GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

La morte di Pietro Boschi, una vera beffa

 

In Ventignano, dopo la distruzione del ponte sull’Arno operata dai cacciabombardieri alleati la mattina del 2 luglio, poco dopo le ore sette, i contadini vivevano più tranquillamente. Si cominciavano a sentire le cannonate; il timore dei rastrellamenti che venivano operati dai soldati tedeschi era sempre presente; ma molti contadini sanpierinesi non erano nemmeno sfiorati dalla consapevolezza che ormai il tratto dell’Arno Empoli-Pontedera sarebbe diventato linea zona di guerra fra angloamericani e tedeschi.
La mattina del 16 luglio un paio di ufficiali tedeschi ordinarono al parroco don Campigli di informare tutti i parrocchiani che dovevano obbligatoriamente sfollare, lasciare cioè nell’arco di 24 ore tutta l’area di S. Pierino che sarebbe diventata nel giro di pochi giorni fronte di guerra.
La notizia dello sfollamento obbligatorio fu accolta dalla famiglia di Pietro Boschi con un certo scetticismo e con molta contrarietà. Pietro, il capoccio, 59 anni, tenne consiglio al momento del pranzo.
- Cosa si fa?
Ottorino, il figlio quasi ventenne, propose di appurare la veridicità della notizia. Pietro gli disse:
- Vai a vedere cosa fanno le famiglie che abitano a confine del nostro podere.
Ottorino inforcò la bici e dopo un quarto d’ora rientrò a casa e disse:
- Stanno partendo tutti. Portano via le bestie e caricano tanta roba nei carri agricoli.
- E allora, Giulia – raccomandò Pietro alla moglie – bisogna cominciare a prepararci anche noi. Io e Ottorino tireremo fuori un paio di sacchi di farina e porteremo giù due materasse. Tu, Giulia, prepara sul tavolo di cucina tutto ciò di cui avrai bisogno per prepararci un boccone. Ci penseremo io e Ottorino a caricarla sul carro tutta la tua roba.
- Dovrò preparare anche un po' di biancheria – osservò la massaia.
Mentre si stavano preparando per la partenza, si fermarono sull’aia, alla guida di un carro agricolo trainato da una mucca, i due fratelli Costagli, due scapoloni, proprietari del podere coltivato a mezzadria da Pietro Boschi.
- Allora è proprio vero che bisogna sfollare ! – esclamò il capoccio.
- Senti, Pietro, non importa che tu porti il tuo carro. Tutta la vostra roba la caricate sul nostro carro. Semmai a questo carro ci attacchi anche la tua mucca.
- Ma dove ci conviene andare? – chiese Pietro.
- Ci conviene andare a S. Miniato dalla parte dei cappuccini. Noi ci conosciamo molto bene una famiglia di contadini che saranno contenti di ospitarci.
Verso le ore 15 pomeridiane il corteo si mise in moto in direzione di S. Miniato Alto. Davanti Pietro che teneva la cavezza per guidare le bestie; dietro il carro Giulia, il figlio Ottorino e i due fratelli Costagli. Sull’erta che dalla scala porta a S. Miniato, intravidero altri piccoli cortei che si inerpicavano sulla lunga salita. Giunti in prossimità del cimitero chiesero da dove era più prudente passare per raggiungere i Cappuccini.
- Per carità, non passate dai mezzi – raccomandò loro una donna sulla cinquantina. E’ troppo pericoloso. Passate dal centro di S. Miniato fino all’ospedale poi la strada prosegue per i Cappuccini.
L’ingresso in S. Miniato dalla parte del convitto di S. Chiara fu scioccante. Il lastricato era cosparso di macerie, di travicelli, di pezzi di finestre, di porte divelte. Vi si respirava atmosfera di guerra. L’attraversamento del centro storico richiese molto tempo : per consentire alle mucche di procedere con una certa facilità, Ottorino, i due fratelli e anche Giulia dovettero molte volte liberare la strada da una infinità di ostacoli piccoli e grandi.
Quando giunsero in prossimità dell’ospedale erano passate da tempo le ore diciotto. Verso le venti giunsero nella zona dei Cappuccini e quindi nella casa colonica indicata dai fratelli Costagli dove vennero accolti familiarmente. Vennero tutti quanti rifocillati e a tutti e cinque venne assegnato un alloggio per il riposo notturno. Ottorino dovette dormire in un sottoscala per tenere compagnia al figlio del colono ospitante che era terrorizzato dalle cannonate. Gli altri vennero sistemati in stanze al piano terra.
Fin dalla prima notte dovettero abituarsi ai botti delle cannonate che martellavano forse delle postazioni di artiglieria tedesca a circa un chilometro di distanza.
Il giorno dopo, girovagando nei dintorni, Ottorino incontrò la famiglia Lattanzi di S. Pierino che era alloggiata in una casa nuova di zecca. Il Lattanzi era conosciutissimo a S. Pierino perché gli mancavano tutte e due le gambe che aveva perdute nella Prima Guerra Mondiale. Il Lattanzi fu felice di vedere un sanpierinese.
- Vieni a vedere cosa sto facendo – disse con un certo sussiego a Ottorino.
Il Lattanzi, pur disponendo di due protesi di legno, era costretto ad aiutarsi con due stampelle per potersi spostare. Il grande invalido accompagnò Ottorino sul retro della casa e gli mostro il grande foro che aveva aperto con un grosso scalpello.
- Questo sarà l’ingresso del nostro rifugio.
In quel momento si aprì una finestra. Vi sia affacciò la figlia del Lattanzi, una bellissima ragazza. Ottorino le sorrise e la salutò non nascondendo un certo imbarazzo. La ragazza contraccambiò con un sorriso perlaceo reso ancora più luminoso dai suo occhi neri e lucenti.
Ottorino non poteva esimersi dal bisogno di venire a fare tutti i giorni una capatina nel cortile del Lattanzi.
In prossimità della casa Lattanzi vi era una grossa macchia, una boscaglia dalla fittissima vegetazione.
- Ho paura di quella macchia , caro Ottorino – confidò il Lattanzi.
- Perché ? – chiese Ottorino.
- So che molte volte vi si nasconde un gruppo di partigiani e se facessero i bischeri sarebbero guai per noi tutti.
Il Lattanzi aveva visto giusto.
Un paio di giorni dopo un gruppo di partigiani ordì un agguato contro un camion carico di tedeschi. Un soldato rimase gravemente ferito. Scattò immediatamente la rappresaglia germanica. Ottorino, avvisato in tempo, fuggì insieme ai fratelli Costagli e per un paio di giorni si rifugiò nella sua casa in Ventignano.
Poi i tre rientrarono ai Cappuccini. La notte medesima del loro arrivo vi fu un intenso cannoneggiamento degli angloamericani. Una cannonata colpì il tetto della casa dei Lattanzi ed una scheggia, penetrandole nel cuore, uccise la figlia del Lattanzi, la ragazza dal sorriso perlaceo.
La morte della ragazza turbò profondamente Ottorino e tutti gli altri sfollati.
Pietro Boschi disse:
- Non è più il caso di rimanere qui. Ieri è toccato a quella ragazza; domani potrebbe toccare a noi. Bisogna andar via di qui.
Ai cinque di Ventignano venne suggerito di trasferirsi verso Colligalli. All’alba, passando attraverso viottoli di campagna, dopo un lungo ed avventuroso viaggio giunsero nelle campagne di Colligalli, una zona dove il cannone si faceva sentire molto più raramente. Il primo contadino al quale chiesero ospitalità, li respinse malamente. Pietro ne rimase molto offeso ed in cuor suo maledisse quell’energumeno che si era comportato alla stessa stregua dei nazisti. Quel contadino non si era lasciato impietosire dalla narrazione della lunga odissea delle due famiglie ventignanesi. I cinque proseguirono. Pietro individuò una collina dietro la quale la sicurezza sarebbe stata garantita. Fecero riposare una mezz’oretta le due mucche, molto stanche, e poi ripresero il cammino verso la cima della collina indicata da Pietro. Sul versante opposto c’era una casa colonica.
- Siate i benvenuti – disse loro il capoccio colligallese – Sentitevi a casa vostra. Divideremo tutto. Mettete pure le vostre bestie insieme alle nostre.
Questa accoglienza cancellò tutta l’amarezza ed il rammarico suscitati nei nostri compaesani dal rifiuto del primo contadino colligallese.
La seconda quindicina di agosto consentì a tutti quanti di riprendere regolarmente il lavoro nei campi. Giulia condivideva le mansioni con l’altra massaia. Si mangiava alla medesima tavola; si dormiva nelle camere, ci si alzava all’alba per andare a lavorare nei campi.
Una mattina il contadino colligallese disse ai nostri:
- Domani andrò al Mulino di Montaione a macinare qualche sacco di grano. Se volete posso farvene macinare uno anche a voi.
Pietro si mostrò particolarmente compiaciuto per una simile proposta.
- Verrò anch’io a farvi compagnia. Se volete ve lo pago subito il grano; oppure, se lo preferite, posso restituirvelo non appena avremo battuto il nostro grano che è rimasto tutto nei campi.
- Prima andiamo a Montaione: ne riparleremo al ritorno.
Un contadino che abitava a circa un chilometro di distanza prestò ai nostri un somarello e un carretto. Il Boschi rimase particolarmente ammirato dalla bellezza della vegetazione che copriva le colline in mezzo alle quali passavano a bordo del carretto trainato dal somarello.
- Che bellezza ! – esclamava ripetutamente Pietro Boschi.
Quando rientrarono in cima alla collina trovarono tutti gli sfollati festanti. Era il due settembre.
- Ci hanno detto che Fucecchio è stato liberato e che i tedeschi sono scappati dal nostro comune la notte del 31 agosto. Possiamo ritornare a casa – disse d’un fiato il maggiore dei fratelli Costagli.
- Non abbiate fretta a ritornare – disse il colono ospitante – Lasciate passare qualche giorno. I tedeschi hanno disseminato strade e campi di mine. Meglio ritardare la partenza di un paio di giorni.
Giulia intervenne e disse:
- Senti, Pietro: io e Ottorino, domattina, andremo a piedi a casa. Ho paura dei ladri. Non vorrei che entrassero in casa e ci portassero via tutto.
- Ha ragione – disse il minore dei fratelli Costagli – Vengo via anch’io con voi. Appena vedrò che anche voi potrete ritornare verrò in bicicletta ad avvertirvi.
Giulia, Ottorino ed il Costagli rientrarono a casa. I ladri non avevano mancato di visitarla, ma non avevano portato via niente perché Pietro aveva sotterrato da tempo tutto quello che poteva costituire un valore. Il grano nei campi, nonostante fosse stato già abbicato, c’era quasi tutto. Sarebbero stati tanto necessari il carro e le due mucche.
- Domani sera, verso le cinque, vado lassù in bicicletta a chiamarli. Ci dormo e ritorno qui domani l’altro mattina presto.
La mattina del 5 settembre il Costagli ritornò a S. Pierino in bicicletta. All’alba dello stesso giorno, aiutati dai colligallesi, Pietro e il Costagli caricarono le loro masserizie ed il sacco di farina sul loro carro agricolo e vi attaccarono le due mucche. Dopo gli affettuosi ringraziamenti e le doverose promesse di visite reciproche i due sanpierinesi lasciarono la collina di Colligalli e si diressero verso la Catena.
Il viaggio procedeva lentamente dato che il carro con il suo carico e le continue salite e discese costringevano le due mucche ad un notevole dispendio di energie. Ad un certo punto, quasi in prossimità della Catena, il povero Pietro, disfatto dalla stanchezza disse:
- Non ce la faccio più a camminare. Bisogna che salga sul carro.
E così fece. Il sole era già alto nel cielo. Non dovevano mancare molti minuti a mezzogiorno. Giulia stava preparando qualcosa da mangiare per tutti e cinque. Il minore dei Costagli era rientrato prima delle ore dieci ed aveva pronosticato:
- Al più tardi, rientreranno verso il tocco.
Pietro si sedette sulle materasse. Si sentì rinascere. Le mucche, invece, non volevano saperne di proseguire. Erano stanche morte.
- Facciamole riposare qualche minuto – propose Pietro.
Dopo il riposo, le mucche ripresero il cammino.. Si era ormai in vista di Ventignano. Una campana annunciò con i suoi rintocchi il mezzogiorno. Pietro si commosse nell’udire quel suono. Il Costagli, davanti alle mucche neppure se ne accorse.
Appena la campana smise di suonare, una ruota del carro inciampò su qualcosa di grosso. Il Costagli fece l’atto di girarsi per vedere da cosa era costituito l’ostacolo; uno schianto fragoroso lo gettò per terra. Volarono in aria una ruota del carro ed il corpo stanco del povero Pietro. Il corpo del Boschi ricadde per terra. Il Costagli si rialzò ed ebbe il tempo di vedere il carro distrutto, una materassa ridotta in brandelli e tutta la farina disseminata per terra. A pochi metri di distanza scorse il corpo di Pietro Boschi.
- Pietro ! Pietro ! – gridò. Ma non ebbe nessuna risposta. Si avvicinò al corpo del suo contadino, si chinò, lo chiamò di nuovo, ma Pietro non dava segni di vita. Il cuore non batteva più. Anche se non mostrava ferite sanguinanti, era morto.
Intanto Giulia, allarmata da quella deflagrazione, si era affacciata alla finestra ed aveva chiesto al figlio Ottorino che si trovava sull’aia:
- O cosa sarà successo?
- Deve essere scoppiata una mina.
Poco dopo giunsero di corsa alcune persone.
- Giulia, Ottorino! E’ scoppiata una mina sotto il carro del vostro Pietro. Correte! Avranno bisogno del vostro aiuto.
Giulia non poteva credere a quanto era accaduto.
“Proprio ora che siamo ritornati sani e salvi a casa!” pensava.
Già si preoccupava in cuor suo di risolvere il problema del trasporto del suo Pietro all’ospedale di Fucecchio, convinta che fosse ferito, anche se gravemente.
Quando lei ed il figlio giunsero sul posto si resero conto che il loro Pietro li aveva lasciati per sempre. In bicicletta giunse anche don Campigli che esternò loro tutto il rammarico ed il cordoglio per una morte così beffarda.
Il priore, senza perdere un minuto di tempo, disse ai presenti:
- Andate a cercare subito un carretto. Ci caricheremo Pietro e lo porteremo subito a casa.
Poi rivolto ad Ottorino, il parroco disse:
- Senti, Ottorino. Di casse da morto non se ne trova una nemmeno a Fucecchio. Se permetti me ne occupo io . Ne farò fare una grezza al Nuvoli. Perciò non preoccupatevi per questo problema.
- La ringrazio, sor priore – disse con un filo di voce Ottorino, diventato così improvvisamente orfano.
Arrivò il carretto. Don Campigli, con l’aiuto di altri due uomini, sistemò la salma di Pietro, tutta infarinata, sopra il carretto e l’accompagnò fino a casa: la benedisse di nuovo ed andò subito dal Nuvoli per ordinargli la bara.
Al mesto trasporto presero parte anche i membri della famiglia che lo avevano così benevolmente ospitato a Colligalli.



 

INDICE

 

HOME PAGE

Territorio
Cenni storici
Arte e Cultura
Come arrivare
 
le RICERCHE di
Mario Catastini
Centro Storico
Almanacco storico
Enciclopedia
Guerra del 1944
la Fucecchio che non c'è più
Storia di Fucecchio
Corale di S. Cecilia
Arciconfraternita di Misericordia
GUIDE
Chiesa La Vergine
Chiesa Collegiata
Chiesa S. Salvatore
Chiesa delle Vedute
 
VIDEO
 
il Palio
le Contrade
 
Ospitalità
Numeri utili
Stradario
Aziende
 
Le Tue Foto
Fotografie
Cartoline
Pubblicazioni
 
Links
 
Contatti
 


 


fucecchionline.com ®  2002 - 2015

Immagini della Toscana www.toscanavacanzeviaggi.it
Ospitalità in Toscana www.retetoscana.it

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale.
Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7 marzo 2001