GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Una cannonata ghermì anche Nello, la guardia

 

Per i fucecchiesi degli anni Trenta e Quaranta non esisteva il vocabolo vigili urbani: noi li chiamavamo guardie.
Nel 1944 ce n’erano soltanto tre: Torellino, occhialuto, Nello, naso bitorzoluto, e il De Marchi che ne era il comandante. E i comandanti non potevano essere chiamati per nome. Ad eccezione dei familiari, nessuno conosceva il nome di De Marchi, voce stentorea, sempre elegantissimo sia in divisa che in abiti civili.
Questa triade di guardie assicurava l’ordine in Fucecchio. Erano sempre in “ballo” (in giro) e costituivano una vera ossessione per noi ragazzi. Siccome ci era proibito giocare a pallone sul Poggio Salamartano dovevamo sempre collocare due sentinelle per prevenire le multe ed il sequestro della palla quando ci decidevamo di fare una partitella. Una sentinella veniva collocata in cima alle scarelle ( ci avrebbe avvertito dell’arrivo di Nello che poteva raggiungere il Poggio Salamartano o dalle scarelle o dall’attuale via Guglielmo S. Giorgio; l’altra veniva collocata in cima alla grandiosa scalinata in pietra della Collegiata ( ci avrebbe avvisato dell’arrivo del terribile Torellino). Qualche volta, a causa della defezione della sentinella delle scarelle, ci dovemmo sorbire il sequestro del palloncino di gomma e le severe rampogne di Nello che fortunatamente non ci spiccò mai le contravvenzioni. Torellino non ci impensieriva più di tanto perché ci vedeva malissimo, nonostante gli occhiali; e quando la sua immagine, in divisa nera, si profilava in cima alla scalinata della Collegiata avevamo tutto il tempo per darcela a gambe: non ci avrebbe mai e poi mai riconosciuto.
Quando nel giugno del ’44 i tedeschi in ritirata dal Lazio si insediarono a Fucecchio, le nostre tre guardie dovettero defilarsi per non far la fine del povero Nello che, pur nell’esercizio della sua professione, venne catturato in divisa e senza troppi complimenti dai tedeschi che lo costrinsero a scavare alcune piazzole in Ponzano insieme ad altri fucecchiesi “rastrellati”. Nello capì a volo l’antifona: riuscì a sfuggire ai tedeschi, latitò nei campi dietro la sua casa in viale Buozzi e nascose le sue divise per non insospettire i tedeschi. De Marchi, il Comandante, avvisato dai familiari di Nello, disse papale papale:
- Ha fatto bene ! Molto bene. Ditegli che riprenderemo servizio dopo il passaggio del fronte. Gli Americani dovrebbero essere qui fra poche settimane.
I tedeschi non si interessarono mai della fuga di Nello che, dopo una diecina di giorni, tornò a vivere nella sua casetta in mezzo alla sua famiglia che, a partire dal mese di maggio si era arricchita di una unità: dall’Istria si era rifugiato a Fucecchio il fratello istriano di Santina, la moglie di Nello. In quella regione si dava la caccia, ed in maniera spietata, a tutti gli italiani o presunti tali.
Nello era particolarmente innamorato della sua casetta dove aveva investito tutti i suoi risparmi e soprattutto tutti le sue privazioni di guardia di finanza. Ai sudati risparmi aveva aggiunto la dote di sua moglie che aveva conosciuto in Istria a cavallo con la frontiera iugoslava e dove aveva prestato servizio, appunto, come guardia di finanza.
Benché nativo di Vinci, si era trasferito fin da piccolo a Fucecchio dove aveva sognato di edificare il suo nido d’amore, la sua famiglia. Pochi anni dopo il matrimonio aveva vinto il concorso di vigile urbano proprio a Fucecchio dove si trasferì con la moglie Santina Depangher e con la figlia Nives, nata nel 1924.
A Fucecchio nacquero gli altri figli: Rolando nel 1928; Virgilio nel 1932; la sorella minore nel 1937.E proprio l’ultima figlia ebbe l’onore di nascere nella casa nuova di zecca - era stata ultimata nel 1935 – di viale Buozzi.
Nello aveva trovato nel cognato un interlocutore degno della sua fiducia. Con lui conversava affabilmente per ore. Con i figli, invece, era padre di pochissime parole, severo, inflessibile più di un maresciallo dell’esercito. Mai si era lasciato andare a confidenze con i figli. Mai aveva loro parlato del suo passato sul quale aveva calato un sipario di piombo. Mai li aveva gratificati di un complimento o di qualche coccola. Ai figli competeva solo l’obbligo di obbedire alle regole che lui aveva codificato. Le trasgressioni venivano punite addirittura con le cinghiate. Sicuramente questa inflessibilità era dettata da esperienze pesantemente negative che dovevano aver marchiato la sua infanzia e la sua giovinezza. Generalmente la persona severa vuole evitare ai congiunti l’amarezza di certe situazioni attraverso le quali lei è passata.
Quando il 21 luglio 1944 venne decretato lo sfollamento obbligatorio, Nello e tutti i suoi famigliari lasciarono l’amata casa e si sistemarono nei fossati di un campo posto tra l’attuale via Carducci e la zona Samo.
Memore dell’esperienza bellica della prima guerra mondiale, Nello ed il cognato provvidero immediatamente alla realizzazione di due rifugi, distanti l’uno dall’altro di un centinaio di metri. Il severo Nello sapeva troppo bene che i rifugi in quella zona erano abbastanza rischiosi. Aveva deciso di assegnarne uno alla moglie e ai figli ed un altro a se stesso e al cognato. In caso di rastrellamento i tedeschi non avrebbero infierito contro i suoi famigliari perché sarebbe apparso loro evidente che in un pertugio di quel genere non avrebbero potuto trovar posto altre persone.
Nello ed il cognato si congiungevano a Santina e ai quattro figli soltanto nelle ore del pranzo e della cena. Santina cucinava , come tutti gli sfollati, all’aperto su di un fornello appoggiato a due pilette di mattoni. Rolando e Virgilio durante le ore calde andavano a fare incetta di frutta, di verdura e di grano. Santina riusciva invece quasi sempre a procurarsi un po' di pane presso i contadini della zona. Anche Nello ed il cognato cercavano di procacciare alimenti per la numerosa famiglia.
Una volta, verso il 15 agosto, Nello ed il cognato entrarono in contatto con gli Sgherri ed i Boldrini che si erano rifugiati nella zona dell’attuale via Giotto. In quella zona frequentemente cannoneggiata si era abbastanza pessimisti sull’imminenza dell’arrivo degli alleati.
- Prima che arrivino i liberatori, - sentenziò lo Sgherri - saremo morti tutti di cannonata.
Nello scosse la testa come per disapprovare quella conclusione un po' troppo catastrofica.
- Noi – confessò Nello al cognato – ce la dovremmo fare a sopravvivere alle cannonate. Ormai conosciamo gli orari dei cannoneggiamenti e ci facciamo trovare sempre al riparo nel rifugio. Semmai ho più paura dei rastrellamenti dei tedeschi; ma nella nostra zona di tedeschi non se ne è mai visto neppure uno.
La sera del venti agosto il cielo era particolarmente stellato. Prima di rintanarsi nel rifugio Nello indicò al cognato la zona dove fino al 10 agosto si era innalzata la sagoma nera della torre di Castruccio.
- Ricordi – disse Nello al cognato – quando prima del 10 agosto ti indicavo la torre di Castruccio? Era la sentinella notturna di Fucecchio. Ora il paese alto, senza la torre, sembra decollato, decapitato.
- Che ci vuoi fare? – concluse con una vena di tristezza il cognato di Nello.
I due si rintanarono nel rifugio. Sapevano che di lì a poco sarebbe cominciato il cannoneggiamento notturno.
Infatti, dopo appena un quarto d’ora, cominciò il consueto cannoneggiamento. Era già passata la mezzanotte. Le cannonate esplodevano a cento duecento metri dal rifugio.
- Stanotte non vogliono farci addormentare – commentò Nello – Speriamo che la piccola non si impaurisca.
Intanto un paio di cannonate colpì il campo dov’era il loro rifugio.
Nello, che era seduto, si alzò e disse al cognato:
- Voglio metterci questi due troppoli davanti alla bocca del rifugio. Ci potr…
Un assordante schianto cancellò la voce di Nello. Subito dopo il cognato udì come un lamento. Nello era caduto riverso nel rifugio. Con un filo di voce Nello si raccomandò:
- Di’ a Santina che faccia studiare Rolando.
Furono le ultime parole di Nello, la guardia. Il cognato, mentre le cannonate continuavano a martellare i campi vicini, tirò fuori dalla tasca la sua piccola torcia elettrica , l’accese e fece la macabra scoperta: il cognato Nello era morto: una scheggia gli aveva aperto una tana al di sopra del fegato.
L’uomo attese la fine del cannoneggiamento, poi, furtivamente, raggiunse il rifugio della sorella e rimanendo davanti all’apertura del medesimo disse con un nodo alla gola:
- Santina, il tuo Nello è stato straziato da una scheggia.
- E’ morto ? – chiese la donna.
- Sì.
Rolando, sedicenne, lasciò il rifugio e si diresse verso quello dove suo padre giaceva cadaverico. Lo zio lo seguì.
Rolando non lasciò per un istante la salma del padre. Nel primo pomeriggio, su interessamento della signora Santina, arrivò un carretto con la cassa da morto. Nives aveva prelevato dalla casa di viale Buozzi un abito festivo. Non fu agevole metterlo indosso al cadavere. Dopo essere stata rivestita, la salma di Nello venne composta nella bara che venne immediatamente chiusa. Il calore del sole di agosto l’avrebbe mandata in putrefazione nell’arco di pochissime ore.
Rolando, lo zio Santino e il fratello Virgilio caricarono la bara sul carretto e la portarono al cimitero. I tedeschi che incrociarono non frapposero ostacoli. La cassa da morto, i volti disfatti dal dolore non potevano indurli a pensare che quelle tre persone fossero dei partigiani.
Raggiunto il cancello del cimitero, vi entrarono dentro. Venne loro incontro il becchino, il Catastini.
- Un altro – disse ad alta voce quando era ancora ad una ventina di metri di distanza. Sotto il braccio destro teneva un registro e nella mano un lapis.
- Chi è? - chiese il Catastini.
- Nello, la guardia – rispose Rolando con la voce strozzata.
- Nooo! – esclamò esterrefatto il becchino.
Dopo aver registrato le generalità, il Catastini disse:
- Purtroppo dobbiamo interrarlo nella fossa comune. Come potete vedere, la fossa è poco profonda. Non appena saranno arrivati questi benedetti ameri’ani, esumeremo tutte le salme e daremo loro una degna sepoltura nei vari quadri del cimitero.
I tre aiutarono il becchino a deporre la cassa nella fossa e a ricoprirla di terra.
Nel rifugio, Santina e le due figlie trepidarono finché non videro ritornare Santino, Rolando e Virgilio.
La storia terrena di Nello, la guardia, era finita.

 

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