GUERRA del 1944    

 


LA  GUERRA  A  FUCECCHIO  NEL  1944
di Mario Catastini

 

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Il 25 luglio 1943: la caduta di un mito
racconto di Alvaro Zingoni

 

Faceva già caldo verso le ore 10 del 25 luglio 1943. Io me ne stavo beatamente seduto sul muretto del giardinetto, davanti casa, intento ad armeggiare con i pezzetti colorati di una costruzione che mi avevano regalata gli zii di S. Miniato per Natale. La coppia di anziani sfollati livornesi, che avevamo ospitati nella nostra abitazione dopo il disastroso bombardamento a tappeto del 28 maggio di quell’anno, non erano ancora scei o forse erano andati alla Messa nella chiesa delle Vedute.
Ad un tratto percepii, proveniente dalla strada un insolita animazione. Erano persone che, in preda ad una certa euforia, gridavano ininterrottamente:
- Finalmente lo hanno arrestato quel brigante! Ché il diavolo se lo porti all’inferno!
Io non capivo chi fosse quel brigante del cui arresto tutta quella gente si mostrava tanto contenta. Appena l’improvvisato corteo fu passato, io mi rimisi a giocare con la costruzione.
Poco dopo giunsero da Firenze la zia materna Paolina, suo marito Adriano, la nipote Anita con la figlia Adriana di 6 anni. Avevano abbandonato la città sotto l’incubo dei bombardamenti. Noi li ospitammo di buon grado perché in certi momenti la solidarietà si rivela molto indispensabile e determinante.
Appena si ristabilì un po' di calma chiesi allo zio se sapeva chi fosse quel brigante arrestato quella mattina.
- Mussolini – mi rispose tranquillo e proseguì – Anche Firenze è in festa perché la gente era stufa della guerra voluta da Mussolini e della sua dittatura. Io non mi intendo di politica, caro Alvaro, e perciò non posso esprimerti il mio giudizio a riguardo.
Mentalmente rimasi sconcertato. Mussolini, per effetto della quotidiana propaganda scolastica, era diventato anche per me un idolo. Chi avrebbe preso il suo posto. C’era davvero un altro capo all’altezza di Benito Mussolini?
Mia madre mi tranquillizzò dicendomi:
- Non preoccuparti! Nessuno è insostituibile. Forse col nuovo capo andremo meglio di prima.
Qualche mese dopo, un giovane partigiano, Mario, mi spiegò che il 25 luglio gli Italiani avevano collocato una lampadina accesa nei quadranti degli orologi.
- Perché? – gli chiesi.
- Perché non vedevano l’ora.

Alvaro Zingoni
 

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