GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

INDICE
 

Il 25 luglio 1943 in piazza dei Caduti e in piazza Montanelli
racconto di Norberto Catastini

 

Avevo 14 anni.
La mattina del 25 luglio mi trovavo in Piazza dei Caduti e precisamente davanti al negozio del “Montanellino” che faceva angolo con la scalinata a cordoli della Fattoria Corsini. Teresina, sempre ordinata e compita, con l’immancabile grembiulino bianco, si era portata sulla soglia della porta per respirare forse una boccata di aria fresca. Di clienti in quel momento non ce n’era nemmeno uno. E poi al banco c’era rimasto suo marito, il Mannini.
Teresina, “in cinque e quattro” , le braccia conserte, diede una sbirciata all’affresco di S. Cristoforo e scosse la testa. Chissà cosa avrà pensato. Dalla seconda finestra del primo piano del Palazzo Pretorio, all’epoca caserma dei carabinieri, si affacciò senza copricapo il maresciallo dei carabinieri. Con il movimento delle braccia fece capire ai pochi presenti nella piazza di avvicinarsi.
Anch’io mi portai sotto il Pretorio. Teresina, invece, rimase sulla soglia del suo negozio.
- Cittadini, fucecchiesi. Benito Mussolini è stato arrestato per ordine del re. Il Fascismo è finito.
Il Maresciallo si ritirò dalla finestra. I pochi presenti applaudirono e subito si dispersero nelle vie che si dipartono dalla piazza e gridavano.
- Il Fascismo è finito. Mussolini è stato arrestato. Uscite! Venite a festeggiare.
Teresina, incredula, rientrò in negozio – forse per informare dell’accaduto il marito – e non mi capitò più di rivederla nel corso della mattina.
Qualcuno, vicino a me, voleva andare a suonare le campane a festa; ma non venne preso sul serio da nessuno. In pochi minuti la piazza si riempì.
- Le scale! Portate le scale! – gridarono alcuni.
Tutti volsero lo sguardo verso il Palazzo che aveva ospitato la sede della Pretura fino al 1925 e poi la Casa del Fascio fin quasi al 1940. Sulla facciata vi erano ancora la scritta Casa del Fascio e alcuni fasci littori. Inoltre alcune stanze del fabbricato fungevano ancora da Archivio del Partito.
Appena vennero portate le scale, i più facinorosi, già armati di martello e di scalpello, le appoggiarono alla facciata della ex Casa del Fascio, vi salirono, abbatterono i simboli del Partito Fascista e penetrarono , passando dalla finestra, negli ex uffici del Partito dei neri.
- Fate largo! – urlò uno di quelli che era entrato nella stanze . Le persone si allontanarono alquanto, Dopo pochi istanti cominciarono a piovere dalle finestre del primo piano registri, libri, quadri del Duce e di dirigenti locali e nazionali, fotografie, simboli fascisti. Quando le stanze furono svuotate di nuovo i facinorosi urlarono:
- Ora andiamo tutti Ingiù!
Io non seppi resistere alla tentazione di prendere un po’ di quel materiale cartaceo. Nessuno ci fece caso. Presi tre o quattro pezzi e li portai nell’andito della mia casa in via Cammullia e li collocai dietro il battente del portone che stava sempre aperto. Fatta questa operazione andai di corsa in Piazza Montanelli. All’altezza di via Giovanni Nelli udii un urlio incredibile frammisto a degli schianti. La piazza era gremita di persone. I fratelli Antonini stavano scalpellando i fasci littori che decoravano la facciata della Casa del Fascio nuova di zecca. Ogni volta che ne cadeva uno tutti gridavano “Evviva!” ed applaudivano. Appena lo smantellamento dei fasci littori fu condotto a termine vidi arrivare una Topolino che si fermò davanti al portone della Casa del Fascio che era chiuso. Dal Topolino uscirono due carabinieri. Un terzo rimase al volante della macchina. Venne suonato il campanello. Subito il portone si aprì e ne uscì il Ciardini, segretario del PNF. Me lo trovai a venti centimetri. Era tutto sbiancato dalla paura. Qualcuno voleva aggredirlo, ma i due carabinieri lo protessero e lo fecero salire sulla macchina che subito si allontanò.
Visto che non succedeva più niente preferii ritornare in via Cammullia per portare in salvo quella piletta di documenti cartacei che avevo nascosto dietro il battente aperto della porta di casa.
Appena fui entrato in casa, nonostante l’atmosfera festosa che vi regnava – soltanto mio fratello, Mario, era ancora visibilmente impaurito. Lui aveva il terrore della violenza, della iconoclastia, degli urlii . Aveva persino impedito a mia madre di affacciarsi alle finestre di camera per vedere cosa succedeva in piazza dei Caduti – fui bloccato da mia madre.
- Tu, cosa ci hai sotto il braccio?
- Questi cosi li buttavano dalla finestra in piazza del Caduti.
- Non ti azzardare a lasciarli qui in casa. Vai e rimettili dove li hai presi. E non credere di farmela perché io ti vengo dietro.
Mia madre era spaventosamente coerente. Quando da via Cammullia entrai in via S. Giovanni, con la coda dell’occhio la vidi uscire dalla porta di casa. Stavo per mettere piede in Piazza dei Caduti quando udii la inconfondibile voce di mia, da tutti conosciuta come Elena d’Arcasio.
- O Giannina, finalmente posso sfogarmi. Diglielo a tuo cognato, il Fedi, che l’abbiamo sempre saputo che era stato lui, insieme a Maso del Toscano, a fare la spia a quei poliziotti che portarono in prigione il mio marito e il mio cognato.
- O Elena, ti sbagli. Il Fedi non ci rientra nulla in codesta faccenda.
- E ‘un me la tappi la bocca. Non ebbero pietà, lui e il Toscano, nemmeno delle mie creature. Ma ora è finito il tempo del fascismo. Ora non comandano più. E dovranno pagare tutto il male che hanno fatto.
Giannina proseguì il suo cammino verso piazza Garibaldi e poi verso via Castruccio. Io, stupefatto, mi ero fermato ad ascoltar mia madre. Finalmente aveva potuto sfogare tutto il suo rancore contro gli spioni che avevano fatto assaporare a mio padre e a mio zio le delizie del carcere delle Murate a Firenze. Al termine dello sfogo verbale di mia madre mi portai davanti al portone della ex Pretura e vi deposi libretti e registri che volevo trattenere in casa a futura memoria.
- Va bene – mi gridò mia madre - Ora andiamo in casa. E speriamo che anche la guerra finisca presto come è finito il Fascismo.


Catastini Norberto

 

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