GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

CRONACA SULL’ECCIDIO DEL 23 AGOSTO 1944, CIRCOSCRITTA ALLE SETTE VITTIME MASSIGIANE

 

Mercoledì 23 agosto 1944

Ore 0

Camionette. cariche di soldati tedeschi scorrazzano lungo la gronda di padule, sotto Poggio Pieracci, sotto Peggioni, sotto il Papa.e allo. Stillo.
Altre camionette ed alcune autoblinde raggiungono Villa Lapi e Poggioni.
Vengono piazzate mitragliatrici e cannoncini in tutti i porti e sulle piazzole dei poggi.
Pattuglie di due-tre soldati vengono scaglionate in gronda.
I massigiani che sono andati a dormire in padule, insospettiti dal via vai delle camionette e dei motosidecar, temono che i tedeschi stiano preparando un grande rastrellamento in gronda.

Ore 3,50

Angelo Guidi, 62 anni, e l’amico quarantaquattrenne Guido Matteoni, sfollato con la famiglia in casa di Angelo, scendono come quasi ogni giorno in padule, per andare con la barca a Stabbia o in Cavallaia a comprare cocomeri o altre cibarie per i numerosi sfollati che si trovano a Poggio Pieracci.
Poiché la casa di Angelo si trova fuori dal Poggio Pieracci, nessuno dei due ha udito il trambusto che hanno fatto i tedeschi in gronda e nei poggi vicini dopo la mezzanotte.
Non visti dalle pattuglie tedesche, il Gobbo (Angelo) e il Tisti (Guido) attraversano la gronda, entrano in un fosso e raggiungono la barca.
Il rumore fatto dalla catena che lega la barca, attira l’attenzione di una pattuglia in gronda. Un soldato della pattuglia intravede le sagome scure del Tisti e del Gobbo. Immediatamente punta il mitra nella direzione dei due e scarica una raffica di colpi.
La raffica di mitra colpisce al cuore Guido Matteoni, che muore istantaneamente, e squarcia la pancia del Gobbo, le cui invocazioni d’aiuto saranno udite a lungo da molte persone.

Ore 4,40

Agostino Bandini, anziché andare in padule con gli amici come ogni sera, ha dormito con la moglie e la figlia in una casa, messagli a disposizione proprio quella sera, in località “il Papa”.
Poiché la sua Luciana, di 15 mesi, aveva bisogno di cure particolari, per essersi lussata un braccino nel tardo pomeriggio, non poteva farla dormire come sempre nella capanna di canne e falasco, posta in gronda, accanto ad altre capanne; d’altra parte non se la sentiva proprio di abbandonarla.
Risvegliato da rumori sospetti e da voci che annunciavano l’arrivo dei tedeschi, Agostino esce di casa senza nemmeno infilarsi le scarpe, intenzionato ad andarsi a rifugiare come al solito nel sotterraneo di villa Lampaggi.
Proprio nell’aia incontra la sorella Anita, venuta appositamente ad avvisarlo che ci sono in giro tanti tedeschi destinati quasi sicuramente ad effettuare un grande rastrellamento.
Conosciuto il progetto del fratello, Anita lo supplica di andare a nascondersi in padule, dove sono già anche i fratelli. Agostino le dà retta; scende verso il padule, ma appena sta per entrare in gronda, viene colpito mortalmente da una raffica di mitra sparata da una delle tante pattuglie tedesche sparpagliate nei paraggi.
I soldati della pattuglia derubano il cadavere di tutto quanto ha con sé e poi lo ricoprono con dei covoni di grano.

Ore 4,50 - Località Colmata

La contadina Dina Bartolini entra dentro la tabaccaia e sveglia tutti urlando:
- Arrivano i tedeschi. Fate scappare gli uomini. Li vogliono portare via.
Nella tabaccaia e nelle case coloniche adiacenti che fanno parte del podere Pratogrande si sono rifugiate numerose famiglie:
quella del proprietario Aldo Settepassi con la figlia Alessand ra;
quella di Giulio Malfatti, amico di Aldo, formata da ben 8 persone;
quella dell’operaio Umberto Guiducci, formata da 5 persone;
quelle dei due contadini Pagni e Bartolini.

A poca distanza si ode un rumore di motori e le urla di alcuni comandi.
Gli uomini fuggono in padule.
Sopraggiungono i nazisti, sparano in aria, picchiano alla porta della tabaccaia e ordinano:
- Uscire ! Uscire tutti !
Esce anche Alessandra Settepassi, che viene allineata con gli altri, a spintoni, contro il muro.
La raffica di mitragliatrice parte micidiale contro il gruppo. Tutti cadono in massa sull’aia.
Alessandra Settepassi, la padroncina, che a malincuore si era trasferita lì con il padre da Villa Crocialoni, viene fulminata da 17 proiettili nel petto.

Ore 5.

Comincia il finimondo in padule.
Le artiglierie tedesche vi sparano dentro ininterrottamente per ore e ore con cannoni, cannoncini, mitragliatrici, autoblinde, carrarmati, mentre le pattuglie compiono la strage uccidendo chiunque incontrano. Sembra che sul padule si sia scatenato un uragano interminabile. In gronda si teme per tutti coloro che sono andati a dormire in padule.

Ore 6
Il cinquantenne Giuseppe Guidi, detto il Pescio, residente a Poggio Pieracci, teme per la vita di suo figlio Dante, del nipote Quinto e del giovane Enos Cerrini che si trovano ancora dentro il padule, dove erano andati per passare la notte, come al solito.
Vuole raggiungerli per portarli al sicuro in un luogo che lui ben conosce.
Appena uscito di casa incontra Pia Banti, che invano cerca di dissuaderlo.
Beppe, con una zappetta sulle spalle, fingendo di andare nei campi, scende dal Poggio, raggiunge la viottola di Salanova, che segna l’inizio della gronda, ma appena mette i piedi in padule, viene raggiunto da una raffica tedesca.
Ha il tempo di gridare “Ohioi!” e s accascia carponi sul ciglio della viottola, con il gomito sinistro rivolto al cielo.

Ore 9

Dante Guidi di anni 28, Quinto Guidi di anni 19, ed Enos Cerrini di anni 21, hanno trascorso la notte in padule.
Spaventati dal finimondo che si è scatenato in padule fin dalle cinque del mattino, escono dai loro nascondigli e si consegnano, a mani alzate, ad una pattuglia nei pressi del porto del Papa. Sono scalzi, a dorso nudo, pantaloncini corti, bagnati da capo a piedi.
Vengono portati alla casa dello Spinelli dov’è insediato uno dei tanti Comandi tedeschi.

Ore 9,15

Il comando tedesco della casa dello Spinelli ascolta i tre giovani e soprattutto le numerose donne che sono uscite dal rifugio antistante la casa.
Quando sembra che ormai le donne ce l’abbiano fatta a convincerli che i tre giovani non sono dei partigiani, sopraggiunge dalla villa del Lapi un ufficiale delle SS, il quale decreta il KAPUT dei tre giovani. Dante, Quinto ed Enos vengono avviati alla grande vettrice, sotto la villa del Lapi.

Ore 9,30

Giunti in prossimità della grande vettrice, la pattuglia tedesca ordina ai tre giovani:
- RAUS!
Quinto ed Enos fuggono di corsa, pregustando la salvezza. Ma la raffica tedesca abbatte prima Dantino e subito dopo Quinto che ha guadagnato una trentina di metri.
Enos riesce a raggiungere il falasco e scompare alla vista della pattuglia che inutilmente spara ad altezza d’uomo, ma che non osa addentrarsi nemmeno di un metro nel fitto della vegetazione palustre.
Irritata per la fuga di Enos, la pattuglia infierisce allora crudelmente sui cadaveri di Dante e Quinto.

Ore 9,45

I mitraglieri di Poggioni individuano in canale, fra le canne, Enos Cerrini che a nuoto cerca di raggiungere l’argine..
Tenta di arrampicarvisi. Ormai è un facile bersaglio; gli sparano, lo colpiscono mortalmente alla nuca.
Enos riscivola nell’acqua del canale, che lo cullerà per circa 24 ore.

Ore 10,30

Catastini Nella e Lina Bagnoli, sotto la minaccia dei mitra di una pattuglia tedesca, caricano il cadavere di Agostino Bandini su di un carretto e lo portano sù al Papa, dove si trovano la moglie e la figlia del povero Mea (Agostino).

Ore 12

Di colpo cessa l’uragano in padule.
Non si spara più.
Le campane di Massarella smettono di suonare a morto.
Le donne non gridano più dalla cima dei poggi:
- Non uscite dal padule.
Ognuno piange silenziosamente i suoi morti.

Ore 14

I tedeschi, prima di ritirarsi, danno fuoco alle biche di grano che si trovano in gronda e fanno razzia di pollame.
Quasi tutti i massigiani che si trovavano in padule, ne sono usciti e sono rientrati terrorizzati nelle loro abitazioni.

Ore 16

I tedeschi festeggiano nella Villa Crocialoni la strage compiuta.

Ore 17

Guglielma Guidi scende, da sola, dalla sua casa posta in prossimità di Poggio Pieracci, entra nel padule e all’attracco delle barche trova i corpi esanimi di suo marito, il Gobbo, e dello sfollato Guido Matteoni, le prime vittime dell’eccidio del Padule di Fucecchio.

Ore 18

Benedetto Guelfi e Angiolino Buffi, aiutandosi con una scala a pioli, che funge da lettiga, recuperano i corpi di Angiolo Guidi e di Guido Matteoni e li riportano a casa, a Poggio Pieracci. Al termine di questa pietosa impresa, Angiolino Buffi scappa via: il recupero dei due cadaveri è stata per lui una cosa estremamente penosa.
Benedetto Guelfi, aiutato da alcune donne, recupera il cadavere del Pescio in via Salanova, lo distende su una scala a pioli e lo porta a Poggio Pieracci.
Qui giunto, si carica il cadavere sulle spalle, con la speranza di riuscire à sottrarlo momentaneamente alla vista della moglie Ida e della figlia Ave.
Purtroppo il pietoso sotterfugio non gli riesce.

Ore 20

Marchino Guidi scende verso il padule per recuperare, alla grande vettrice, i cadaveri del fratello Quinto e del cugino Dante, pugnalati, mutilati e in stato di avanzata putrefazione a causa del forte calore estivo e della lunga permanenza sotto il sole. Dopo averli caricati su un carretto e coperti con un lenzuolo si dirige verso la casa dello Spinelli.
Qui Maria del Tranquillo aiuta Marchino a spingere il carretto fino a Poggio Pieracci dove si trova la casa delle due salme.


Giovedì 21 agosto 1944

Ore 7

Nei pressi di Poggio Pieracci, la salma di Angiolo Guidi, detto il “Gobbo”, viene composta in una cassa rudimentale fatta dai di lui cognati Pietro e Renato.
La cassa viene posta sopra un carretto che viene spinto fino al cimitero di Massarella dalle donne.
La fossa viene scavata da Piero e Gennaro, figlio e genero di Angiolo Guidi, i quali hanno atteso la salma dentro al cimitero.

Ore 8

Da Poggio Pieracci partono tre salme dirette al cimitero di Massarella.
Sono quelle di Dantino Guidi e di suo cugino Quinto, avvolte nei lenzuoli ed adagiate su di un materassino steso su di un carretto largo, e quella del “Pescìo”, avvolta essa pure in un lenzuolo ed adagiata su di un altro carretto.
I due carretti sono spinti da Marchino, il fratello di Quinto, e da alcune donne fra cui Pia, la moglie di “Melo”.
Dietro ai cadaveri ci sono le donne di Poggio Pieracci.
Al cimitero, Marchino, con l’aiuto di Peppino, uno sfollato di Carrara, scava due buche: nella più grande vi cala Dantino e Quinto con il materassino; nella più piccola vi cala la salma dello zio Beppe che però non può esservi disteso perché la fossa risulta corta.
I cadaveri vengono poi rapidamente interrati.

Ore 9

Dalla località del Papa parte la salma di Agostino Bandini, composta in una cassa di fortuna fatta dal Bozzi e caricata su di un carretto spinto da donne.
Per non esporsi al rischio delle cannonate, il corteo funebre passa dall’Uccelliera invece che dalla Generala.
Il feretro viene portato in chiesa dove il parroco don Cerri Ferdinando celebra l’Ufficio Funebre.
La salma viene trasferita al cimitero ed interrata.

Ore 11,30

Guido Spinelli, detto “Melo”, e Benedetto Guelfi, a bordo di una barca ritrovano in canale, fra le canne, il cadavere di Enos Cerrini, il giovane di Venturina che si era rifugiato a Poggio Pieracci dopo essere sfuggito ai Tedeschi a Serravalle di Pistoia.
Dall’acqua del canale emerge soltanto la nuca.
Aiutandosi con la solita scala a pioli, Melo e Betto recuperano il cadavere e lo portano in barca al porto di Salanova.
La moglie di Melo dona il lenzuolo nel quale viene avvolta la salma di Enos.

Ore 14

Da Poggio Pieracci parte la salma di Guido Matteoni composta in una cassa da morto regolare.
La cassa viene posta su di un carro agricolo tirato da una mucca e portata al cimitero della Querce.
Precede il carro don Ivo Magozzi; dietro Il carro ci sono la moglie, il figlio e la figlia del “Tisti” (Matteoni) e altri parenti venuti dalla Querce e da Biagioni.
Il trasporto funebre non viene disturbato né dai cannoneggiamenti né dall’incontro con soldati tedeschi.
Dopo la benedizione, il povero “Tisti” viene interrato in una buca già scavata.


Ore 15

Pia Guidi, Elfrida Del Bino ed altre donne trasportano al cimitero di Massarella, su di un carretto, il cadavere di Enos Cerrini avvolto in un lenzuolo.
Mentre percorrono via delle Cerbaie vengono mitragliate da un aereo, ma si salvano senza riportare ferite.
Giunte al cimitero, Elfrida Del Bino va dal parroco a chiedergli di andare al cimitero a benedire la salma di Enos.
Pia Guidi, invece, va a chiamare suo padre perché provveda alla sepoltura di Enos.
Il babbo di Pia scava la fossa e interra il giovane Enos Cerrini di 21 anni.


Ore 16

Giungono davanti alla villa Crocialoni, provenienti dal podere di Pratogrande, due carri agricoli tirati ognuno da una mucca. Su ogni carro ci sono due feretri.
Sono quelli di Alessandra Settepassi di 17 anni, figlia del proprietario della villa Crocialoni, e quelli dei due figli e della moglie del Malfatti, amico ed ospite di Aldo Settepassi.
Alessandra viene sepolta in un loculo di fortuna murato lì per lì dietro l’altare del chiesino della villa.
Gli altri feretri vengono interrati dietro il chiesino. Dopo il passaggio del fronte verranno esumati e portati a Massa Marittima.

 

CRONACA SULL’ECCIDIO DEL 23 AGOSTO 1944, CIRCOSCRITTA ALLE SETTE VITTIME MASSIGIANE
REALIZZATA DAGLI SCOLARI DELLA CLASSE QUINTA DI MASSARELLA

 

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