GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Alessandra Settepassi

 

Martedì 22 agosto 1944

Alla villa Crocialoni, posta poco dopo il Dreoli per chi va alle Pinete, era insediato da alcune settimane il comando tedesco di zona. La villa apparteneva ad Aldo Settepassi, un fiorentino che si era innamorato delle Cerbaie e del padule dove possedeva numerosi poderi. La maggior parte del tempo Aldo Settepassi lo trascorreva in questa villa che era diventata luogo di vacanza e di villeggiatura anche per la figlia Alessandra.
Al Dreoli e a Massarella la chiamavano la “Signorina”; Beppa del Carli, invece, preferiva chiamarla la Padroncina. Durante l’anno scolastico Sandra studiava a Firenze. Appena la scuola chiudeva i battenti veniva a Massarella a bordo di una macchina guidata dallo chauffeur di famiglia.
Il suo arrivo era un avvenimento per tutti, specialmente per gli anziani. Alessandra amava particolarmente le persone anziane e quelle bisognose; andava a trovarle spesso e portava loro frutta di stagione, pane e certi dolcetti che lei stessa preparava con l’aiuto delle sue contadine.
Le piaceva accudire al pollaio e, su pressione del padre, aveva imparato anche a compiere i lavori più umili riservati di solito alle massaie di campagna.
Il 22 agosto 1944 Alessandra e suo padre non si trovavano nella villa Crocialoni perché l’avevano abbandonata appena vi si era insediato il comando tedesco.
Aldo Settepassi, la figlia e la famiglia del Malfatti, amico di Aldo, preferirono trasferirsi nella fattoria di Colmata e, per maggior sicurezza, al podere Pratogrande, vicino alla Tabaccaia.
Beppa del Carli, di pomeriggio, attraverso i campi e il bosco, lasciata la sua casa, nei pressi del cimitero di Massarella, andò a trovare la famiglia Lombardi per avere notizie della sua Padroncina.
I Lombardi vivevano nella casa colonica a confine della villa Crocialoni; Beppa fu vista dai tedeschi, ma non le dissero niente.
In casa c’era Ugo Lombardi, di diciassette anni, coetaneo di Sandra. Ugo fece sedere Beppa e le offrì un po' d’acqua fresca.
- Babbo e mamma non ci sono?- chiese Beppa.
- Sono qua dietro casa. Te li devo andare a chiamare?
- Non importa, Ugo. Ma tu sai niente della padroncina?
- E’ al Pratogrande. So che muore dalla voglia di ritornare quassù da noi. Babbo andò a trovarli proprio ieri per vedere se il sor Aldo era stato catturato dai tedeschi nel rastrellamento di domenica; ma non l’avevano preso.
- Che faceva la Padroncina?
- Anche là continua a farsi in dieci per aiutare le persone. Anzi ha chiesto a babbo se la prossima volta le porta la cassetta per dipingere, perché l’aveva lasciata in villa.
- Mi piacerebbe tanto vederla - proseguì Beppa, che già pensava al suo piccolo Franco che aveva lasciato a casa.
- Ci potresti andare con babbo la prossima volta, quando le porta la cassetta per dipingere, così gli faresti compagnia durante il viaggio.
- Vorrei rimandarle una lettera molto preziosa. Ugo guardò Beppa incuriosito. Beppa spiegò:
- L’estate scorsa la Padroncina mi insegnò a leggere. Qualche volta, poverina, si sfogava con me. Non sopportava che la mamma e il babbo si fossero separati. La padroncina mi raccontava sempre della sua prima Comunione Firenze e mi diceva:
- Appena avrai imparato a leggere ti porterò la lettera che scrissi ai miei genitori in occasione della mia Comunione.
La Padroncina mantenne la promessa, mi portò la lettera, me la lasciò e disse:
- Me la ridarai; basta che tu non me la perda.
Io verrei restituirgliela. Ogni volta che la leggo mi commuovo e ci piango. C’era scritto:
”Cari genitori, in occasione di questo giorno santo io vi chiedo un regalo: riconciliatevi, ritornate a vivere tutti e due insieme a me.”
- Povera Sandra - commentò Ugo - E’ ricca ma è sfortunata.
Beppa si alzò e disse:
- Vado a mettermi d’accordo col tuo babbo: così gli porterò anche un conigliolo alla padroncina, quando si va al Pratogrande. Arrivederci, Ugo e stai attento ai tedeschi: non t’abbiano a prendere.
Ugo accompagnò Beppa alla porta e la salutò.
Voleva uscire, ma poi preferì rimanere lì in cucina.
Il suo sguardo si fissò su un quadretto, senza cornice, fatto dalla Signorina. Riandò con l’immaginazione all’estate del 1943
Sandra, tutte le sere, in compagnia delle ragazze del luogo, prima dell’ora di cena, andava a fare una passeggiata o al Dreoli o al Cinelli. Era sempre sorridente, gentile e Ugo la guardava estasiato. Sandra incantava tutti coloro con i quali veniva in contatto.
Ugo Lombardi si alzò, andò alla porta e vide Beppa che tornava a casa. Sandra in quel momento si trovava alla Tabaccaia. Forse stava giocando con i figli del Sig. Giulio Malfatti, l’amico del padre di Massa Marittima. Forse si stava adoperando per rendere meno disagevole la vita delle famiglie sfollate nelle stanze dell’essiccatoio. Forse faceva giocare Dosolina Bartolini, una ragazzina dodicenne, ammaliata dalla grazia e dalla bontà della sua padroncina.
Ugo, al calar della notte, andò a dormire con Gaspero Santi nel rifugio che si erano costruiti in Poggioni. Sandra invece, con tutti gli sfollati, uomini compresi, forse dormiva già dentro l’essiccatoio.
Era un luogo sicuro, perché era facilissimo guadagnare il padule, attraverso una botola in caso di pericolo. Mentre Sandra dormiva placidamente, Ugo per due volte, poco dopo la mezzanotte, corse il rischio di essere ucciso dai tedeschi. Sandra dormiva. Dormivano gli sfollati; ma alle ore 4,45 Dina Bartolini entrò nell’essiccatoio urlando:
- Uomini, uomini, scappate! Arrivano i tedeschi.
Tutti gli uomini, Aldo Settepassi compreso, scapparono dalla botola sotterranea verso il padule; dentro rimasero solo le donne e i bambini.
Ormai i tedeschi erano arrivati nel cortile. Piazzarono due mitragliatrici, poi un ufficiale urlò:
- Uscire tutti! Fuori! Fuori!!
Le donne uscirono alla rinfusa, ma non temevano cose brutte; sapevano che ai tedeschi interessavano solo gli uomini, da deportare.
Uscì anche la Padroncina che fu spinta malamente al muro da due tedeschi. Sandra si vide davanti la bocca di una mitragliatrice; volse gli occhi al cielo. Un grido la fece sussultare:
- Fuerh!
Diciassette proiettili trafissero il suo petto e la sprofondarono nel buio della morte. Stramazzò per terra sepolta da altri corpi travolti dal ferro straniero.
Quanto sangue! Quanti morti!
Ebbri per la strage compiuta, i tedeschi risalirono sulla camionetta e partirono. Dina Bartolini, il ventre squarciato, cominciò a lamentarsi. Ebbe la forza di chiedere della sua Dosolina e della Padroncina.
- La padroncina è morta, ma la Dosolina si è salvata – le dissero.
Anche Dina morì.
Quando, dopo le ore 12, gli uomini rientrarono dal padule, i cadaveri furono sistemati sul pavimento dell’essiccatoio. Aldo Settepassi era distrutto Il suo amico sembrava impazzito.
Il Malfatti aveva perduto il figlio Inghilesco di 9 anni, l’altro figlio Evandro di 13 anni e la moglie.
Anime buone procurarono per il Settepassi e il Malfatti quattro casse da morto zingate. Altre persone raggiunsero Massarella, la mattina del 24 agosto, per prendere accordi col babbo di Ugo Lombardi..
Il babbo di Ugo, subito. dopo mezzogiorno, si recò con due carri, tirati ciascuno da una mucca, alla chiesa della Querce dove erano state portate le salme di Sandra e dei tre Malfatti. Dopo la cerimonia funebre celebrata da Don Ivo Magozzi, le salme furono condotte con i due carri alla villa Crocialoni.
La cassa di Sandra fu adagiata dietro l’altare della cappella della villa e murata con mattoni di fortuna.
Beppa assistette piangendo all’arrivo e alla sepoltura della sua Padroncina.
Le altre tre casse furono interrate ed esumate. dopo il passaggio del fronte.
Ancor oggi Sandra, la Padroncina, giace nel chiesino di villa Crocialoni.

Sonia Carli,
nipote di Beppa, e Katia Lombardi, nipote di Ugo, scolare della classe quinta di Massarella, in collaborazione con le compagne Maria Bottaru e Daiana Cucini

 

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