GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Il biennio 1943-1944
racconto di Antonio Toni

 

Si era nel 1943. Avevo 10 anni. Frequentavo la quinta elementare.
Già da anni si vedevano in giro soldati che partivano, altri che tornavano per brevi licenze. Madri e spose piangevano.
Il pane era poco e nero. I vecchi ascoltavano la radio e scuotevano la testa. Noi ragazzi si giocava alla guerra, tifando ora per l’aviazione, ora per la marina. Non si capiva perché i. vecchi scuotessero la testa e perché le madri e le spose piangessero.
Poi vennero i Tedeschi. Con secchi ordini ci mandarono via dalla scuola.
Ne fecero il loro alloggio. Sistemarono aule improvvisate nel “Circolo dei Signori” e in alcuni locali del teatro. Si andava a scuola a turni. Spesso suonava la sirena dell’allarme aereo e si scappava nelle vicine campagne. Passavano squadriglie di grossi aerei che scaricavano le loro bombe nelle vicine città. Si sentiva lontano il cupo rumore delle esplosioni.
Non si giocava più alla guerra.. .Si viveva la guerra. Le scuole terminarono prima del solito. Non facemmo esami.
Da Occidente intanto giungeva a noi un nuovo e quasi continuo rumore. Era il cannone degli alleati. Lasciammo le nostre case. Ci rifugiammo nelle cantine dei vecchi palazzi.
Le esplosioni ormai erano vicine. Una notte fu colpita la mia casa.
Io dormivo con genitori e parenti sopra un enorme letto rimediato su un vecchio biliardo. La casa vibrò tutta. Fummo investiti da calcinacci, vetri e tanta tanta polvere. Avevo tanta paura.!
La mia casa era vicina all’ospedale e vedevo ogni giorno, cariche di poveri corpi dilaniati., carrette che a fatica trovavano un varco fra le macerie per arrivare più in fretta possibile all’ospedale. Il pane era sempre meno.
I raccolti erano rimasti nei campi. Imparammo a macinare il grano con vecchi macinini da caffè.
Passò così tutto agosto del ‘44. In paese erano rimasti pochi tedeschi con un carro armato. Poi anch’essi si ritirarono a Nord.
Padre Nazareno, un dinamico frate francescano del Convento fucecchiese, attraversò l’Arno e tornò all’Ospedale, dove clandestinamente operavano i vecchi antifascisti, con un ufficiale americano. Noi ragazzi facemmo una gran festa al soldato che ci sembrava venuto da un altro mondo. Ricordo che ci distribuì tante striscioline ben confezionate. Ne aveva per tutti. Non so da dove le tirasse fuori: non aveva borsa e la sua divisa, insolitamente semplice, aveva poche tasche. Intuimmo subito che era roba da mangiare. Aveva un lieve odor di. menta. Cominciammo a masticare attendendo che si sciogliesse, ma per quanto vi ponessimo molto impegno, rimaneva in bocca una pallina gommosa che non riuscivamo ad inghiottire.
Era la nostra prima “chewing—gum”.
Il giorno dopo arrivarono colonne di camion, carri armati e cannoni.
Il paese in breve fu pieno di soldati neri... e di tanto pane bianco.


Toni Antonio

 

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