GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Maria Scarlatti negli Sgherri

 

Azelio e la moglie Maria erano affacciati alla finestra.
- Azelio, andiamo via. Andiamo in campagna a casa dì mio padre. Ho paura a rimanere qui in paese. Abbiamo quattro creature: pensaci! Se i Tedeschi ti chiappano e ti portano via, come faccio, io, da me sola, a tirare avanti la famiglia ? – supplicò Maria, che ormai aveva varcato la soglia dei 36 anni.
- E poi - continuò - ho paura che le cannonate degli Americani colpiscano la nostra casa e uccidano le nostre bambine.
- C’è una pattuglia di tre Tedeschi armati - sibilò una donnina anziana da una finestra poco distante.
Azelio si ritrasse dalla finestra, scavalcò un cassettone senza specchio appoggiato ad una porta senza uscio e si rifugiò nello stanzino retrostante. Maria, aiutata da Nedo, il figlio quindicenne, collocò lo specchio sul cassettone e tirò un sospiro dl sollievo. Nessuno avrebbe immaginato che dietro
quel cassettone un po’ intarlato ci fosse una piccola stanza.

* * *
Erano le ore 9 deI giorno 11 luglio 1944. Il cielo era intensamente azzurro Alcune rondini, ignare, piroettavano sulla Piazza degli Ortacci dove si affacciavano due finestre dell’appartamento di Maria ed Azelio.
Leda, la maggiore delle tre figlie di appena 8 anni,. aiutandosi con una sedia impagliata, scapeggiò dalla finestra per spiare la pattuglia tedesca. I tre militari, dopo essere scesi da Via Gattavaia, attraversarono Piazza degli Ortacci (oggi Amendola) e svoltarono in via Farini (Arturo Checchi). Leda. allora, scese dalla sedia, avvisò la madre dello scampato pericolo e riprese a giocare sul pavimento del salottino con Bianca e Liliana, le due sorelline più giovani.
Maria e Nedo tolsero la specchiera dal cassettone e Azelio,
quarantaduenne, con grande agilità attraversò il pertugio, appoggiò i ‘ginocchi’ sul marmo del cassettone e scivolò sul pavimento della sua camera..
- Hai ragione, Maria: non si può continuare così - ammise Azelio scuotendo la testa. Poi proseguì:
- Oggi, nell’ora del caldo, si va via.
- Avrei preferito partire domani perché oggi è martedì e né di Venere né di Marte né si sposa né si parte. Però, di qui a domani, potresti ritornare sulla tua decisione: perciò, oggi, nel primo pomeriggio, si sfolla - replicò la buona Maria.
* * *
Allo ore 14, mentre il sole esplodeva il suo calore e la sua luce nella Piazza degli Ortacci, tutti e sei i membri della famiglia di Azelio Sgherri, carichi di fagotti e fagottelli, lasciarono a piedi la loro casa diretti verso la Via delle “Calle”. Nedo li precedeva di una trentina di metri per segnalare al
padre l’eventuale presenza di soldati tedeschi. Il viaggio procedette tranquillamente e dopo una ventina dl minuti raggiunsero casa Scarlatti, in prossimità della monta di Mondino.
Il babbo dl Maria non si mostrò troppo entusiasta per l’arrivo di quella nidiata di nipotini.
La camera dormitorio e la cucina per i 6 arrivati vennero ricavate in una stanza dei piano terra: in caso dì pericolo sarebbe stato più agevole raggiungere le fosse per ripararsi dalle cannonate e il campo dl saggina per sottrarsi alla vista dei Tedeschi.
Maria era abbastanza soddisfatta della sistemazione in quella stanza al piano terra. Le sembrava un sogno poter rivivere insieme ai quattro figli e al marito nella casa dove aveva trascorso la sua giovinezza col fratello e con la sorella Beppina che ora abitava In Padulino ad un tiro dl schioppo. Quasi tutti i giorni, poco prima del tramonto, quando i cannoni americani smettevano di tuonare, Maria prendeva le tre bambine di 8, 4 e 3 anni, attraversava Via delle Calle, imboccava Via di Taccino e andava a trovare la sorella e il cognato Pietro Billeri.
Nedo, il figlio maggiore, invece,. rimaneva a casa con il padre per proteggerlo dai frequenti rastrellamenti che venivano operati dal tedeschi. Nedo, infatti, era sempre di guardia.
* * *
Il primo agosto, dopo aver rigovernato, mentre le bambine sonnecchiavano sul coltrone disteso sul pavimento della loro unica stanza, Maria si mise a fare il pane con la piccola quantità di farina che le aveva regalato il padre. Purtroppo affogò il mugnaio. Per poter assodare la pasta del pane aveva assoluto bisogno di un paio di chili dl farina. Siccome suo padre dormiva, per non disturbarlo decise dl andare a prendere quella farina che le mancava dalla sorella. Rivolta
ad Azelio e a Nedo, che si erano sistemati al fresco nell’aia disse:
- Azelio, vado da Beppina a farmi dare un paio di chili di farina perché nel fare il pane ho affogato il mugnaio.
- Va bene - rispose il marito - Mi raccomando, stai attenta ai Tedeschi e alle cannonate.
- A quest’ora Tedeschi e Americani dormono. Dai un’occhiata alle bambine
Con una pezzuola scura sulla testa. Maria s‘incamminò, Alta e magra, procedeva speditamente nel viottolo e ridacchiava compiaciuta nel ripensare a Spartaco Pascucci.
Qualche giorno prima Spartaco aveva raggiunto casa Scarlatti, e proprio nella stanza dl Maria si era meticolosamente travestito da donna per potei entrare in paese senza correre il rischio di essere catturato da tedeschi. L’immagine di Spartaco non le si voleva cancellare dalla memoria, Maria imboccò l’ultima curva del viottolo e scomparve.
** *

Verso le ore 16 la piccola Leda si svegliò e chiese della mamma.
- E’ andata da zia Beppina a prendere un po' dl farina. Dovrebbe ritornare a momenti - spiegò li padre.
Poco dopo si svegliarono anche le altre due sorelline più piccole: Bianca e Liliana. Entrambe volevano la mamma. Nedo, il figlio maggiore, cominciò intanto a preoccuparsi visibilmente. Aveva udito delle esplosioni e il vago timore che in una di esse potesse essere rimasta coinvolta la mamma, lo rendeva inquieto.
- O non lo sai come sono fatte le donne ? - lo rincuorava il padre – Quando cominciano a chiacchierare non la smettono più. Può darsi anche che si sia ad aiutare zia Beppina.
Nedo, incredulo, scosse la testa.
Alle 19, Maria non era ancora rincasata. Le bambine piagnucolavano. Nedo e Azelio, allora, seguendo un itinerario più breve dl quello di Maria, raggiunsero in pochi minuti la casa Beppina che disse loro:
- Qui, Maria non è venuta,
Azelio impallidì. La sua bocca cominciò a tremare. L’ex guardia dl finanza, l’infaticabile operato della SAFFA, il Bisbi, così soprannominato perché traboccante di energia, come l’omino saltimbanco che se esibiva settimanalmente durante il mercato, vacillò paurosamente.
Nedo lo sorresse.
Lo Sgherri non pensò a una disgrazia: temette che i tedesche l’avessero catturata e l’avessero portata in una cucina da campo. Ma dove?
L’ora era quasi tarda e non era perciò consigliabile presentarsi al Comando tedesco di Ponte a Cappiano per chiedere informazioni su Maria. Azelio e il marito di Beppina decisero che l’indomani mattina alle ore 5 avrebbero perlustrato la zona e che verso le ore 8 avrebbero mandato Beppina e Nedo al Comando tedesco di Cappiano.
Alle ore 5 del 2 agosto Nedo, il padre Azelio e Dino Comparini, Raperino, sfollato in questa zona, con l’aiuto di Pietro, marito di Beppina, perlustrarono la zona vicina alla casa della sorella di Maria.
Ad un tratto videro due cartelli recanti la scritta MINE. Ne rimasero molto sorpresi, ma non furono nemmeno sfiorati dal sospetto che la povera Marta fosse rimasta vittima di una mina : ne avrebbero visti i resti disseminati un po’ dovunque.
Con molta cautela, cercando di non penetrare nell’area minata, quasi adiacente alla casa di Beppina e all’argine, osservarono attentamente la zona per individuare possibili tracce di esplosioni: videro soltanto uno straccetto bianco ai piedi di una bica di grano. Uno straccettino di quel genere non poteva assolutamente costituire una traccia.
Pietro, il cognato dl Azelio, per meglio cautelarsi contro le mine, chiese aiuto ad un amico del vicinato che di mine se ne intendeva essendo stato un guastatore.
Verso le ore 8, Nedo e la zia Beppina si recarono prima al Comando tedesco di Cappiano e poi a quello di Staffoli. Nessuno sapeva niente dl Maria Scarlatti. I due comandi, inoltre, proibivano tassativamente di effettuare le ricerche nella zona minata.
Anche le ricerche pomeridiane diedero esito negativo. Azelio era disperato e le bambine lo erano più di lui. Maria era scomparsa.
Il 3 agosto le ricerche ripresero alle ore 5 del mattino e si protrassero senza esito fino a mezzogiorno.
- Alle 2 si ricomincia - disse Pietro, il cognato di Maria, congedandosi da Azelio, da Raperino e dall’ex guastatore.
Pietro mangiò un boccone e andò a sdraiarsi un minuto sul letto. Benché l’afa fosse opprimente, Pietro si addormentò e subito sognò la cognata Maria che con tono supplichevole gli disse:
- Venite a prendermi. Ci sto male. Sono ferita gravemente. Mi siete passati accanto, ieri mattina, e non mi avete visto. Salite sull’argine, fate dieci passi sulla vostra destra e mi vedrete ai piedi della bica di grano.
Pietro si svegliò di soprassalto. Era madido di sudore. Di corsa scese nell’aia.
- Hai già dormito? O dove vai tutto sudato? - gli chiese sua moglie Beppina.
- Vado a chiamare Dino Comparini.
Il cognato dl Azelio chiamò anche l’ex guastatore e raccontò loro il sogno. Tutti e tre si diressero nel punto indicato in sogno da Maria e videro il suo corpo esanime al piedi della bica quasi nascosto dai covoni dl grano lì ammassati.
Scesero dall’argine, si avvicinarono al cadavere straziato dall’esplosione di una mina e dagli sciami di insetti che vi avevano bivaccato. Giunti ad un metro di distanza si portarono le mani al naso ed indietreggiarono. Pietro vacillò e cominciò a fare discorsi sconnessi.
- Dino - ordinò all’ex guastatore - vai a prendere un lenzuolo matrimoniale. Non chiamare Azelio, per carità.
Il guastatore, di forza, riportò Pietro al di là dell’argine e gli disse:
- Non c’è da perdere tempo. Bisogna trovare una cassa da morto o qualcosa di simile. Pensaci tu a trovarla, mentre io aspetto Dino
Trafelato, in fondo all’argine, comparve Dino con un lenzuolo.
- Buttamelo: Non scendere - gridò il guastatore - Girati dall’altra parte; anzi, raggiungi Pietro e aiutalo a cercare una cassa da morto.
L’uomo si legò un fazzoletto alla bocca, si avvicinò al cadavere, allontanò con una frasca gli insetti che si erano come incollati sulle carni putrescenti di Maria, vi distese il lenzuolo e poi, con movimenti sicuri, riuscì ad arrotolarcela un paio di volte. Ad operazione ultimata, salì sull’argine posto a brevissima distanza dalla casa di Pietro.
Dino era ancora sull’aia della casa di Pietro.
- Non ci sei andato con Pietro a trovare la bara? – gli chiese l’ex guastatore.
- Abbiamo già risolto il problema – rispose Dino Comparini.
- Allora vieni giù a darmi una mano per portare sull’aia il cadavere. L’ho già avvolto nel lenzuolo – proseguì il guastatore.
Dino raggiunse Pietro ed insieme scesero ai piedi della bica e riuscirono a scalare l’argine sostenendo il cadavere di Maria. Beppina, quando vide i due che sostenevano quel rotolo bianco, capì tutto e parve impazzire dal dolore.
- Hai trovato la cassa, Pietro ? – chiese il guastatore.
- Useremo la cassapanca del corredo di Beppina – rispose Pietro che, rivolto a Dino, proseguì - Per piacere, Dino, vai a svuotarla.
Dino salì in casa e svuotò rapidamente la cassapanca fingendo di ignorare i lamenti e le domande di Beppina. Poi, aiutato da Pietro, portò la cassapanca sull’aia e alla meglio vi sistemarono la salma di Maria.
Terminata la penosa operazione, Pietro e Dino andarono a chiamare Azelio, mentre Ida, la moglie di Dino, andò all’ospedale a chiamare Brunero Orsi, l’uomo che durante l’estate del 1944 trasportò al cimitero da solo su di un carretto decine e decine di vittime della guerra.
Verso le ore 17, accompagnato da Ida, arrivò Brunero con un carretto. La cassapanca che nel frattempo era stata inchiodata fu posta sopra il carretto. Poco dopo, Brunero si avviò con quel tragico carico verso il cimitero. Dietro il feretro non c’era nessuno: sarebbe stato troppo pericoloso.
Maria Scarlatti lasciò il marito e quattro figli.

 

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