimo incontro. E mi dispiacque tanto non poterli più rivedere.

Roberto Checchi

 

INDICE

 

HOME PAGE

Territorio
Cenni storici
Arte e Cultura
Come arrivare
 
le RICERCHE di
Mario Catastini
Centro Storico
Almanacco storico
Enciclopedia
Guerra del 1944
la Fucecchio che non c'è più
Storia di Fucecchio
Corale di S. Cecilia
Arciconfraternita di Misericordia
GUIDE
Chiesa La Vergine
Chiesa Collegiata
Chiesa S. Salvatore
Chiesa delle Vedute
 
VIDEO
 
il Palio
le Contrade
 
Ospitalità
Numeri utili
Stradario
Aziende
 
Le Tue Foto
Fotografie
Cartoline
Pubblicazioni
 
Links
 
Contatti
 


 


fucecchionline.com ®  2002 - 2015

Immagini della Toscana www.toscanavacanzeviaggi.it
Ospitalità in Toscana www.retetoscana.it

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale.
Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7 marzo 2001