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Sono
passati oltre cinquant’anni da quando sono stato
protagonista di un fatto, chiamiamolo di guerra,
successo a Fucecchio, che non è mai stato ricordato
dagli storici succedutisi in tutto questo tempo.
Premetto che io, nel l942, poco più di un ragazzo, ero
arrivato a Fucecchio assieme alla mia famiglia,
proveniente da Genova come “sfollato”, e avevamo trovato
un’abitazione in Sottopoggio.
Chiamato, successivamente, alla leva militare
dall’allora governo di Salò, optai per la renitenza,
restando rinchiuso in casa.
Ma veniamo a quanto anteposto.
Era il 20 giugno 1944: la guerra cominciava ad
avvicinarsi, si notavano le truppe tedesche ritirarsi
verso il nord.
Pertanto tutti ci preparavamo a costruire dei rifugi
sotterranei, in previsione di eventuali bombardamenti.
Perciò, unitamente ad altri giovani, tra i quali Santi
Ulisse, il cugino Banti Ottavio e Canovai Norico,
stavamo costruendone uno nel ciglione di Malvolti Santi,
quando sentimmo ad un tratto dei colpi d’arma da fuoco.
Allarmati, cercammo di nasconderci, ma fummo scorti e
catturati da alcuni tedeschi.
Noi quattro, attraverso il paese deserto, passando da
Piazza La Vergine, fummo portati in Fattoria Corsini.
Qui giunti, trovammo altre sei persone catturate come
noi. Erano: Mancini Ivo, Sabatini Alfredo, Buglioni
Giulio, Cucciolo il barrocciaio, il cui nome non
ricordo, un certo Cappelletti ed un altro di S.Miniato
di cui non so il nome.
In un primo tempo ci rinchiusero in un locale del
frantoio, quello dove andavano i residui della
frangitura e, successivamente, ci portarono nello
spiazzo sottostante una delle torri, allineandoci ad un
muretto.
Qui ci fu l’intervento di alcune persone del paese, tra
le quali la Professoressa Nunziatina (Annunziata)
Montanelli, poi una persona anziana, che ho sempre
ritenuto fosse un generale in pensione, ed altri. La
Professoressa Montanelli, che parlava tedesco, ci disse
queste testuali parole: “Ragazzi, sono state esplose,
dicono da parte di partigiani, delle bombe contro un
reparto tedesco e fortunatamente c’è stato solo qualche
ferito. Ora loro vi trattengono in ostaggio e speriamo
non succeda null’altro, altrimenti non risponderanno di
voi”.
Venimmo di nuovo rinchiusi nel frantoio, consentendo,
però, che i nostri familiari ci portassero da mangiare.
Ricordo anche che ogni tanto, dall’esterno di un
finestrone con grata, si affacciava un tedesco fasciato
da bende che, con il pugno chiuso, diceva:
- Gut, gut, morgen kaput! - facendoci con ciò
rabbrividire.
La sera del 22 i tedeschi ci dissero che il giorno dopo
ci avrebbero messo in libertà, sennonché, ironia della
sorte, quella notte ci fu la prima apparizione di quell’aereo,
che in seguito venne chiamato Pippetto, che sganciò
qualche bomba nelle vicinanze. Sentendo questi colpi,
ritenemmo che fossero dovuti ai partigiani, sinora mai
operanti in Fucecchio, e che la nostra liberazione non
avvenisse.
Invece il giorno dopo fummo lasciati liberi.
Girando per il paese notai che alle cantonate dei muri
erano ancora affissi i manifesti del Comando Germanico,
con i nostri nomi, nei quali si invitava la popolazione
a non compiere atti ostili alle truppe tedesche, pena la
fucilazione degli ostaggi.
Io ritengo che la nostra fortuna di essere usciti
indenni, sia dovuto al fatto che il reparto che ci
catturò era dell’Aviazione, in quanto avevano la divisa
grigio-azzurra con la scritta su una manica “Herrnann
Goering”. I soldati di questa divisione erano ritenuti
tra i più umani dell’esercito tedesco.
Altra fortuna per me, per Ulisse Banti, Norico Canovai e
Ivo Mancini, fu che le autorità della Repubblica di Salò
erano andate via il 21 giugno e quindi nessuno sapeva
che su di noi vi era la pena capitale per la renitenza
alla leva.
Ho voluto rendere noto quanto sopra perché ,in tanti
anni, ho letto di molti fatti succeduti durante la
guerra, forse meno importanti, senza che mai sia stato
fatto cenno a questo.
Ci voleva l’irreparabile per farlo?
Carlo Scotto
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