GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Agostino Bandini

 

Agostino Bandini con la moglie Maria e la figlia Luciana abitava in Via Cavallaia. Era proprietario di macchine agricole, di alcuni cavalli - alcuni da traino altri da corsa - e di un frantoio.
Come tutti i massigiani fin dagli ultimi giorni del luglio 1944, aveva nascosto i cavalli e la roba più preziosa all’interno del padule, in mezzo ai canneti, perché i tedeschi, temendo un’imboscata, non mettevano mai piede dentro il padule pieno di sfollati.
Il fronte ormai l’avevamo in casa: sulla riva sinistra dell’Arno c’erano gli americani; sulla destra i tedeschi.
Ai primi di agosto Agostino abbandonò la casa di via Cavallaia, troppo frequentata dai tedeschi, e sì trasferì sulla gronda fra il porto del Papa e il casotto del Sordo.
Questo tratto di gronda era considerato un luogo molto sicuro, perché protetto dalle cannonate americane dai numerosi poggi e perché poco frequentato dai tedeschi. Molte famiglie massigiane ci avevano costruito capanne di fortuna; accanto alle capanne sulle pendici dei poggi avevano scavato dei rifugi per ripararsi da eventuali cannoneggiamenti o bombardamenti aerei.
In queste capanne vivevano prevalentemente donne, ragazzi e anziani. Gli uomini, considerati disertori dalla Repubblica Sociale Italiana, erano quotidianamente ricercati da repubblichini e tedeschi.
I più giovani, renitenti alla leva, a scopo dimostrativo venivano fucilati o impiccati; gli altri, quelli che dopo l’8 settembre erano ritornati a casa, venivano deportati.
Per questa ragione gli adulti, tutte le sere, andavano a dormire in padule in capannine di fortuna. Di giorno era facile eludere repubblichini e tedeschi perché c’era sempre qualche donna che vigilava e segnalava in tempo utile l’avvicinarsi dei rastrellatori; di notte, invece, sarebbe stato difficile sfuggire.
La domenica del 20 agosto 1944 i tedeschi avevano fatto un rastrellamento in grande stile in località la Torre. Nella retata erano caduti tanti uomini fra cui anche l’avvocato Egisto Lotti, suo figlio Adriano e Tommaso Marradi, il futuro Ispettore scolastico. Questo evento aveva reso molto più cauti i massigiani. Tutte le sere verso le 22 a bordo dei propri barchini gli uomini lasciavano le capanne e le case dei poggi e si inoltravano nel padule. Qualcuno aveva provato a starci tutto il giorno con la famiglia ma era impossibile resisterci: le acque, che non defluivano perché i tedeschi avevano costruito una specie di cateratta con le macerie presso Stabbia, erano puzzolenti; le zanzare erano particolarmente voraci; il calore del sole agostano insopportabile. Ci aveva provato pure Agostino Bandini, anche per star vicino ai suoi cinque cavalli. Sua moglie Maria e la sua piccola Luciana non ci resistettero più di un giornata.
Allora ritornò in gronda, nella sua capanna, accanto a quella della famiglia della sorella Anita, e dei suoi fratelli.
Con loro c’era anche il padre Bandino Bandini. Agostino Si sentiva più tranquillo. In caso di necessità, di notte, sua moglie poteva rivolgersi alle cognate.
Nel primo pomeriggio del 22 agosto la piccola Luciana Bandini,
che muoveva i primi passi, cadde malamente fuori della capanna e si fece male a un braccio. Cominciò ad urlare come un’ossessa. Maria e le cognate non sapevano cosa fare. Era. impossibile portarla all’ospedale di Fucecchio: c’erano ovunque posti di blocco. Ma soprattutto era difficile eludere le cannonate degli americani.
Aspettavano Agostino che, come ogni giorno, rincasò nelle ore più calde del pomeriggio, quando i tedeschi e repubblichini facevano la siesta. Agostino fasciò il braccino strettamente. Luciana continuava a piangere; smetteva per qualche minuto, poi rincominciava di nuovo.
-Se fa così anche stanotte, non farà dormire nessuno nemmeno nelle capanne vicine. E poi come faremo senza un lume? – disse Agostino.
In capanna non si poteva accendere nemmeno un fiammifero; era troppo pericoloso.
- Al Papa c’è una casa vuota. Sentite se vi fanno passare la notte là, così con gli scuretti chiusi potrete accendere anche il lume - suggerì una donna del luogo.
Chi poteva dire di no ad Agostino?
Era troppo conosciuto e stimato. Furono felici di fargli questo piacere. Al Papa ci abitavano due famiglie. Gli uomini stavano
i padule; le donne invece non avevano mai abbandonato le case anche se erano esposte al tiro delle artiglierie americane.
Agostino, Maria e Luciana che si era un po’ calmata, sul far della sera raggiunsero la casa al Papa e si sistemarono alla meno peggio in cucina; sprangarono porte e finestre, sistemarono candele e fiammiferi a portata di mano, adagiarono Luciana su una materassina e aspettarono che si addormentasse.
- Faresti meglio ad andare in padule, Agostino - disse Maria. Agostino finse di non sentire. Da quante notti non dormiva su di un materasso al riparo dalle zanzare!
Spense la candela e si coricò.
Il materasso e le pareti di una casa vera gli avevano fatto dimenticare la guerra. Si addormentò. Non sentì il trambusto dei tedeschi che a mezzanotte invasero i porti della gronda.
All’albetta i tedeschi cominciarono a muoversi. Alcuni spari svegliarono Agostino e sua moglie. Agostino si alzò e si infilò fulmineo i pantaloni.
- Vado nel sotterraneo del Lampaggi; lì non mi prende nessuno - disse a sua moglie frastornata.
Prese in mano le scarpe senza infilarsele ed uscì. Appena varcata la soglia si trovò davanti la sorella Anita che era venuta per avvisarlo:
- Lo Stillo è pieno di tedeschi! Dove vai?
- Vado al Lampaggi, nel sotterraneo. Mi ci sono rimpiattato tante volte.
- No, Agostino. Vai in padule. Dalla parte del Lampaggi ce ne sono troppi di tedeschi.
Agostino non ribatté. Imboccò un viottolo e scese verso la gronda che non distava più di trecento metri. Stava già per mettere piede nella gronda quando si imbattè in una pattuglia tedesca. I soldati lasciarono partire una raffica e il povero Agostino si afflosciò per terra, in un piccolo fosso.
Dalle capanne vicine udirono lo sparo, ma nessuno osò mettere fuori la testa; neppure Gino, fratello dì Agostino, nascosto sotto una macchina agricola, mascherata da un’immensa bica di grano a pochi metri di distanza.
La pattuglia si accostò al cadavere, frugò nelle tasche dei suoi pantaloni e sottrasse il portafogli. Conteneva una cinquantina di mila lire: tutto il capitale della famiglia che Agostino portava sempre con sé, con la speranza di poter corrompere i tedeschi nel caso lo avessero acciuffato. Compiuto il furto, i soldati ricoprirono il povero Agostino con due. covoni di grano.
Li vide Maggina del Ceci che con una falce era uscita di casa per fare un po'’ d’erba. Maggina voleva portarsi sul luogo del delitto, ma proprio in quell’istante si scatenò l’inferno sul Padule.
Vi sparavano dentro da tutte le parti: dai porti, dai poggi, dalle colline dietro Stabbia, da Buggiano e perfino da S. Miniato.
Le famiglie in capanna si raccomandavano a Dio perché salvasse i loro uomini che si trovavano dentro a quell’inferno. Maggina del Ceci si sedette in un fosso e attese fiduciosa che quel finimondo terminasse.
Dovettero trascorrere delle ore prima che la povera Maggina del Ceci potesse rialzarsi da quella fossa.
Al Papa, c’era un grande sgomento. Maria ringraziava, il Signore che il suo Agostino fosse andato al Lampaggi.
Luciana giocherellava in quella cucina, in mezzo a quelle cose che per lei risultavano nuove.
Quel finimondo non la impauriva . … sebbene non avesse fatto esperienza di temporali.
Verso le dieci si verificò un breve intervallo nella sparatoria infernale.
Maggina uscì dalla fossa e scese giù alle capanne della gronda.
- Prima che cominciassero a sparare coi cannoni, i tedeschi hanno ucciso un uomo in fondo al viottolo e l’hanno coperto con due covoni di grano.
- Ma è lontano? – chiese Vera.
- No, no. Eccolo là — ed indicò il luogo con l’indice.
Vera, nipote di Agostino, e altre donne si diressero quasi di corsa verso il luogo indicato da Maggina del Ceci, ma non videro niente: di grano sparpagliato all’intorno ce n’era tanto.
Poi arrivò Maggina. Vera le si piazzò accanto.
La donna spostò con la punta della falce un covone e. rimase scoperto il volto abbronzato del povero Agostino forato nella fronte.
Vera ammutolì. Poi gridò:
- Zio, zio!
Lo sguardo vitreo e assente dello zio dettò alla povera Vera grida, urli, richiami che furono uditi anche dalla moglie di Agostino, che si trovava al Papa.
- Ma questa è la voce di Vera. Cosa è successo? - si chiese Maria, la moglie di Agostino, ed uscì per andare a vedere.
Quando Maria fu a una cinquantina di metri dal luogo dove’era suo marito, tutte le donne ammutolirono, si scostarono dal cadavere e abbassarono lo sguardo.
Maria si turbò. Stava sopraggiungendo in quel momento una pattuglia, richiamata dall’urlo delle donne. Maria non la vide.
- Lo hanno ucciso i tedeschi – urlò Vera, gettandogli le braccia al collo mentre le mostrava Agostino.
Maria trasalì. Il suo sguardo si posò su di un soldato tedesco che si faceva largo tra le donne.
Maria gli si avventò addosso, lo graffiò sul viso urlando tutto il suo raccapriccio e il suo rancore.
Il tedesco non accennò a reagire. Le donne allora temendo il peggio si buttarono addosso a Maria e la staccarono dal tedesco. Questi, appena si sentì libero, impugnò il mitra e girandosi su se stesso lo puntò su tutti, gridando:
- Raus ! Se no, Kaput!
Maria voleva farsi uccidere.
Di forza le donne la portarono al Papa.
Sul luogo del delitto erano giunti anche gli altri due soldati della pattuglia.
Nella Catastini e Lina Bagnoli, venute a conoscenza del fatto, con un carretto da sarello scesero giù verso la gronda..
Quando videro i tedeschi si fermarono impaurite.
I tedeschi allora gridarono accennando al cadavere:
- Prendere subito, se no, kaput !
Nella e Lina fermarono il carretto di fianco al povero Mea (così veniva chiamato Agostino).
Con i mitra spianati, i tedeschi assistettero all’opera di recupero con cui le due donne alla meglio riuscirono a caricare il corpo di Agostino sul carretto.
Poi, con il volto rigato di lacrime, risalirono al Papa, mentre riprendeva la sparatoria sul padule.
Non fu possibile fargli indossare la giacca al povero Agostino. La fronte venne avvolta con una benda.
La salma fu composta nella cucina dove Agostino aveva dormito. Dopo la fine della sparatoria la notizia si diffuse rapidamente, ma nessuno osava uscire dalle capanne, dai rifugi.
So1o gli amici più intimi, incuranti dei pericoli, vennero a far visita al loro Agostino ed organizzarono per l’indomani il trasporto in chiesa e al cimitero di Massarella.
La sera, il Bozzi, cognato di Agostino, improvvisò con le tavole per manici da granate una cassa da morto , dove, all’alba del 24 agosto, venne composta la salma di Agostino.
La cassa venne caricata su di un carretto e spinta a mano da alcune donne, precedute dal parroco Don Ferdinando Cerri. Dietro vi erano soltanto alcune donne, quasi tutte parenti di famiglia.
Mancava Maria, la moglie, disfatta dal dolore. Anziché dalla Generala, il corteo funebre passò dall’Uccelliera e raggiunse la Chiesa.
Con molta rapidità il parroco provvide ad incensare e a benedire la salma; poi a passo svelto fu raggiunto il cimitero. Dopo l’interramento della salma sopraggiunsero i carretti con i cadaveri di Poggio Pieracci avvolti in lenzuoli.
La paura disobbligò dai convenevoli di rito in simili occasioni. Chi aveva accompagnato Agostino si diede a una sorta di fuga dal cimitero.
* * *
Il saldo per la famiglia di Maria Bandini al termine dell’occupazione tedesca fece registrare un passivo incolmabile.
I tedeschi le avevano distrutto tutte le macchine agricole e rubato i trattori.
La sparatoria del 23 agosto aveva riempito di schegge quasi tutti i cavalli di Agostino che dovettero essere abbattuti. Rimasero incolumi soltanto due cavalli: Bozzolo, un cavallo bianco da tiro, e Morello, un cavallo da corsa.
Entrambi vennero venduti.
Con il ricavato venne data una più decorosa sepoltura ad Agostino. che in fatto di decoro e di generosità era stato in vita un autentico esemplare.
Ne seppe qualcosa quel prigioniero tedesco la cui vita il 2 settembre l944 fu messa nelle mani di Maria, la moglie di Agostino.
Gli americani la convocarono nella piazza di Massarella, le mostrarono il prigioniero e sentenziarono:
- Se lei riconosce in lui uno degli uccisori di suo marito, noi lo fucileremo subito.
Sull’impulso vendicativo di Maria prevalse la lezione di generosità che Agostino ho aveva impartito nei pochissimi anni di matrimonio.
Si ricordò dei due fuggiaschi siciliani capitati in casa loro dopo l’8 settembre 1943.
Agostino le ripeteva continuamente:
- Anche loro hanno una famiglia e finché stanno con me devono sentirsi come nella loro famiglia. E perciò dobbiamo trattarli come se fossero nostri congiunti. Si ricordò del grano che Agostino aveva dissotterrato per distribuirlo a chi non ne aveva.
- Anche loro – diceva - hanno diritto a mangiare come noi!
Maria si ripeté mentalmente:
- Anche questo tedesco ha una famiglia, forse una moglie che l’aspetta.
Rispose:
- No, non è stato lui. Ne sono sicura.
Se il saldo finanziario era stato passivo, quello morale invece fu ampiamente attivo. Nel registro della storia di tutti i tempi si poteva annotare: un morto in meno per volontà di una signora duramente colpita dalla guerra..

Marco Rofi,
scolaro della classe quinta di Massarella, in collaborazione con i compagni Claudio Carrara, Massimiliano Tognazzi e Samanta Milli


 

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