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Gavena,
giugno 1944
In Italia infuriava la guerra di liberazione
dall'occupazione tedesca.
Gli anglo-americani, i liberatori, avevano sfondato il
fronte che passava per Cassino l'11 maggio e il 4 giugno
avevano liberato Roma. Ora avanzavano verso la Toscana.
La nostra zona era gremita di truppe tedesche che
avevano requisito tutte le scuole e molti altri edifici
pubblici. I Comandi e gli ufficiali si erano sistemati
nei palazzi dei privati e nelle loro ville dislocate
quasi tutte in campagna.
Tutti sapevamo che i tedeschi e i loro alleati
repubblichini sarebbero stati sconfitti; ma eravamo
parimenti consapevoli che prima di ritirarsi, tedeschi e
repubblichini avrebbero distrutto, ucciso e rubato. Le
truppe in ritirata rubano sempre e di tutto: gioielli,
argenteria, biancheria, macchine, bestiame, carriaggi,
cibarie...
A giugno, nei nostri paraggi , non si trovava un
muratore fidato nemmeno a pagarlo a peso d'oro.
Tutti quanti in paese ammassavamo bauli, indumenti,
coperte, biancheria, stoviglie e anche le pochissime
bottiglie di liquore che occhieggiavano dalla vetrina
delle credenze nelle stanze cieche che si trovavano in
quasi tutti gli appartamenti. Il muratore fidato avrebbe
murato la porta che noi poi avremmo "tappato" o con un
armadio o con una credenza o con un tavolo su cui
avremmo ammucchiato balle di carbone e di brace e mille
altre cianfrusaglie: cannicci, ceste, secchi pieni di
stracci, fiaschi, arcolai, trabiccoli, coperte da stiro.
Venivano considerati fidati i muratori che di sicuro non
avrebbero rivelato agli sciacalli, paesani e tedeschi,
l'ubicazione di quei nascondigli segreti.
Molti paesani rinunciarono al muramento delle porte per
paura della delazione dei muratori.
A metà giugno, dopo cena, a Gavena, i membri della
famiglia Mori parlarono a lungo della necessità di
nascondere in luogo più sicuro i loro preziosi.
Un mese prima li avevano incartati e messi in un grande
vaso di vetro. Il vaso era stato nascosto in soffitta in
mezzo a mille altre cose. Nessuno li avrebbe trovati,
ma..
Se la villa fosse stata colpita dalle bombe degli aerei
che tutti i giorni si esibivano contro il ponte
sull'Arno - quello di Fucecchio - i preziosi sarebbero
schizzati da tutte le parti. Chi li avrebbe ritrovati
tutti quanti?
La villa poteva essere colpita anche dalle cannonate.
Inoltre gli attendenti degli ufficiali tedeschi che si
erano sistemati al piano terra della villa si erano
specializzati nel rovistare la cantina e la soffitta.
- Sotterriamoli - propose Adriana, la figlia ventenne
dei Mori.
- La proposta mi piace - disse la mamma - Domattina
incaricheremo il nostro contadino di provvedere al
sotterramento del vaso con i preziosi.
- Eh, no, mamma! Io non mi fido di nessuno. La gente non
ci ama. Chissà cosa non farebbero per ridurci alla fame.
- E allora come e cosa intendi fare? - proseguÏ la
madre.
- Il vaso lo sotterrerò io.
Ed indicò con precisione il luogo.
- Prima scaverò la buca e la tapperò con della
sterpaglia Poi nelle ore di calura, di pomeriggio, andrò
a metterci il vaso con i preziosi. Ricoprirò la buca con
la terra e..
Adriana non perdette tempo.
L'indomani, verso le dieci del mattino, un fazzoletto in
testa a mo' di contadina, portò, uno alla volta, gli
attrezzi necessari : una zappa, una piccola vanga, una
cazzuola.
Nel primo pomeriggio, non vista, raggiunse il luogo dove
doveva scavare la buca. Si guardò attorno. La
vegetazione la copriva perfettamente. Lavorò un paio
d'ore, ma non ce la fece ad andare alla profondità
desiderata.
Vi ritornò mattina appresso e terminò l'operazione.
Verso le ore 14 salì in soffitta, mise il vaso con i
preziosi dentro una borsaccia da spesa che riempì di
stracci, uscì e si diresse alla "buca" mentre gli
ufficiali tedeschi si concedevano la pennichella
pomeridiana.
Un contadino di mezza età la vide ma senza riconoscerla.
E siccome un pelo di donna tira più di cento buoi, la
seguì furtivamente col segreto proposito di sedurla.
Quando le giunse ad una quindicina di metri si accorse
che era una della Villa Mori e dette l'addio ai sogni di
seduzione.
- O cosa ci farà qui? - si chiese - Non andrà mica ad un
appuntamento con un ufficiale tedesco o con un amante?
Continuò a seguirla
Giunta alla buca, Adriana si fermò.
Il contadino disse fra sé:
- Ci siamo! Ora vedrò chi è lui.
La ragazza scoprì rapidamente la buca, tirò fuori dalla
borsa il vaso dei gioielli incartati, lo lasciò
scivolare sul fondo..
Il contadino- guardone per niente mortificato dalla
doppia delusione si diede una fregatina ai capelli e
quatto quatto si allontanò.
Terminata l'operazione, la signorina Adriana,
soddisfatta, rientrò alla villa.
Il primo settembre le truppe anglo-americane varcarono
l'Arno. I tedeschi se ne erano fuggiti con una ventina
d'ore d'anticipo. Eravamo finalmente liberi!
Dopo le rappresaglie dei tedeschi e dei repubblichini
non mancarono, a partire dal 18 settembre, quelle degli
antifascisti. Le squadracce dei "rossi", Ë vero, non
uccidevano, non torturavano; tutt'al più "rapavano"
qualche donna fascista, esigevano delle corvées ed
imponevano agli ex repubblichini il coprifuoco.
- Lasciamo che le acque si calmino - disse una sera a
cena la signora Mori - I gioielli li dissotterreremo a
tempo opportuno.
Passarono settembre ed ottobre.
A metà novembre alcuni membri della famiglia Mori,
armati di zappa, di vanga e di badile si portarono alla
buca. Tutto sembrava in ordine. Scavarono, ma non
trovarono niente. Il vaso con i gioielli era stato
trafugato.
La giovane Adriana era disperata. Si sentiva
responsabile, in prima persona, di questa grave perdita.
Nessuno la rimproverò.
- Cosa posso fare? - si chiedeva la ragazza.
Subito le balenò un'idea, ma poi scosse la testa.
- Ma perché rinunciarvi? - si disse - Vale la pena di
provare.
Leggiamo:
................................in tempo di guerra
avevamo nascosto sotto terra un vaso di vetro con l'oro
di famiglia e con molti ricordi.
Passato il pericolo andammo a levarlo, ma non c'era più.
Io mi raccomandai tanto alla santa miracolosa - suor
Chiara - affinché mi facesse la grazia di riaverlo.
La notte la sognai e mi di disse che la mattina si
sarebbe ritrovato tutto.
Difatti la mattina, con grande sorpresa, trovammo tutto
l'oro sparso in una fossa e il bussolo accanto spaccato.
Così per ringraziamento della grazia ricevuta
dono......................................
Adriana Mori
N.B. L’episodio è tratto dal libro inedito LE 41 GRAZIE
DI SUOR M. CHIARA GARZI DEL MONASTERO S. SALVATORE DI
FUCECCHIO
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