GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

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La morte di Emilio Billi - di Alvaro Zingoni

 

Nell’altro appartamento della fabbricato colonico a confine con la nostra casa viveva la famiglia di Emilio Billi, classe 1886. Essa era formata da Emilio, da sua moglie Iole e dai figli Primo ed Ettorina. Emilio era una persona molto riservata ed animata da una volontà di ferro. Non perdeva mai la calma. Non lo vedevo mai irritato né in preda alla paura e alla disperazione. Insieme al figlio Primo faceva il durissimo lavoro del renaiolo nel letto dell’Arno che scorreva a poca distanza dalle nostre abitazioni. Giorno dopo giorno, anno dopo anno essi trasportavano fin sopra l’argine i carichi di rena scavata appunto nel letto del fiume. Il sole aveva cotto la loro pelle. Il loro incarnato era scurissimo, ma il loro cuore era limpido, trasparente e disponibile sempre a prestare aiuto a tutto il vicinato. Iole, la madre di famiglia, era una paziente ed attivissima donna di casa: mai le ho sentito profferire parole di rammarico o di lamentela. Mia madre era la sua confidente, la sua amica prediletta.
Un giorno – io frequentavo la prima classe – mia madre regalò a Iole un coniglio dato che noi in quel periodo ne avevamo moltissimi. Il giorno dopo vedemmo entrare in casa nostra Iole con una bella reina di circa due chilogrammi. La reina era un pregiato pesce del nostro Arno. L’avevano pescata Emilio e Primo che erano anche due appassionati ed abili pescatori. Era l’anno 1939.
Cinque anni dopo, nel mese di ottobre – la guerra , a Fucecchio, era finita ormai da due mesi – stavo armeggiando nella mia casa con una tavoletta di legno e due ruote da carrozzella: volevo realizzare un monopattino. Ce la stavo mettendo tutta per far vedere a mio fratello Marcello – un costruttore nato – che anche il suo aiuto sarei riuscito a realizzare quel benedetto e santo monopattino che avevo in testa. Proprio nel momento in cui stavo per fissare alla tavoletta la prima ruota, sobbalzai per una esplosione che mi ricordava da vicino quelle delle cannonate che fino a tutto agosto avevano seminato morte e rovine nella nostra sfortunata Samo. La tavoletta e la ruota mi caddero per terra. E dopo la deflagrazione udii delle grida di aiuto. Non mi fu difficile riconoscere la voce di Iole. Mi precipitai nell’aia della sua casa e vidi per terra un corpo disteso in un lago di sangue.
- E’ Emilio ! E’ il mi’ Emilio. Corri a chiamare subito qualcuno.
Cominciai a gridare “Aiuto!”
Arrivarono molte persone. Emilio non era morto. Si muoveva ed accennava a parlare.
D’urgenza venne condotto all’ospedale.
Lì riuscì a raccontare di avere trovato un ordigno – una mina – e nel tentativo di disinnescarla gli era esplosa fra le mani.
Inutili furono i tentativi dei medici di salvarlo. Qualche giorno dopo, il 31 ottobre 1944 alla lunga lista dei morti della zona venne aggiunto anche il nome di Emilio Billi.


Alvaro Zingoni


 

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