GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

CALENDARIO DELLA GUERRA

 

26 marzo 1944
Mitragliamenti

ore 21 - Mitragliamento della “Casa Zucchi” situata alla periferia del capoluogo, in via Provinciale Pistoiese.
Tale mitragliamento aereo causò notevoli danni al tetto del fabbricato
e ferì un soldato tedesco.


7 aprile 1944
Bombardamenti

ore 17 - Bombardamento della STAZIONE FERROVIARIA di S. Miniato-Fucecchio.
Venne distrutto completamente il “Vecchio Fabbricato Viaggiatori. Ci furono 4 vittime.

I morti
1 - il gestore Chiavarelli Pietro
2 - la signora Chiavarelli Matilde, moglie del gestore
3 - Chivarelli Pieri, figlia di Pietro e Matilde
4 - Ulivieri Rosa vedova Serafini, suocera del Chiavarelli


27 aprile 1944
Mitragliamenti

ore 6,30 - Mitragliamento di una camion tedesco carico di truppa sulla Via Provinciale Fiorentina in località SAMO.
Il camion venne seriamente danneggiato.
Un soldato venne ferito.


13 maggio 1944
Spezzonamenti e mitragliamenti

Spezzonamento e mitragliamento, alle ore 16, su vasta scala, in località POGGIO ADORNO.
Tale operazione bellica provocò l’incendio di depositi di carburante e di boschi su di una zona di oltre 50 ettari ed interessò i comuni di Fucecchio, S. Croce e Castelfranco di Sotto.


14 maggio 1944
Spezzonamenti e mitragliamenti

Spezzonamento e mitragliamento ripetuto in località POGGIO ADORNO alle ore 16.

Vennero incendiati altri depositi di carburante ed altri ettari di bosco.

20 maggio 1944
Mitragliamenti

Mitragliamento alle ore 9,30, in località MANDRIALE sulla via Provinciale Lucchese, a Km 5 da Fucecchio.

L’incursione aerea americana provocò l’incendio e la completa distruzione di un camion tedesco

21 maggio 1944
Mitragliamenti

Nuovo mitragliamento, alle ore 20, in località MANDRIALE. L’incursione aerea americana cagionò danni ad un camion tedesco e alla casa abitata da Buoncristiani Giovanni.

29 maggio 1944
Bombardamenti

Secondo bombardamento aereo americano sulla STAZIONE FERROVIARIA S. Miniato-Fucecchio, alle ore 8,30. Il bombardamento provocò ulteriori danni alla stazione medesima.

31 maggio 1944
I morti

Muore a S. Pierino, alle ore 1,45, a seguito della esplosione di una bomba a mano la bambina CAMPETTI Marisa di 9 anni.
Era figlia di Menotti e di Bulleri Marina.

1 giugno 1944
Fucecchio occupato dai tedeschi

Inizia l’occupazione militare tedesca del territorio comunale di Fucecchio.

2 giugno 1944
Mitragliamento

Mitragliamento aereo sulla Via Comunale Pesciatina alle ore 18.
Viene danneggiato un camion tedesco.

3 giugno 1944
I morti

Muore nell’ospedale di Pescia, alle ore 3,15, a seguito di un bombardamento aereo, la fucecchiese
ROSSETTI Iolanda di anni 29. Era coniugata con Panicacci Enrico.

10 giugno 1944
Bombardamento aereo americano sulla frazione di GALLENO.
Questa operazione bellica provocò il ferimento, rivelatosi poi mortale, di Taddei Francesco e di Campigli Leopoldo.

21 giugno 1944
Bombardamento aereo americano di Fucecchio e di Ponte a Cappiano

Rimase ferito mortalmente BANDINI Ernesto.

I morti

1 - Muore TADDEI Francesco , ferito durante il bombardamento aereo di Galleno del 10 giugno. Francesco aveva solo 16 anni. Era figlio di Virgilio e di Seghetti Rosa.

2 - Muore CAMPIGLI Leopoldo, ferito durante il bombardamento del 10 giugno. Aveva 30 anni e si era sposato con Giannini Giovannina.

Parte improvvisamente per il Nord il Commissario Prefettizio RICCIONI Ceciliano.


23 giugno 1944
I morti

- Muore CAMPIGLI Leopoldo di anni 30 a seguito delle ferite riportate durante il bombardamento del 10 giugno. Era sposato con Giannini Giovannina.

24 giugno 1944
Primo rastrellamento di uomini da parte delle truppe tedesche nel capoluogo

26 giugno 1944
I morti
1 – MAZZANTINI Leonoro per scheggia da bomba d’aereo


28 giugno 1944
Elezione del capo dell’Amministrazione comunale

In considerazione che alla Prefettura sarebbe stato difficile, per motivi contingenti, provvedere alla sostituzione del Commissario Prefettizio Ceciliano RICCIONI, in data 28 giugno 1944 un Comitato Cittadino - composto dai Sigg.

Can. Don Giulio Frediani, Arciprete
Neri Giovacchino presidente Mutilati di guerra
Dott. ing. Stefano Costagli, Presidente dell’Associazione combattenti
Dott. Inson Rosati, della C.R.I.
Bellagamba Quinto, per la Ven. Arciconfraternita della Misericordia
Pacini Giuseppe Presidente dell’Ospedale di S. Pietro Igneo
Bertoncini Don Ranieri Ispettore scolastico
Professor Pier Giuseppe Melani, Direttore della scuola di Avviamento Professionale
Papini Pietro, Fiduciario del Sindacato Agricoltori
Sabatini Alfredo, Fiduciario del Sindacato Commercianti
Cioni Galliano, Fiduciario del Sindacato Lavoratori dell’Agricoltura
Benvenuti Paolo, Fiduciario del Sindacato Industriali
Papini Edgardo, Fiduciario del Sindacato operai della SAFFA
Dei Giuseppe, (Geometra) libero professionista
e dott. Ranieri Montanelli

elesse quale capo dell’Amministrazione comunale, in via provvisoria, il Gen.le a riposo Sig. Capecchi Lamberto fu Emilio, il quale, suo malgrado, accettò, per dovere di cittadino, l’oneroso incarico, che adempì nel modo migliore, pur rifiutandosi di firmare gli atti amministrativi del Comune, in attesa della ratifica della nomina da parte della Prefettura; ratifica che pervenne ai. Comune dopo la “Liberazione”.


1 luglio 1944
I morti

- Ucciso dai tedeschi DONNINI Amilcare di anni 20. Abitava a Cappiano. era figlio di Ugo e di Taddei Maria.

Cronaca

Ponte a Cappiano, frazione di Fucecchio. giovedì 29 giugno. Nella notte, mentre passano camion nazisti, un gruppo di partigiani di Santa Croce sull’Arno (aiutati da due giovani del posto: Amilcare Donnini, diciannove anni, muratore, e Alvaro Banti, diciotto anni, operaio) assaltano la sezione repubblichina e s’impossessano di numerose armi che portano a Santa Croce sull’Arno.
Sono armi destinate ai partigiani del Monte Morello. Il trasferimento è previsto per sabato I luglio.
Il sabato, all’ora stabilita e in una zona appartata, arriva un camion. Il Donnini e il Banti provvedono alla consegna, poi inforcano le biciclette e si dirigono verso Fucecchio.
A metà strada incontrano una pattuglia di SS. All’alt si fermano. Non possono fare altro. Capiscono subito che qualcuno ha fatto la spia.
Vengono perquisiti e trovati in possesso di due pistole. Gl’intimano di seguirli. I due davanti in bicicletta, dietro le SS in motocicletta. A Fucecchio c’è una breve sosta all’angolo di via Carlo Landini Marchiani, poi l’ordine di proseguire per il comando della villa del Torricchio, poco sotto Poggio Tempesti.
Mentre pedalano, i due si convincono che, al punto in cui sono, l’unica speranza di salvezza per loro è la fuga. E la tentano al cimitero di Fucecchio.
Il Banti salta in una fossa, quindi in un campo, ed evita le pallottole che lo cercano nella saggina. Il Donnini non è lesto quanto l’amico. Rotola nella strada colpito alla testa.
Alcuni contadini, allontanatesi le SS, lo soccorrono e provvedono a trasportarlo all’ospedale di Fucecchio.
Muore alle sei del pomeriggio. (Cardellicchio Riccardo)

Bombardamento aereo americano nella frazione di Galleno – I morti

1 - Uccisa a Galleno, dal bombardamento aereo, PIUMA Cesira di anni 78. Era vedova di Cristianini Farncesco.

2 - Ucciso a Galleno, dal medesimo bombardamento, PELLEGRINI Alberto di anni 40. Era sposato con Pagni
Ernestina.

3 - Uccisa a Galleno, dal medesimo bombardamento, SIGNORINI Lorenzina

2 luglio 1944
Distruzione del ponte sull’Arno

Alle ore 7 venne colpito e distrutto da uno stormo di cacciabombardieri angloamericani il PONTE sull’Arno. Il ponte era stato inaugurato nel 1867.


6 luglio 1944
Bombardamento aereo americano nella frazione di QUERCE alle ore 11

I morti

1 - Ucciso a Querce dal bombardamento aereo BACCI Egizio di anni 35. Era sposato con Vincenti Rina.

2 - Ucciso a querce dal bombardamento aereo ROSI Modesto di anni 67. Era sposato con Bronzini Giulia.

10 luglio 1944
I morti

1 - Morto all’ospedale di Empoli, in seguito a ferita da scheggia di proiettile, l’impiegato bancario fucecchiese MAESTRELLI Pietro di anni 42. Era sposato con Mancini Fernanda.


16 luglio 1944
Il Comando Tedesco ordina lo SFOLLAMENTO obbligatorio della popolazione di S. Pierino, frazione di Fucecchio.


I morti

1- Muore, per la esplosione di una mina, ZUCCHI Giovanni.


La 26 Panzerdvision occupa il Padule di Fucecchio

Cronaca
“La zona del padule di Fucecchio viene occupata dalla 26 Panzerdivision, che con la 90 Panzergrenadieren, è sotto il comando tattico del generale Baade.e fa parte del gruppo d’Armate C dipendenti da Kesserling .
“ Gli uomini della divisione tedesca erano alloggiati in varie case e ville requisite: nella grande villa di Castelmartini, presso Cintolese, appartenente con le terre alla baronessa Banchieri, stava per esempio il colonnello von Witzleben con lo stato maggiore del 9 PGR; a villa Biagi, anche sotto Monsummano, il tenente Wiechmann col gruppo investigativo ”.
Arriva anche il colonnello Peter Krasemann e si stabilisce a Monsummano.
Il generale von Senger und Etterlin si commuove di fronte al paesaggio, fa lunghe camminate. Attraversa “ a torso nudo i prati e le vigne ” . Raggiunge paesi di collina e spinge lo sguardo nella valle dell’Arno. Il paesaggio gli appare con “ tinte vieppiù azzurre cupe, come nei dipinti di Leonardo da Vinci ” (12). Scrive articoli per il “ modesto ma eccellente giornaletto ” della 26 Panzerdivision, dove afferma che da quei soldati ha “ veramente visto e vissuto la lotta .“

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


18 luglio 1944
Abbandono degli uffici comunali

Nel pomeriggio vengono abbandonati gli uffici comunali.
Resterà in servizio, fino al 24 luglio, il Segretario comunale Giovanni Mendico.

Inizio dei cannoneggiamenti americani sul capoluogo e sulle frazioni

Verso le ore 22 arrivò in Fucecchio il primo colpo di cannone americano. In nottata le cannonate continuarono sempre più fitte e causarono anche delle vittime.
I cannoneggiamenti, a partire dal giorno 18, avvengono due o tre volte al giorno, con cadenza quotidiana fino al 31 agosto.

I morti

1 - Viene fucilato dai tedeschi in Ponzano l’handicappato GIANI Giuseppe di anni 42. Era figlio di fu Tommaso e di Casciagli Marianna.
La salma del Giani, interrata in Ponzano, venne riesumata e traslata nel locale cimitero il 28 ottobre 1944.

2 - Venne uccisa dalla prima cannonata VIVALDI Maria nei Mannini di anni 53. Abitava in via Trento ed era sposata con Mannini Giovanni.

Cronaca

“Fucecchio, martedì 18 luglio. Verso le dieci di sera arriva la prima cannonata degli alleati. Muore, al numero 8 di via Trento, Maria Vivaldi Mannini.
Nel pomeriggio, nei dintorni del capoluogo, esattamente in località Ponsano, i nazisti hanno preso e fucilato Giuseppe Giani, quarantadue anni, handicappato. I familiari troveranno il corpo il 28 ottobre sotterrato in un campo.
I1 18 luglio è il giorno in cui il grosso dell’esercito nazista supera definitivamente l’Arno. E l’Arno sarà il fronte fino al primo settembre.”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


19 luglio 1944
I morti

1 - Ucciso di notte da cannonata ai “Seccatoi” CAVERNI Duilio di anni 21.

2 - Ucciso di notte da cannonata ai “Seccatoi” MALTINTI Alfredo di anni 48. Era sposato con Morelli Teresa.

3 - Uccisa da cannonata in via Castruccio BARDELLI Giuseppa ved. Monti di anni 70.

4 - Uccisa da cannonata in Via Castruccio CIARDINI Sonia in MONTI di anni 21, nuora della Bardelli.

5 - Uccisa da cannonata in Via Castruccio MONTI Denia di anni 3, figli di Ciardini Sonia in Monti.

6 - Ucciso da cannonata VITALI Giuseppe


20 luglio 1944
I nazisti occupano la canonica di Querce


Cronaca

“Querce, frazione di Fucecchio, giovedì 20 luglio. I nazisti occupano la canonica. Nell’ufficio del parroco impiantano una stazione radio e un telefono che collega il comando posto nella villa di Crocialoni (Massarella), col comando posto nella villa di Colmata situata nella strada che costeggiando la gronda ovest del padule porta all’Anchione. Ambedue sono proprietà della famiglia Settepassi.
Ad una cert’ora i nazisti inscenano una baldoria del diavolo. Hitler è scampato all’attentato. Bevono, e vorrebbero bere per tutta la notte. Vanno nella cantina della canonica e prendono la prima damigiana d’una lunga fila. La portano a fianco della chiesa, sotto gli alberi. Ma hanno sbagliato. E’ piena d’acqua. Allora la spaccano con rabbia, poi entrano in canonica e strappano documenti, rompono lampadine nell’ufficio del parroco.
Soltanto due austriaci non partecipano alla “festa ”.
Nello spiazzo dirimpetto alla chiesa c’è un viavai di camion, provenienti dalla villa di Colmata o direttamente da Montecatini. Sono carichi di bombe e di mine. Bombe e mine vengono scaricate dai camion e trasferite su mezzi più piccoli che partono verso il fronte dell’Arno. Sarà così per più di un mese.
Un nazista, che parla italiano, indica le bombe e dice ridendo: — Sono pillole per gli americani. — E delle mine anticarro: — Sono forme di formaggio che portiamo agli americani.
Dalla Querce vengono anche comandati i tiri dei cannoni verso l’Arno. I cannoni sono piazzati nelle aie dalle case coloniche del padule e delle colline che guardano San Miniato.
— Quando da qui davano l’ordine —, ricorda don Ivo Magozzi, allora cappellano — cominciava, specialmente la sera, il cannoneggiamento verso l’Arno.”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


21 luglio 1944
SFOLLAMENTO obbligatorio per la popolazione di Fucecchio e di Ponte a Cappiano


I morti

1 – Morto per ferita da cannonata nel nostro ospedale alle ore 11,30 GERBONI Eliseo di anni 65. Era sposato con Rossi Amelia.

2 – Morto a Torre, colpito da cannonata, alle ore 18, lo sfollato PASCUCCI Gualtiero di anni 33. Era sposato con Beconcini Maddalena.

3 – Morto a TORRE, colpito da cannonata, alle ore 18, SQUARCINI Gino di anni 32. Era sposato con Vivaldi Adriana.

Cronaca

“Fucecchio, venerdì 21 luglio. C’è lo sfollamento obbligatorio della popolazione civile da parte del comando militare nazista. L’annota in una lunga memoria il ragioniere Giovanni Mendico, segretario comunale, aggiungendo che “ alla fine dì luglio in paese non vi erano che militari tedeschi: i civili che si ostinavano a rimanere nascosti nelle proprie case, o nei sotterranei, o nei rifugi, assommavano a poche decine ” (22).
Non se ne va la squadra pompieri dello stabilimento SAFFA, un complesso per seicento operai. È formata da Guido Toncelli, Umberto Boldrini, Sestilio Tosi, Pasquale Rugiadi e Aiace Risaliti.
Lo sfollamento è caotico. Un carretto, una valigia, qualche volta una sedia, e via alla volta del padule o delle colline che vi s’affacciano e dove si costruiscono rifugi nel tufo, capanne, sotto gli occhi dei nazisti che ormai sono dappertutto.
Alcune famiglie si fermano presso le case dei contadini che hanno conosciuto nelle notti di allarme, nelle fughe improvvise in campagna, scandite dalla sirena azionata da Raffaele Castria.
Pochi raggiungono le zone assegnate dal comando nazista: il comune di Lamporecchio e altre località della provincia di Pistoia.
Chi rimane in paese deve guardarsi dai nazisti e dai repubblichini. I repubblichini si lasciano andare anche a vendette personali. Ai nazisti dicono di far saltare questa o quella casa, dopo averla spogliata di tutte le cose che i proprietari hanno nascosto alla meglio nell’assurda speranza di salvare quel poco che gli è rimasto.
Gli uomini non circolano. Si nascondono. Qualcuno finge di essere malato e, col consenso d’infermieri e medici, giace in un letto dell’ospedale.
Lo sfollamento è reso più difficile dai bombardamenti e dalle incursioni degli aerei alleati.
Nei rari momenti di quiete si fa il conto dei feriti e dei morti. I feriti, che possono essere trasportati, vengono adagiati su carretti: se è possibile, si raggiunge l’ospedale, altrimenti si va in cerca di qualche medico, di qualche veterinario.”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


22 luglio 1944
I morti

1 - Ucciso da cannonata, in Padule, alle ore 16, ANGIOLINI Nello di anni 44. Era sposato con Camarlinghi Virginia.

2 – Morta in via Cammullia, alle ore 12,30 LATINI Edi di anni 19.

3 – Ucciso da cannonata, alle ore 19, nelle adiacenze dell’ospedale, ORSI Leopoldo di anni 47. Era sposato con Orsi Virginia. Il figlio Brunero, un inserviente dell’ospedale, durante i 40 giorni dello sfollamento provvide a trasportare al cimitero, con l’ausilio di un carretto, quasi tutte le vittime del capoluogo e delle campagne vicine.

23 luglio 1944
I morti

1 – Morto all’ospedale di Fucecchio, alle ore 9, BOCINI Sestilio di anni 50. Era vedovo di Gazzarrini Giulia.

2 – Morta all’ospedale, alle ore 18,30, per ferita da cannonata, FONTANI Cesarina, nubile ed invalida.

24 luglio 1944
Anche il segretario comunale Giovanni Mendico abbandona Fucecchio e si trasferisce con la famiglia nella frazione di Torre, presso il colono mezzadro Bertini Nello, titolare del podere “Folona” al N. 50.

I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 4, DEL TERRA Temistocle di anni 78. Abitava in Via Cairoli ed era sposato con Conforti Ida.

2- Ucciso da cannonata, in Ponzano, alle ore 11, Mariotti Bruno, celibe.

3 – Ucciso da cannonata, in Samo, alle ore 14, GIANI Ferdinando. Era sposato con Novelli Savina.
 

25 luglio 1944
I morti

1 - Uccisa da cannonata, alle ore 20,30, in fondo all’attuale Via della Parte, POZZOLINI Ada, di anni 29. Era sposata con Faraoni Luigi.

26 luglio 1944
I morti

1 – Morta in ospedale, alle ore 18, perché ferita da cannonata, TOGNETTI Giulia, di anni 50. Era sposata con Nencioni Giovanni.

2 – Uccisa da cannonata, alle ore 20,30, in Samo, GAMBINI Dilva, livornese, di anni 28, vedova di Perna Domenico.

3 – Ucciso da cannonata alle ore 20, in Samo, il livornese PERNA Domenico, di anni 33, marito della Gambini Dilva.

4 – Uccisa da cannonata, alle ore 21, in Samo, la livornese DE RAFFAELE Vincenza, di anni 27, sposata con Gambini Silvano

5 - Ucciso da cannonata, alle ore 20,30, in Samo, GAMBINI Giancarlo, di anni 2, figlio della De Raffaele Vincenza e di Gambini Silvano.

6 - Uccisa da cannonata alle ore 20,30, in Samo, la livornese BONALDI Anita, di anni 58. Era sposata con Gambini Francesco.

7 – Ucciso da cannonata, alle ore 20,30, in Samo, il livornese NIGIOTTI Corrado, di anni 24, celibe.


28 luglio 1944
I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 22, a Massarella, BERTONCINI Settimo, invalido, di anni 75. Era sposato con Lotti Maria.


29 luglio 1944
I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 14, in via della Concia, BARSOTTI Raffaello, di anni 33. Era sposato con Campigli Angiola.


31 luglio 1944
I morti

1 – Uccisa da cannonata, alle ore 10,30, VEZZOSI Giulia, nubile, di anni 61.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 21, in Padulino, CENCI Carlo Antonio, di anni 59. Era sposato con Bricoli Venezia.

3 – Uccisa da cannonata, alle ore 24, in Samo, CACCIAGUIDI Giuseppa, nubile di 40 anni

Morti nel mese di Luglio in data non precisata

1 – CAMPIGLI Sabatino ucciso da cannonata

2 - MASINI Ascanio, fucilato


1 agosto 1944
I morti

1 – Ucciso da una mina, BERTONCINI Raffaello

2 – Uccisa da una cannonata, alle ore 22, LOTTI Siria, di anni 14. Era figlia di Ovidio e di Guerrieri Carola.

3 – Uccisa da una mina, alle ore 15,30, in Padulino, SCARLATTI Maria, di 36 anni. Era sposata con Sgherri Azelio.
.
Cronaca

“Querce, frazione di Fucecchio, martedì 1 agosto. Tre nazisti entrano in un bosco in Val della Doccia, proprietà Settepassi. Vogliono prendere i cavalli che i contadini vi hanno nascosto.
Qualcuno avverte i partigiani di Emilio Vita. Fanno parte del gruppo i Simoncini, Rodolfo Gasperini, Francesco Fergosti e Gino Ulivieri. C’è lo scontro. Poche fucilate.
Un nazista è colpito a morte, gli altri due (feriti) s’allontanano. I partigiani s’avvicinano al morto. Non è un tedesco. E’ un collaborazionista ucraino.
Lo sotterrano, poi con le bestie s’inoltrano, svelti, in cerca d’un luogo più sicuro.
I due feriti raggiungono la villa di Colmata. Uno muore subito. L’altro fa appena in tempo a stendersi su una brandina dell’ospedale da campo.
Per rappresaglia, i nazisti incendiano il bosco.”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


2 agosto 1944
I morti

1 – Muore in ospedale, alle ore 14, per cannonata, SOLDAINI Livia, di anni 56, nubile.


3 agosto 1944
I morti

1 – Muore in ospedale, alle ore 20, per cannonata, BANTI Pasquina vedova Lotti Francesco, di anni 76.

2 – Muore in ospedale, alle ore 4, per cannonata, MASONI Luigi di anni 29, celibe.


4 agosto 1944
I morti

1 – Muore in ospedale, alle ore 16, per cannonata, il livornese ROSSI Marcello, di anni 19, celibe.

2 – Muore per cannonata, alle ore 17, in viale Buozzi, MASINI Giuseppe, di anni 45. Era sposato con Tamburini Orsolina.

3 – Muore in ospedale, alle ore 19, per cannonata, CECCONI Giuseppa, di 48 anni.


5 agosto 1944
I morti

1 – Uccisa da una cannonata LORENZI Iva

2 – Muore in ospedale, alle ore 4, per cannonata, CONTI Isola, ved. Ciardi Augusto, di 87 anni.

3 – Ucciso da cannonata, alle ore 17,30 , in Padulino, CAMBI Arturo, di anni 33, celibe.

4 – Ucciso da cannonata, alle ore 17,30, in Padulino, CAMBI Nello, di 36 anni. Era sposato con Chesi Costanza.

Cronaca

“Queste puntate ( dei partigiani ) servono per fare, aiutati dal gruppo di Emilio Vita, segnalazioni agli aerei alleati. C’è, a Querce, lo smistamento delle bombe e delle mine per il fronte dell’Arno. Il luogo, quindi, richiede l’attenzione particolare dei partigiani, che si fanno ospitare nella chiesa, su dov’è l’organo, a pochi passi dai nazisti.
Arrivano a notte inoltrata. Li accoglie don Ivo Magozzi membro del Comitato di Liberazione Nazionale del paese.
Don Ivo li fa salire silenziosamente da una scala, senza farli vedere agli sfollati (una trentina, sistemati in pagliericci nel centro della chiesa). Non si fida molto degli sfollati.
Fra loro, alcuni hanno mostrato a più riprese simpatia per i nazisti. Difatti li seguono nella ritirata.
La porticina, che dà per le scale dell’organo, è piccola, e si trova fra la bussola e la porta d’ingresso della chiesa. Basta aprire dal di dentro un battente della bussola e la porticina scompare alla vista.
Don Ivo racconta: “ Una mattina, mi si presentano i tedeschi con Giovanni Moroni, di Pinete, fermato e costretto a portare due latte di benzina.
Dicono i tedeschi:
- Qui essere partigiani.
Nella notte gli aerei alleati hanno bombardato con precisione la zona, in seguito a segnalazioni, e i fili del telefono di collegamento fra i diversi comandi sono stati tagliati.
Rispondo:
- Qui non ci sono partigiani. Qui ci sono soltanto sfollati.
- Vogliamo vedere - insistono.
- Va bene - dico, e li faccio entrare in chiesa dalla porta laterale, quella che guarda la piazzetta con gli alberi.
I tedeschi fanno capire che se trovano qualcosa, anche un minimo indizio della presenza dei partigiani, danno fuoco alla chiesa con la benzina. Riesco a mantenermi calmo. Indico i pagliericci degli sfollati, faccio vedere da tutte le parti. Loro osservano in silenzio, poi trascinandosi dietro l’uomo con le due latte di benzina, vogliono contare gli sfollati. Sono trenta come i pagliericci.
— Contenti? — dico a questo punto. Ma loro fanno segno di no. Indicano il fondo della chiesa, la bussola dell’ingresso principale.
— Là — dicono. Vogliono vedere anche là.
— Va bene - dico, e li precedo.
La bussola è chiusa. Apro il battente di destra. L’apro tutto verso l’esterno in modo che combaci col battente di sinistra della porta che è aperta verso l’interno. Nascondo così la porticina dell’organo.
I tedeschi danno un’occhiata a quel metro, metro e mezzo di spazio, esistente fra bussola e porta, completamente vuoto.
— Visto? — dico — Non c’è niente.
— Va bene — dicono, e se ne vanno.
Confesso: quando li lascio sono sudato fradicio. Se fossero saliti sull’organo, avrebbero visto sei pagliericci. Sarebbe stato un bel guaio. Erano proprio intenzionati a bruciare la chiesa.
Il giorno dopo, il comando tedesco mi fa avere trenta materassi per sostituire gli scomodi pagliericci degli sfollati.
Ma da questo giorno i tedeschi diventano sospettosi: non circolano più disarmati. Lo smistamento delle bombe e delle mine lo effettuano al coperto, in bosco. Basta un niente che sparano. Un ragazzo, per esempio, che gli è stato sempre dintorno da quando sono arrivati, che conoscono insomma, lo prendono di mira, gli sparano dicendo che è un partigiano. Fortunatamente il ragazzo si salva scantonando verso il cimitero ”.

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


6 agosto 1944
I morti

1 – Uccisa da cannonata, alle ore 12, a Ponte a Cappiano, MARTELLINI Tommasina , di anni 67 e vedova di Beconcini Emilio.


10 agosto 1944
STRAGE al mulino di Ponte a Cappiano centrato dall’artiglieria americana

I morti

1 - Ucciso da cannonata, alle ore 17, a Ponte a Cappiano, BALDI Olmo, di anni 61. Era sposato con Donati Rosa.

2 – Uccisa da cannonata, alle ore 17, a Cappiano, CAMPIGLI Annunziata, di anni 48, sposata con Selmi Paolo

3 – Uccisa da cannonata, a Cappiano, MAINARDI Maria, di anni 80, sposata con Gerboni Carlo.

4 – Uccisa da cannonata, a Cappiano, MORELLI Luisa, di anni 70, vedova di Sassetti Virgilio.

5 – Uccisa da cannonata , a Cappiano, SELMI Annunziata, di anni 49, sposata con Benvenuti Francesco.


Fatta saltare prima della mezzanotte , nel paese alto, la TORRE di Castruccio.


11 agosto 1944
I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 1, in Samo, BILLERI Giuseppe, di anni 54, sposato con Piccini Eugenia.

2 - Morta in ospedale, alle ore 14,30, per cannonata, MELOTTI Maria, di anni 58, sposata con Riccioni Angiolo.

13 agosto 1944
I morti

1- Ucciso da cannonata, alle ore 19, in piazza La Vergine, FERRI Ferruccio, di anni 38, sposato con Lari Irma.

2 – Muore in ospedale alle ore 23, per cannonata, STEFANELLI Ottavio, di anni 22, figlio di Ulisse e di Boldrini Serafina.

3 – Muore in ospedale, alle ore 22,30, per cannonata, BILANCERI Gilda, di anni 36 e vedova di Cantini Settimo.

4 – Muore nello spedaletto di Cappiano, alle ore 5, per esplosione di mina, BILANCERI Nara, di anni 23, nubile e figlia di Giuseppe e di Carli Giulia.


15 agosto 1944
I morti
1 – Uccisa da cannonata, alle ore 17, a Cappiano, BINDI Ada, di anni 44, sposata con Perfetti Amerigo.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 17, a Cappiano, BRESCIANI Ugo, di anni 50, sposato con Bindi Giuseppa.

3 – Uccisa da cannonata, alle ore 17, a Cappiano, CANTINI Liduina, di anni 70, sposata con Bindi Luigi

4 – Uccisa da cannonata BINDI Quintina

16 agosto 1944
I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 19, a Torre, CIONI Torello, di anni 61, sposato con Picchi Angela.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 17, a Torre, ROFI Alessandro, di anni 45, sposato con Bagnoli Antonietta.

17 agosto 1944
I morti

1 – Uccisa da cannonata, alle ore 17, a Massarella, BAGNESI Nicla, di anni 18.

2 – Uccisa da cannonata, alle ore 1,30, COMPARINI Livia, di anni 45, sposata con Cioni Umberto.

3 – Morto in ospedale, alle ore 15,30, per cannonata, PACINI Giuseppe, di anni 70, sposato con Catastini Viola.

4 – Morto in ospedale, alle ore 1, per cannonata, CAVALLINI Alessio, di anni 46, sposato con Pro Davina che morirà il 28.8.1944

5 – Fucilato dai tedeschi il sarto fucecchiese BRIGANTI Alberto, di anni 56, sposato con Marrucci Maria.

6 – Ucciso da cannonata CAVALLINIi Alessio di anni 46, sposato con PRO Davina

Cronaca

“Fucecchio, 17 agosto. Rappresaglia. Due soldati sono stati uccisi nel parco della villa Corsini, fa sapere il comando.
Non è vero (si saprà in seguito). I due — ubriachi - si sono feriti, passando dal gioco ad un litigio conclusosi con il lancio d’una bomba a mano.
Prendono Alberto Briganti, cinquantaquattro anni, che abita nella parte alta del paese, al numero 6 di via Castruccio (Sant’Andrea), dirimpetto alla casa di Giangiacomo Micheletti che a quel fatto s’ispira per questa pagina di Gente morta: “ La voce venne rapida per la salita, in un gruppo di donne affannate e atterrite.
- Nascondete gli uomini... I tedeschi... Prendono gli
uomini per ostaggi... Hanno ammazzato due tedeschi... Vogliono gli ostaggi... Nascondeteli... Quindici... Li fucilano.
Per risposta si chiudevano porte e finestre, la strada
vuota con quelle messaggere che correvano gridando. E dietro, ad un tratto, in un silenzio di pietra, lento, chiuso, ipocrita, il camion. Veniva avanti cauto, quasi senza rumore, come in un gioco di rimpiattino...
S’è fermato davanti alla casa di fronte. Due, cinque, dieci tedeschi, in calzoncini, le rivoltelle, con in più il moschetto pronto tra le mani. Quattro attorno al camion, due davanti alla porta, quattro dentro. Il gruppo si scompone come in un gioco di dadi. Ed ancora silenzio. Nella stanza, con le persiane chiuse, un’ombra fresca e verde. Si parla sottovoce. Si cammina in punta di piedi. Questa è la paura. Un improvviso e lento sudore, il cuore, le vene vuote. Dentro, nella pancia, un’acqua gelida e scialba... Io sto fermo in mezzo alla stanza. Ed all’improvviso l’urlo di una donna che ha tappato a lungo la voce nella gola mentre i tedeschi cercavano, un urlo che riprende fiato e lena, e continua. L’uomo sta tra due tedeschi ma la donna non lo lascia. Ed urla. L’uomo è bianco, rigido, teso. Allora il tedesco spara in aria e la donna si cheta un momento, un attimo perché altre donne dietro vengano e la sciolgano dall’uomo e la portino a casa. Ma per le scale, per le stanze l’urlo continua ”.
Alberto Briganti muore al tocco sulla via comunale di Gavena, frazione di Cerreto Guidi, per “ una ferita d’arma alla testa ”. Forse ha tentato la fuga”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


18 agosto 1944
I morti

1 – Fucilato dai tedeschi, alle ore 21, nella propria abitazione, in via Donateschi, FICINI Geremia, di anni 72, sposato con Salvadori Giulia, lei pure fucilata.

2 – Fucilata dai tedeschi, alle ore 21, nella propria abitazione, in via Donateschi, SALVADORI Giulia, di anni 60.moglie di Ficini Geremia.

3 – Morto in ospedale, alle ore 7, per cannonata, PANICACCI Luigi, di anni 56, sposato con Mechetti Teresa.

4 – Uccisa da cannonata MALTINTI Ada

cronache

“Massarella, frazione di Fucecchio, venerdì 18 agosto. Un motociclista portaordini, proveniente da Montecatini, viene ferito con una fucilata sparata (da chi?) dai margini della strada, e un soldato, in Cavallaia, vicino al canale Maestro, è disarmato, privato della bicicletta e picchiato da due civili.
- Vai - urla uno dei due, fuor di cervello – Vai a dire ai tuoi capi che ce lo toglieremo questo giogo con l’aiuto dei partigiani.
Il soldato ritorna a piedi al comando della villa Crocialoni.
“Si sentirono degli spari - ricorda la gente - provenienti dalla villa. Forse quel militare venne fucilato”.
Segue la reazione dei nazisti. Fanno uscire tutti dalle case di Cavallaia.
- Minare - dicono.
In un amen almeno dieci case saltano in aria.

A Fucecchio, il giorno stesso. I coniugi Ficini (Geremia Ficini, settantadue anni, e Giulia Salvadori, sessant’anni) vengono falciati da una raffica di mitra nella loro abitazione, in via Donateschi, nella stanza del forno per il pane.
Hanno cercato di salvare una loro vicina dalle voglie di due nazisti. Uno zio della Ficini, Luigi Salvadori, trova scampo gettandosi sotto un tavolo e fingendosi morto.
I Ficini erano sfollati, insieme al figliolo (che s’era trattenuto solo pochi giorni: una mattina se n’era andato con un suo amico diretto all’ospedale di Fucecchio) e ai parenti più stretti, sulle colline della frazione Torre, nei paraggi delle case dei mezzadri Buti e Niccolai: proprio dove il primo settembre scenderà un piccolo aereo alleato ad annunciare la Liberazione.
Ma la donna non aveva saputo adattarsi alla vita del rifugio. Non se l’era sentita di vivere lontana dalla sua casa. Ed era voluta tornare in paese.
Parole sprecate dirle i pericoli.
— Non è diverso da qui - aveva risposto al fratello Angiolo. I tedeschi sono qui come in paese. Gli alleati bombardano qui come il paese.
Il marito l’aveva seguita malvolentieri. Qualche giorno dopo li aveva raggiunti Luigi Salvadori. Che torna il giorno 19 con la tragica notizia.”

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


19 agosto 1944
I morti

1 – Morto in ospedale, alle ore 9, per cannonata, CALUGI Agostino, “il Lombetti”, di anni 66, sposato con Neri Teresa.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 8,30, davanti all’ospedale, l’impiegato comunale “Maccai”, GALLENI Giovanni, di anni 58, sposato con Bertoncini Giuseppa.

3 – Ucciso da cannonata, alle ore 9, in via Valdarnese, BIAGI Giuseppe, di anni 42, sposato con Pellegrini Bruna.

4 – Morto in ospedale, alle ore 18, per cannonata, MASETTI Pirro, di anni 60, sposato con Nannei Edvige.


20 agosto 1944
I morti

1 – Ucciso da cannonata, alle ore 23, in Samo, il vigile urbano, DAINELLI Nello, di anni 47, sposato con Depangher Santina.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 18, a Galleno, POZZOLINI Torello, di anni 83, vedovo di Benvenuti annina.

3 – Uccisa da cannonata. alle ore 17, a Galleno, SCARSELLI Rosa, di anni 70, sposata con Lassi Ottavio.

4 – Morta in ospedale, alle ore 21,30, per cannonata, VANNUCCI Bianca, di anni 73, vedova di Fontani Cesare.

5 - Morta in ospedale, alle ore 2, per cannonata, PIERONI Ida, di anni 35, sposata con Falleri Vasco.


RASTRELLAMENTO effettuato dai tedeschi nella frazione di Torre.
( Uno dei rastrellati, Alfredo SOLDAINI, venne fucilato a Sasso Marconi il 16.10.1944 )

Cronaca

Torre, frazione di Fucecchio, domenica 20 agosto. Sulle colline, nelle valli e in padule c’è un ampio rastrellamento. Inizia al termine d’un bombardamento alleato.
Molti gli uomini presi. Fra essi l’avvocato Egisto Lotti e il figliolo Adriano, Tommaso Marradi, Vittorio Guidi, i postini Alfredo Soldaini e Guido Pozzolini.
Così il Lotti descrive l’episodio:
“Camminammo lungo la via fino a che non fummo tutti fermati e raggruppati nei pressi di una casetta, allora disabitata, nel fondo di una valle molto battuta dall’artiglieria alleata. Ci ammassarono lungo un viottola interna e, seduti per terra e sui cigli delle fosse, attendemmo a lungo qualche cosa che non veniva, circondati e guardati da soldati tedeschi, disposti in più punti per la nostra vigilanza. Continuarono intanto a giungere altri rastrellati di tutte le età e condizioni... Un tale lamentava di essere stato catturato insieme a suo figlio malato di mente, lasciando a casa, sul podere, soltanto la moglie, inabile e inesperta. Un altro piangeva sulla sorte dei suoi figli, piccoli e ignari, di cui due gravemente ammalati da più giorni... Intanto continuavano a giungere le donne, uniche cui fosse dato di circolare tranquillamente... Erano madri che correvano agitate a rintracciare il loro figlio catturato; erano mogli che, appena avuta notizia della disgrazia loro capitata, si precipitavano alla ricerca del marito; erano sorelle e parenti che scendevano giù dai poggi in affannosa ricerca dei loro congiunti. E chi portava una cosa e chi un’altra. Chi aveva oggetti di vestiario, chi calzature, chi una sporta piena di viveri ... Ricordo una povera donna che insieme ad un paniere contenente pane e prosciutto, consegnava al marito il proprio ritratto e quello dei figli, con un gesto di delicata premura e di commossa ansietà. Un’altra riponeva nella tasca del figlio un piccolo crocifisso e alcune immagini di santi. Altre infine portavano denari e viveri, vino e frutta. Tutte indaffarate e lacrimose correvano da casa al luogo del raduno, instancabili e chiassose, portando e riportando...
Improvvisamente giunse un ufficiale che era stato preposto al rastrellamento e scambiò poche parole con i soldati. Guardò seccato qualche documento che qualcuno dei prigionieri si fece premura di mostrargli per tentare la propria liberazione, li respinse tutti con uno scatto improvviso, gridando, e in modo screanzato, che non aveva tempo di occuparsi di simili storie e ripartì con la macchina, svelto svelto, quasi direi vergognoso, ma non per questo meno arrogante... Restammo nella casetta fino ad ora inoltrata del pomeriggio, sotto un calore opprimente.
Finalmente, verso sera, giunse un ordine. Fummo fatti uscire tutti dalla stalla e allineati sulla strada tre per tre. Le donne non poterono più contenere la loro disperazione e si gettarono addosso ai loro cari, abbracciandoli e piangendo insieme, con la più profonda disperazione... I tedeschi cercarono di allontanare quelle donne gridando loro delle frasi incomprese e adoperando maniere energiche. Non ottennero nulla. Ché appena allontanate, subito ritornavano a riabbracciare i loro congiunti, quasi avessero tristi presentimenti, quasi non sapessero trovare la forza per il distacco tremendo. Allora la soldataglia ricorse alla menzogna e cominciò ad assicurare le infelici che si trattava di appena tre o quattro giorni di lavoro a Montecatini e che poi
i catturati sarebbero stati tutti rimandati alle loro case ” (3).
Le donne si fermano, la colonna dei civili prosegue fino alla villa Crocialoni di Massarella. Devono passare una visita medica. Abili al lavoro. Solo uno scartato: il malato di mente.
Un ufficiale si prende la briga di dire perché sono stati presi. E’ una rappresaglia: in Cavallaia sono sparite le mine messe dai nazisti sotto i ponti.
La verità è un’altra. La riferisce il Lotti. E’ la confidenza d’un amico: “ Quando fosti presi, tu non sai che l’ordine dato dal comando tedesco era di fucilare uno su cinque, per il fatto che erano stati trovati due tedeschi feriti e disarmati. L’ordine stava per essere eseguito, quando, dall’inchiesta rapidamente conclusa, risultò che non per opera dei partigiani, come credevano, ma perché i due tedeschi erano ubriachi, fu che caddero di bicicletta e furono trovati feriti e senza le armi. Per timore di una grave punizione avevano taciuto la verità e inventata da storia dei partigiani. Fosti salvi per un vero miracolo. E fu per questo che la vostra fucilazione si convertì in deportazione ” (4).
Alla villa Crocialoni i civili vengono fatti salire su camion, ignota la destinazione.
Alcuni — come i Lotti — si troveranno nei dintorni dell’Abetone e potranno scappare; altri, invece, raggiungeranno Sasso Marconi. E’ il caso di Vittorio Guidi, dei postini Alfredo Soldaini e Guido Pozzolini, di Fucecchio, dei fratelli Silvano e Giuseppe Pallesi e di Silvano Canzani, di Santa Croce sull’Arno.
Vittorio Guidi ricorda: “ Chiediamo dove ci portano. Montecatini, rispondono. Ma passiamo Montecatini, passiamo Serravalle, passiamo Pistoia. Prendiamo a salire. C’è, ad un certo punto, una fermata. I camion hanno sbagliato strada. Sono costretti ad una difficile manovra per curvare. Verso l’una, forse verso le due di notte, arriviamo a Santa Maria delle Grazie. Troviamo alcune donne. Troviamo un capitano che dice:
- Voi lavorare per la vostra patria. Noi pugnare. Quindi non scappare. Sennò, guardare, questa (indica una pistola) fare più presto di voi scappare. Finito questa (un gesto eloquente alla gola), impiccare alberi di questa piccola piazza.
A Santa Maria delle Grazie avviene la divisione. Molti vengono fatti proseguire. Chi rimane è condotto a dormire in una stalla. La mattina ci riuniscono in piazza e formano le squadre di lavoro, guardate da alcuni soldati giovani, giovani. Il lavoro consiste nei tagliare castagni, portarli fino alla strada e caricarli su camion.
Dopo alcuni giorni arriva un’autoambulanza.
- Chi è malato — ci dicono — può essere portato indietro, a casa.
Si presenta Alfredo Soldaini. Si lamenta che non ha occhiali, che non ci vede. Ma non lo prendono in considerazione. Invece Ido Gargani, di Fucecchio, riesce a passare per malato e sale sull’autoambulanza.
Cambiamo comandante (al posto del capitano arriva un maresciallo terribile) nel momento in cui il fronte s’avvicina. Ci spostiamo. Scendiamo a Pistoia, quindi saliamo a Collina Pistoiese. Vi rimaniamo due o tre giorni. Si vedono i movimenti degli alleati a Capostrada di Pistoia. Ci sono bombardamenti. Muoiono due tedeschi. Bisogna andare via immediatamente. Nuova destinazione: San Pelligrino. Lì io non lavoro più. A Collina mi sono bruciato due diti d’un piede con un sigaro di Guido Pozzolini. Faccio il cuoco. Meglio: l’aiuto cuoco. Sbuccio le patate, insomma.
Da San Pellegrino a Porretta. Ci portano nella villa di David Matteucci. Ed è a Porretta che il Soldaini, i fratelli Pallesi e il Canzani scappano. Riescono ad avere il permesso, da un sergente, di andare in cerca di uova da un contadino, su un poggetto, e non tornano più. Il sergente e un soldato li cercano inutilmente tutta la notte.
Da Porretta a Vergato, nell’ospedale. Dopo qualche giorno, il sergente ci riunisce e dice che i quattro sono stati ripresi. L’interprete — uno di Montecatini, rastrellato come noi c’invita, di nascosto, a non dargli retta. E’ tutta una messinscena.
Da Vergato a Sasso Marconi, preceduti, come al solito, dal sergente incaricato di procurarci l’alloggio.
Arriviamo di mattina e subito si sparge la voce che i quattro sono stati effettivamente ripresi. Nessuno ci crede. Quelli — si dice — sono a casa da un bel pezzo. Invece è vero. La cucina è proprio sotto la stanza in cui sono stati rinchiusi. Li chiamo. Mi parlano dalla finestra. Mi raccontano com’è andata. Hanno tentato più volte di superare il fronte, sono stati presi da altri tedeschi, hanno dovuto lavorare diversi giorni, poi sono stati mandati via. La loro meta era Bologna. In una grande città sarebbe stato diverso. Per questo erano arrivati a Sasso Marconi. Mentre stanno camminando per una strada, vedono avvicinarsi un tedesco. Non ci fanno caso. Ne hanno incontrati tanti, se ne incontrano tanti. Soltanto quando sono a pochi passi s’accorgono che è il sergente, loro vecchia conoscenza. Ed è troppo tardi per scappare.
L’interprete mi dice:
— Li fucila.
— Come? — faccio. -— Non posso crederci.
— Li fucila. Dice che ha perso i gradi di maresciallo con la loro fuga.
- Ma non è vero — protesto.
— Lo so. Però lui dice così ed è irremovibile.
Li tiene quattro giorni senza mangiare. Neanche un pezzetto di pane, né un sorso d’acqua. Al quinto giorno li fa uscire, sotto scorta, con picconi e pale. Sono le sette dei pomeriggio. Camminano un duecento metri, poi si fermano e si mettono a scavare una lunga fossa. Al ritorno il caporal maggiore, che li accompagna, gli dà il permesso di venire da me. Mi consegnano i loro effetti: soldi e altra roba. Uno dei Pallesi mi consegna due lettere. Tutt’e due indirizzate alla moglie. In una le dice che la lascia, con la madre, erede di tutto a patto che faccia studiare il figliolo. Nell’altra si scaglia contro i nazisti e prega la moglie e la madre di insegnare al figliolo l’antifascismo.
— Perché questo? — chiedo con gli oggetti in mano.
— Perché? Ci ha fatto scavare la fossa. Quello ci vuoi fucilare.
— Non è possibile.
Il caporal maggiore mette premura. Non possono stare lì. Li riaccompagna nella loro stanza, poi torna giù e mi chiede quattro pezzi di pane e quattro sigarette. Mi dice di tenere la bocca chiusa, di non fare il minimo accenno al sergente di tutto questo, sennò per lui sono guai. Gli rispondo che può stare tranquillo.
La notte, il cuoco, l’interprete ed io, che dormiamo in cucina, non chiudiamo occhio. Ascoltiamo i passi, su e giù, dei quattro.
La mattina: adunata di tutti, compresi noi di cucina. C’incolonnano e ci fanno raggiungere la fossa. Poco dopo arrivano il plotone d’esecuzione e i quattro che fumano tranquillamente.
Li schierano di fronte alla fossa, poi un soldato va a bendarli. Il primo a destra è il Soldaini. Gli fa cenno di no e, rivolto al plotone, indica il cuore. Ci sono, nel mezzo, i fratelli Pallesi che si tengono a braccetto, quindi il Canzani. Anche loro rifiutano la benda.
Il caporal maggiore di Bolzano, con un occhio di vetro, arringa:
— Siete qui ad assistere alla fucilazione dei vostri camerati che sono fuggiti. Ora sapete quale sorte tocca a chi tenta la fuga. Pensateci.
Viene dato l’ordine di puntare. I quattro tirano, in fretta, le ultime boccate di fumo, quindi c’è ordine di sparare. Cadono tutt’e quattro nella fossa. Un Pallesi si lamenta. Il sergente dà il colpo di grazia con la pistola e si china a frugare nelle loro tasche. Ad un Pallesi trova un vecchio orologio, dono del padre. C’è, nell’interno, la foto del genitore, vestito da soldato, morto nella guerra del ‘15-’18.
Il sergente indica le pale. Nessuno di noi si muove. Allora dico:
- Bisogna farlo. Non possiamo lasciarli insepolti.
Ad un Pallesi mettiamo il suo cappello da alpino sul volto, al Soldaini l’inseparabile basco, e li ricopriamo con la terra.
Si ritorna alla casa. Il sergente si rende conto che la sua decisione ha suscitato in tutti noi un grande rancore. Mi fa portare dei bicchieri, ad un soldato della grappa e offre da bere. Col bicchiere in mano dice:
— Ora bere e cantare. Bere e cantare perché loro finito. Loro potere rimanere qui con voi. Voi lavorare per la patria. Noi pugnare.
È il 15 ottobre. Dopo qualche giorno, il sergente mi manda a chiamare e mi saluta:
— Andare dove non sentire cannone.
Da Sasso Marconi, con un camion, ci portano (siamo dodici) a Marzabotto. Da Marzabotto, a piedi, a Bologna. Da Bologna, in autobus, a Fossoli. Da Fossoli alla fortezza di Peschiera sul Garda. Quindi, in treno, a Verona. Da Verona a Berlino. È il 2 novembre. Soltanto dopo il ritorno dalla prigionia posso andare a Sasso Marconi e indicare ai familiari la fossa dei quattro martiri ”.

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


21 agosto 1944
I morti

1 – BARTOLUCCI Tommaso di anni 36 ucciso da una cannonata

2 – CONTI Giuseppe di anni 76 ucciso da cannonata


22 agosto 1944
I morti

1 – Morta in ospedale, alle ore 5, per cannonata, PRO Davina, di anni 42, vedova di Cavallini Alessio deceduto il 17.8.1944

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 10, in Ponzano, VIVIANI Alfredo, di anni 69, sposato con Taviani Assunta.

Cronaca
La vigilia dell’eccidio del Padule

“Il 22 agosto, gli alleati entrano in Firenze, da giorni liberata dai partigiani. Alla villa Grotta Giusti di Monsummano, il colonnello Krasernann, dopo aver ricevuto la notizia, ordina al maggiore .Joseph Strauch:
— Distruggere case, ricoveri ed esseri umani esistenti nella zona.
Di più: Vernichten (Annientare). Ciò per eliminare tutto quanto può tornare a profitto dei partigiani o di coloro che in qualsiasi modo danno loro aiuto o ricetto .
La zona è presto segnata sulla carta geografica. Ad est è delimitata dalla strada statale 436 che porta a Monsummano; a sud finisce, praticamente, dove avviene la confluenza del canale del Capannone col canale del Terzo ed inizia il canale Maestro; ad ovest termina ai piedi delle Cerbaie; a nord in quella linea retta che dall’Anchione va alla capanna Borghese (o Corrieri), fino alla strada statale 436. Un enorme triangolo limitato da picchetti sistemati con precisione teutonica.
Il maggiore .Joseph Strauch non discute l’ordine (. A sua volta lo trasmette ai reparti della 26 Panzerdivision — alcuni dei quali chiamati di sicurezza, perché specializzati nel creare il terrore fra la popolazione quando la Wehrmacht si ritira — e s’appresta ad installare il comando operativo nei pressi di Ponte Buggianese .
Non segue, pertanto, i reparti nell’azione .”

“Massarella, frazione di Fucecchio. Una giovane romana, amante d’un sergente austriaco, entra in una bottega e alla proprietaria dice: — Avvertite gli uomini. Dite che vengano via dal padule, se ci sono già andati. Stanotte, in padule, ci sarà un grande rastrellamento.
La voce si sparge. Molti possono essere avvertiti. Fra loro non c’è Agostino Bandini, detto Mea, trent’anni, industriale del sarello, che abita poco fuori del paese, in località Talino.
Il padre va a cercarlo e non lo trova. Trova, invece, altri vicino al fosso del Prete.
- Che fate? Tornate?
- Certo che si torna.
- E Agostino?
- Non è venuto con noi.
Verso mezzanotte, le popolazioni dei paesi di collina e di pianura che s’affacciano sul padule, sentono un grande movimento di mezzi. Qualcuno sbircia dalla finestra e arriva addirittura ad illudersi che i tedeschi siano in ritirata.”


Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


23 agosto 1944

ECCIDIO del Padule di Fucecchio ad opera dei tedeschi.
Vi morirono 175 persone, tra cui 5 fucecchiesi. i primi dell’elenco sotto riportato.


I morti

1 – Fucilato dai tedeschi a Massarella, BANDINI Agostino, di anni 30, sposato con Lombardi Maria

2- Fucilato dai tedeschi a Massarella , GUIDI Angiolo. di anni 62, sposato con Gasperini Uliva.

3 – Fucilato dai tedeschi a Massarella GUIDI Dante, di anni 27, celibe, figlio di Dante e Pacini Ida.

4 – Fucilato dai tedeschi a Massarella GUIDI Giuaseppe di anni 58, padre di Dante, sposato con Pacini Ida

5 – Fucilato dai tedeschi a Massarella GUIDI Quinto di anni 19, celibe, figlio di Lorenzo e di Pacini Eva-

6 – Fucilato dai tedeschi a Massarella MATTEONI Guido, di anni 44, sposato con Seghieri Elena

7 – Fucilato dai tedeschi il livornese CERRINI Enos, di anni 19.

8 – Fucilata dai tedeschi in località Anchione SETTEPASSI Alessandra di anni 16


26 agosto 1944
I morti

1 - Morto in ospedale, alle ore 20, per cannonata, PICCHI Gaetano, di anni 39, sposato con Mancini Teresa.

2 – Uccisa da cannonata, alle ore 18, MORELLI Pia, di anni 51, sposata con Masoni Guido


27 agosto 1944
I morti
1 – Ucciso da cannonata, alle 16, in Samo, MARTELLI Sinibaldo, di anni 47, vedovo di Panati Maria.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 12, in Samo, PICCINI Mario, di anni 31, sposato con Sainati Ester.


28 agosto 1944
I morti
1 – Uccisa da cannonata, alle ore 11, in Samo, LEPORI Zaira, di anni 64, vedova di Montanelli Virgilio.

2 – Ucciso da cannonata, alle ore 21, in Samo, PICCINI Silvio, di 1 anno, figlio di Piccini Mario e Sainati Ester.

3 – Ucciso da cannonata CORSAGNI Tullio, cantoniere comunale


29 agosto 1944
I morti

1 – Uccisa da cannonata BOTRINI Paolina


31 agosto 1944

I tedeschi abbandonano Fucecchio


Dopo le ore 23 del 31 agosto 1944 gli ultimi reparti di militari tedeschi abbandonano clandestinamente il nostro territorio comunale e si trasferiscono al Nord.



1 settembre 1944
Il giorno della LIBERAZIONE

Pochi sfollati al mattino si accorgono che i tedeschi erano spariti. Si temeva di vederli rispuntare da ogni dove in qualsiasi momento della giornata.
All’alba le truppe alleate attraversano l’Arno in prossimità di Castelfranco di Sotto, dalla parte di S. Croce.
Con l’arrivo delle truppe alleate avviene la liberazione del territorio comunale.
L’annunzio della liberazione viene dato da un piccolo aereo americano atterrato, con due uomini a bordo, nella zona del Padule di Fucecchio, a Nord della Via di Burello.


I morti

1 – Ucciso da una mina, presumibilmente alle ore 14, sull’argine dell’Arno, fra Santa Croce e Castelfranco, FREDIANI Rolando, di anni 15, figlio di Giuseppe e di Montanelli Maria.

2 – Ucciso da una mina, alle ore 16, nello stesso luogo del Frediani Rolando, FERRADINI Ferrante, di anni 41, sposato con Fabiani Rosa.

Cronaca

Fucecchio, venerdì 1 settembre, ore 10,30. Un aereo sorvola il padule, non lontano dalle case coloniche delle famiglie
Buti e Niccolai.
Le poche famiglie del capoluogo che hanno trovato rifugio nelle vicinanze, che hanno fatto rifugi nel fianco della collina che fronteggia San Miniato, oltre l’Arno, dove sono gli alleati; queste famiglie alzano gli occhi al cielo e guardano il piccolo aereo. Anche i bambini, chiassosi fino ad allora, si chetano e lo guardano
- Di chi sarà? - ci si chiede.
- E’ americano - azzarda qualcuno.
- Non è possibile. È tedesco.
Quella gente non sa che fare. Fino a poche ore prima ha avuto i nazisti fra i piedi. Nella notte s’è sentito un certo tramestio, ma nessuno ha osato uscire dal rifugio per vedere cosa succedesse, e verso le sette della mattina la prima donna che è uscita a preparare la colazione ai suoi e il primo uomo che è andato a prendere lo zucchero, quello giallo, stucchevole, nella frazione Torre, hanno notato tutt’intorno una calma inaspettata: non una faccia tedesca, non una parola in tedesco.
- Che è successo? Dove sono andati a finire i tedeschi? - ci si chiede.
Nessuno sa rispondere, o meglio vuol rispondere per non illudersi. Ma a mano a mano che i minuti passano si fa luce una speranza. Anche i bambini sentono che c’è qualcosa di nuovo e sono più vivaci: osano addirittura mettere i piedi nella buca rettangolare che i nazisti hanno preparato due giorni prima per piazzarvi un carro armato e rispondere al fuoco degli alleati. La buca è proprio davanti ai rifugi, poco sotto la casa dei Niccolai.
Mentre ci si chiede che è successo, ecco apparire l’aereo, piccolo e anonimo.
Qualcuno ha un brivido, tutti alzano gli occhi al cielo e lo guardano, incapaci d’un gesto. Poi una donna si fa coraggio, prende un asciugamani bianco, strappato, e comincia a sventolarlo.
- Ma che fai? - si dice timorosi.
- E l’unico sistema per sapere di chi è.
A quell’asciugamani se ne aggiunge un altro, e un altro ancora. Tre ragazzi prendono un lenzuolo e altri l’imitano subito. Ed è tutto uno sventolio, dapprima titubante, dominato dall’incertezza, poi frenetico, quando l’incertezza svanisce.
- Sono americani. Sono americani. - gridano i bambini, facendo capriole sull'erba, sui sassi anche. E uno, uno dei piccolini, finisce lungo disteso nella buca.
L’aereo fa ancora due, tre giri a bassa quota, poi plana ai piedi della collina. Ed è tutto un correre, allora, giù per i viottoli, fra gli sterpi, oltre le fosse, senza pensare alle mine; giù verso i liberatori, donne, bambini, uomini, piangendo ridendo gridando.
Quei due soldati alleati, i primi a toccare il suolo di Fucecchio, dai volti anonimi, quell’apparecchio piccolo, quasi un giocattolo, cancellano, sul momento, immagini strazianti, ore di terrore, giorni e giorni di sangue e di morte.
E si rientra in paese con una certa euforia. Che si gela vedendo la bandiera gialla sul tetto dell’ospedale. È scoppiata improvvisa un’epidemia di tifo.

Da L’ESTATE DEL 1944 di Riccardo Cardellicchio


2 settembre 1944

Gli SFOLLATI rientrano nel capoluogo anche se parzialmente distrutto.

Il capoluogo presentava un aspetto desolante: case distrutte o gravemente lesionate, cumuli di macerie sulle strade, vetri spezzati, cavi delle condutture elettriche a penzoloni, rottami ammassati sulle strade e sulle piazze.

Il cannoneggiamento che continuò ininterrottamente dal 18 luglio al 31 agosto 1944 produsse i seguenti danni ai fabbricati del capoluogo:

- case distrutte n. 32 (vani 359)
- case gravemente lesionate n. 234 (vani 2230)
- case leggermente lesionate n. 135 (vani 1308)

Il Comitato di Liberazione nomina SINDACO del Comune di Fucecchio il sig. Cecconi Angiolo.

Il medesimo Comitato nominò pure la Giunta Comunale nelle persone dei sigg.
Morelli Guido
Malvolti Piero
Cicalini Duilio
Toncelli Guido
Cambi Giuseppe
Lotti avv. Egisto, catturato dai tedeschi il 20 agosto 1944, condotto sulle montagne pistoiesi non ancora rientrato a Fucecchio.

Riprendono il loro posto negli uffici comunali il segretario comunale e i seguenti impiegati:

rag. Pecchia Nello,
Moretti Umberto,
Guasqui Mario,
Antonini Torello.


Rientrano pure in servizio:

gli impiegati non di ruolo
Bonfanti Gino e
Fattori Angiolo;
il Direttore dell’Ufficio Tecnico, dott. ing. Stefano Costagli
e l’assistente tecnico Briganti Azzo;
il Capo cantoniere Malvolti Santi,
il Capo Guardia De Marchi Giulio e
la guardia municipale Alberto Ferri;
il messo notificatore Zucchi Gino,
l’usciere capo Masotti Bruno e
gli uscieri Cenci Nello e Lazzeri Alberto.

Mancavano all’appello tre dipendenti comunali uccisi da schegge di granata:

GALLENI Giovanni, impiegato, morto il 19 agosto 1944
DAINELLI Nello, guardia comunale, morto il 20 agosto 1944
CORSAGNI Tullio, cantoniere comunale, morto il 28 agosto 1944

L’impiegato Barontini Luigi, trasferitosi al Nord verso la fine del mese di Luglio del 1944, fece ritorno a Fucecchio, l’1 agosto 1945.

I morti

1 – Morto in ospedale, alle ore 19, per esplosione di una mina, BECONCINI Giuseppe, di anni 29, celibe, figlio di Pietro e di Paroli Emilia.



5 settembre 1944
I morti

1 – Ucciso da una mina, alle ore 12, in Ventignano, BOSCHI Pietro, di anni 59, sposato con Reali Giulia.

2 – Impiccato a Pescia, alle ore 13 . FAGNI Amleto, di anni 20, celibe, figlio di Cesare e di Cristiani Cesira.

3 – Impiccato a Pescia, alle ore 13, CARRARA Abramo, di anni 31, sposato con Agonigi Tersilia.

4 –Impiccato a Pescia, dopo essere stato ucciso con una raffica di mitraglia, CARRARA Iacopo di anni 25, fratello di Abramo Carrara


6 settembre 1944
I morti

1 – Ucciso da una mina, alle ore 10, a Ponte a Cappiano, DONNINI Raffaello, di anni 58, sposato con Manzi Annunziata.

2 – Ucciso da una mina, alle ore 12, a S. Pierino, MARRUCCI Antonio, di anni 15 figlio di fu Luigi e di fu Conti Maria.


9 settembre 1944
I morti

1 – Morto in ospedale, alle ore 23,30, per ferita da cannonata, MASONI Gino, di anni 44 , celibe, abitante in Montellori.

2 - Morto in ospedale, alle ore 3, per ferita da cannonata, NARDI Mario, di anni 12, figlio di Pietro e di Bartolini Assunta.

19 settembre 1944
I morti

1 – Ucciso da una mina. alle ore 16, a S. Pierino, PANCHETTI Franco, di anni 32, celibe.

25 settembre 1944
I morti

1 – Morta per ferite da granata PIERACCI Assunta

31 settembre 1944

I morti

1 – Morto per ferita da granata, alle ore 24, in Samo, MATTEOLI BARDZKY Gualtiero, di anni 56, celibe.


ottobre 1944
I morti

8 ottobre - CERRI Augusto, morto per ferite da cannonata

16 ottobre – SOLDAINI Alfredo fucilato a Sasso Marconi

20 ottobre – MENICHETTI Vincenzo di anni 72, per ferita da granata

22 ottobre – BIANUCCI Ottorino di anni di anni 63, per ferite da granata riportate il 19.07.1944

31 ottobre – BILLI Emilio di anni 58, ucciso da una mina.



novembre-dicembre 1944

I morti


3 novembre – MONTANELLI Gino, di anni 41, per esplosione di una mina. Era sposato con Mori Olga

4 novembre – LUCCHESI Giovanni, di anni 51, per ferita da cannonata. era sposato con Toni Annunziata


12 dicembre – MONTAGNI Teresa, di anni 32, per ferita da granata. Era sposata con Luperini Celestina.

 


9 aprile 1946 – Ucciso da mina PARLANTI Attilio
 

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