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Agostino Bandini con la moglie Maria e la figlia Luciana
abitava in Via Cavallaia. Era proprietario di macchine
agricole, di alcuni cavalli - alcuni da traino altri da
corsa - e di un frantoio.
Come tutti i massigiani fin dagli ultimi giorni del
luglio 1944, aveva nascosto i cavalli e la roba più
preziosa all’interno del padule, in mezzo ai canneti,
perché i tedeschi, temendo un’imboscata, non mettevano
mai piede dentro il padule pieno di sfollati.
Il fronte ormai l’avevamo in casa: sulla riva sinistra
dell’Arno c’erano gli americani; sulla destra i
tedeschi.
Ai primi di agosto Agostino abbandonò la casa di via
Cavallaia, troppo frequentata dai tedeschi, e sì
trasferì sulla gronda fra il porto del Papa e il casotto
del Sordo.
Questo tratto di gronda era considerato un luogo molto
sicuro, perché protetto dalle cannonate americane dai
numerosi poggi e perché poco frequentato dai tedeschi.
Molte famiglie massigiane ci avevano costruito capanne
di fortuna; accanto alle capanne sulle pendici dei poggi
avevano scavato dei rifugi per ripararsi da eventuali
cannoneggiamenti o bombardamenti aerei.
In queste capanne vivevano prevalentemente donne,
ragazzi e anziani. Gli uomini, considerati disertori
dalla Repubblica Sociale Italiana, erano quotidianamente
ricercati da repubblichini e tedeschi.
I più giovani, renitenti alla leva, a scopo dimostrativo
venivano fucilati o impiccati; gli altri, quelli che
dopo l’8 settembre erano ritornati a casa, venivano
deportati.
Per questa ragione gli adulti, tutte le sere, andavano a
dormire in padule in capannine di fortuna. Di giorno era
facile eludere repubblichini e tedeschi perché c’era
sempre qualche donna che vigilava e segnalava in tempo
utile l’avvicinarsi dei rastrellatori; di notte, invece,
sarebbe stato difficile sfuggire.
La domenica del 20 agosto 1944 i tedeschi avevano fatto
un rastrellamento in grande stile in località la Torre.
Nella retata erano caduti tanti uomini fra cui anche
l’avvocato Egisto Lotti, suo figlio Adriano e Tommaso
Marradi, il futuro Ispettore scolastico. Questo evento
aveva reso molto più cauti i massigiani. Tutte le sere
verso le 22 a bordo dei propri barchini gli uomini
lasciavano le capanne e le case dei poggi e si
inoltravano nel padule. Qualcuno aveva provato a starci
tutto il giorno con la famiglia ma era impossibile
resisterci: le acque, che non defluivano perché i
tedeschi avevano costruito una specie di cateratta con
le macerie presso Stabbia, erano puzzolenti; le zanzare
erano particolarmente voraci; il calore del sole
agostano insopportabile. Ci aveva provato pure Agostino
Bandini, anche per star vicino ai suoi cinque cavalli.
Sua moglie Maria e la sua piccola Luciana non ci
resistettero più di un giornata.
Allora ritornò in gronda, nella sua capanna, accanto a
quella della famiglia della sorella Anita, e dei suoi
fratelli.
Con loro c’era anche il padre Bandino Bandini. Agostino
Si sentiva più tranquillo. In caso di necessità, di
notte, sua moglie poteva rivolgersi alle cognate.
Nel primo pomeriggio del 22 agosto la piccola Luciana
Bandini,
che muoveva i primi passi, cadde malamente fuori della
capanna e si fece male a un braccio. Cominciò ad urlare
come un’ossessa. Maria e le cognate non sapevano cosa
fare. Era. impossibile portarla all’ospedale di
Fucecchio: c’erano ovunque posti di blocco. Ma
soprattutto era difficile eludere le cannonate degli
americani.
Aspettavano Agostino che, come ogni giorno, rincasò
nelle ore più calde del pomeriggio, quando i tedeschi e
repubblichini facevano la siesta. Agostino fasciò il
braccino strettamente. Luciana continuava a piangere;
smetteva per qualche minuto, poi rincominciava di nuovo.
-Se fa così anche stanotte, non farà dormire nessuno
nemmeno nelle capanne vicine. E poi come faremo senza un
lume? – disse Agostino.
In capanna non si poteva accendere nemmeno un
fiammifero; era troppo pericoloso.
- Al Papa c’è una casa vuota. Sentite se vi fanno
passare la notte là, così con gli scuretti chiusi
potrete accendere anche il lume - suggerì una donna del
luogo.
Chi poteva dire di no ad Agostino?
Era troppo conosciuto e stimato. Furono felici di fargli
questo piacere. Al Papa ci abitavano due famiglie. Gli
uomini stavano
i padule; le donne invece non avevano mai abbandonato le
case anche se erano esposte al tiro delle artiglierie
americane.
Agostino, Maria e Luciana che si era un po’ calmata, sul
far della sera raggiunsero la casa al Papa e si
sistemarono alla meno peggio in cucina; sprangarono
porte e finestre, sistemarono candele e fiammiferi a
portata di mano, adagiarono Luciana su una materassina e
aspettarono che si addormentasse.
- Faresti meglio ad andare in padule, Agostino - disse
Maria. Agostino finse di non sentire. Da quante notti
non dormiva su di un materasso al riparo dalle zanzare!
Spense la candela e si coricò.
Il materasso e le pareti di una casa vera gli avevano
fatto dimenticare la guerra. Si addormentò. Non sentì il
trambusto dei tedeschi che a mezzanotte invasero i porti
della gronda.
All’albetta i tedeschi cominciarono a muoversi. Alcuni
spari svegliarono Agostino e sua moglie. Agostino si
alzò e si infilò fulmineo i pantaloni.
- Vado nel sotterraneo del Lampaggi; lì non mi prende
nessuno - disse a sua moglie frastornata.
Prese in mano le scarpe senza infilarsele ed uscì.
Appena varcata la soglia si trovò davanti la sorella
Anita che era venuta per avvisarlo:
- Lo Stillo è pieno di tedeschi! Dove vai?
- Vado al Lampaggi, nel sotterraneo. Mi ci sono
rimpiattato tante volte.
- No, Agostino. Vai in padule. Dalla parte del Lampaggi
ce ne sono troppi di tedeschi.
Agostino non ribatté. Imboccò un viottolo e scese verso
la gronda che non distava più di trecento metri. Stava
già per mettere piede nella gronda quando si imbattè in
una pattuglia tedesca. I soldati lasciarono partire una
raffica e il povero Agostino si afflosciò per terra, in
un piccolo fosso.
Dalle capanne vicine udirono lo sparo, ma nessuno osò
mettere fuori la testa; neppure Gino, fratello dì
Agostino, nascosto sotto una macchina agricola,
mascherata da un’immensa bica di grano a pochi metri di
distanza.
La pattuglia si accostò al cadavere, frugò nelle tasche
dei suoi pantaloni e sottrasse il portafogli. Conteneva
una cinquantina di mila lire: tutto il capitale della
famiglia che Agostino portava sempre con sé, con la
speranza di poter corrompere i tedeschi nel caso lo
avessero acciuffato. Compiuto il furto, i soldati
ricoprirono il povero Agostino con due. covoni di grano.
Li vide Maggina del Ceci che con una falce era uscita di
casa per fare un po'’ d’erba. Maggina voleva portarsi
sul luogo del delitto, ma proprio in quell’istante si
scatenò l’inferno sul Padule.
Vi sparavano dentro da tutte le parti: dai porti, dai
poggi, dalle colline dietro Stabbia, da Buggiano e
perfino da S. Miniato.
Le famiglie in capanna si raccomandavano a Dio perché
salvasse i loro uomini che si trovavano dentro a quell’inferno.
Maggina del Ceci si sedette in un fosso e attese
fiduciosa che quel finimondo terminasse.
Dovettero trascorrere delle ore prima che la povera
Maggina del Ceci potesse rialzarsi da quella fossa.
Al Papa, c’era un grande sgomento. Maria ringraziava, il
Signore che il suo Agostino fosse andato al Lampaggi.
Luciana giocherellava in quella cucina, in mezzo a
quelle cose che per lei risultavano nuove.
Quel finimondo non la impauriva . … sebbene non avesse
fatto esperienza di temporali.
Verso le dieci si verificò un breve intervallo nella
sparatoria infernale.
Maggina uscì dalla fossa e scese giù alle capanne della
gronda.
- Prima che cominciassero a sparare coi cannoni, i
tedeschi hanno ucciso un uomo in fondo al viottolo e
l’hanno coperto con due covoni di grano.
- Ma è lontano? – chiese Vera.
- No, no. Eccolo là — ed indicò il luogo con l’indice.
Vera, nipote di Agostino, e altre donne si diressero
quasi di corsa verso il luogo indicato da Maggina del
Ceci, ma non videro niente: di grano sparpagliato
all’intorno ce n’era tanto.
Poi arrivò Maggina. Vera le si piazzò accanto.
La donna spostò con la punta della falce un covone e.
rimase scoperto il volto abbronzato del povero Agostino
forato nella fronte.
Vera ammutolì. Poi gridò:
- Zio, zio!
Lo sguardo vitreo e assente dello zio dettò alla povera
Vera grida, urli, richiami che furono uditi anche dalla
moglie di Agostino, che si trovava al Papa.
- Ma questa è la voce di Vera. Cosa è successo? - si
chiese Maria, la moglie di Agostino, ed uscì per andare
a vedere.
Quando Maria fu a una cinquantina di metri dal luogo
dove’era suo marito, tutte le donne ammutolirono, si
scostarono dal cadavere e abbassarono lo sguardo.
Maria si turbò. Stava sopraggiungendo in quel momento
una pattuglia, richiamata dall’urlo delle donne. Maria
non la vide.
- Lo hanno ucciso i tedeschi – urlò Vera, gettandogli le
braccia al collo mentre le mostrava Agostino.
Maria trasalì. Il suo sguardo si posò su di un soldato
tedesco che si faceva largo tra le donne.
Maria gli si avventò addosso, lo graffiò sul viso
urlando tutto il suo raccapriccio e il suo rancore.
Il tedesco non accennò a reagire. Le donne allora
temendo il peggio si buttarono addosso a Maria e la
staccarono dal tedesco. Questi, appena si sentì libero,
impugnò il mitra e girandosi su se stesso lo puntò su
tutti, gridando:
- Raus ! Se no, Kaput!
Maria voleva farsi uccidere.
Di forza le donne la portarono al Papa.
Sul luogo del delitto erano giunti anche gli altri due
soldati della pattuglia.
Nella Catastini e Lina Bagnoli, venute a conoscenza del
fatto, con un carretto da sarello scesero giù verso la
gronda..
Quando videro i tedeschi si fermarono impaurite.
I tedeschi allora gridarono accennando al cadavere:
- Prendere subito, se no, kaput !
Nella e Lina fermarono il carretto di fianco al povero
Mea (così veniva chiamato Agostino).
Con i mitra spianati, i tedeschi assistettero all’opera
di recupero con cui le due donne alla meglio riuscirono
a caricare il corpo di Agostino sul carretto.
Poi, con il volto rigato di lacrime, risalirono al Papa,
mentre riprendeva la sparatoria sul padule.
Non fu possibile fargli indossare la giacca al povero
Agostino. La fronte venne avvolta con una benda.
La salma fu composta nella cucina dove Agostino aveva
dormito. Dopo la fine della sparatoria la notizia si
diffuse rapidamente, ma nessuno osava uscire dalle
capanne, dai rifugi.
So1o gli amici più intimi, incuranti dei pericoli,
vennero a far visita al loro Agostino ed organizzarono
per l’indomani il trasporto in chiesa e al cimitero di
Massarella.
La sera, il Bozzi, cognato di Agostino, improvvisò con
le tavole per manici da granate una cassa da morto ,
dove, all’alba del 24 agosto, venne composta la salma di
Agostino.
La cassa venne caricata su di un carretto e spinta a
mano da alcune donne, precedute dal parroco Don
Ferdinando Cerri. Dietro vi erano soltanto alcune donne,
quasi tutte parenti di famiglia.
Mancava Maria, la moglie, disfatta dal dolore. Anziché
dalla Generala, il corteo funebre passò dall’Uccelliera
e raggiunse la Chiesa.
Con molta rapidità il parroco provvide ad incensare e a
benedire la salma; poi a passo svelto fu raggiunto il
cimitero. Dopo l’interramento della salma sopraggiunsero
i carretti con i cadaveri di Poggio Pieracci avvolti in
lenzuoli.
La paura disobbligò dai convenevoli di rito in simili
occasioni. Chi aveva accompagnato Agostino si diede a
una sorta di fuga dal cimitero.
* * *
Il saldo per la famiglia di Maria Bandini al termine
dell’occupazione tedesca fece registrare un passivo
incolmabile.
I tedeschi le avevano distrutto tutte le macchine
agricole e rubato i trattori.
La sparatoria del 23 agosto aveva riempito di schegge
quasi tutti i cavalli di Agostino che dovettero essere
abbattuti. Rimasero incolumi soltanto due cavalli:
Bozzolo, un cavallo bianco da tiro, e Morello, un
cavallo da corsa.
Entrambi vennero venduti.
Con il ricavato venne data una più decorosa sepoltura ad
Agostino. che in fatto di decoro e di generosità era
stato in vita un autentico esemplare.
Ne seppe qualcosa quel prigioniero tedesco la cui vita
il 2 settembre l944 fu messa nelle mani di Maria, la
moglie di Agostino.
Gli americani la convocarono nella piazza di Massarella,
le mostrarono il prigioniero e sentenziarono:
- Se lei riconosce in lui uno degli uccisori di suo
marito, noi lo fucileremo subito.
Sull’impulso vendicativo di Maria prevalse la lezione di
generosità che Agostino ho aveva impartito nei
pochissimi anni di matrimonio.
Si ricordò dei due fuggiaschi siciliani capitati in casa
loro dopo l’8 settembre 1943.
Agostino le ripeteva continuamente:
- Anche loro hanno una famiglia e finché stanno con me
devono sentirsi come nella loro famiglia. E perciò
dobbiamo trattarli come se fossero nostri congiunti. Si
ricordò del grano che Agostino aveva dissotterrato per
distribuirlo a chi non ne aveva.
- Anche loro – diceva - hanno diritto a mangiare come
noi!
Maria si ripeté mentalmente:
- Anche questo tedesco ha una famiglia, forse una moglie
che l’aspetta.
Rispose:
- No, non è stato lui. Ne sono sicura.
Se il saldo finanziario era stato passivo, quello morale
invece fu ampiamente attivo. Nel registro della storia
di tutti i tempi si poteva annotare: un morto in meno
per volontà di una signora duramente colpita dalla
guerra..
Marco Rofi,
scolaro della classe quinta di Massarella, in
collaborazione con i compagni Claudio Carrara,
Massimiliano Tognazzi e Samanta Milli
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