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Si era
nel 1943. Avevo 10 anni. Frequentavo la quinta
elementare.
Già da anni si vedevano in giro soldati che partivano,
altri che tornavano per brevi licenze. Madri e spose
piangevano.
Il pane era poco e nero. I vecchi ascoltavano la radio e
scuotevano la testa. Noi ragazzi si giocava alla guerra,
tifando ora per l’aviazione, ora per la marina. Non si
capiva perché i. vecchi scuotessero la testa e perché le
madri e le spose piangessero.
Poi vennero i Tedeschi. Con secchi ordini ci mandarono
via dalla scuola.
Ne fecero il loro alloggio. Sistemarono aule
improvvisate nel “Circolo dei Signori” e in alcuni
locali del teatro. Si andava a scuola a turni. Spesso
suonava la sirena dell’allarme aereo e si scappava nelle
vicine campagne. Passavano squadriglie di grossi aerei
che scaricavano le loro bombe nelle vicine città. Si
sentiva lontano il cupo rumore delle esplosioni.
Non si giocava più alla guerra.. .Si viveva la guerra.
Le scuole terminarono prima del solito. Non facemmo
esami.
Da Occidente intanto giungeva a noi un nuovo e quasi
continuo rumore. Era il cannone degli alleati. Lasciammo
le nostre case. Ci rifugiammo nelle cantine dei vecchi
palazzi.
Le esplosioni ormai erano vicine. Una notte fu colpita
la mia casa.
Io dormivo con genitori e parenti sopra un enorme letto
rimediato su un vecchio biliardo. La casa vibrò tutta.
Fummo investiti da calcinacci, vetri e tanta tanta
polvere. Avevo tanta paura.!
La mia casa era vicina all’ospedale e vedevo ogni
giorno, cariche di poveri corpi dilaniati., carrette che
a fatica trovavano un varco fra le macerie per arrivare
più in fretta possibile all’ospedale. Il pane era sempre
meno.
I raccolti erano rimasti nei campi. Imparammo a macinare
il grano con vecchi macinini da caffè.
Passò così tutto agosto del ‘44. In paese erano rimasti
pochi tedeschi con un carro armato. Poi anch’essi si
ritirarono a Nord.
Padre Nazareno, un dinamico frate francescano del
Convento fucecchiese, attraversò l’Arno e tornò
all’Ospedale, dove clandestinamente operavano i vecchi
antifascisti, con un ufficiale americano. Noi ragazzi
facemmo una gran festa al soldato che ci sembrava venuto
da un altro mondo. Ricordo che ci distribuì tante
striscioline ben confezionate. Ne aveva per tutti. Non
so da dove le tirasse fuori: non aveva borsa e la sua
divisa, insolitamente semplice, aveva poche tasche.
Intuimmo subito che era roba da mangiare. Aveva un lieve
odor di. menta. Cominciammo a masticare attendendo che
si sciogliesse, ma per quanto vi ponessimo molto
impegno, rimaneva in bocca una pallina gommosa che non
riuscivamo ad inghiottire.
Era la nostra prima “chewing—gum”.
Il giorno dopo arrivarono colonne di camion, carri
armati e cannoni.
Il paese in breve fu pieno di soldati neri... e di tanto
pane bianco.
Toni Antonio
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