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Visita pastorale a
Massarella (1556)
Nella mattinata di domenica 1° marzo 1556 giunse a Massarella
il Vicario del vescovo di Pistoia in visita pastorale.
Il vescovo monsignor Pier Francesco da Galliano, a seguito di
denunce sul grave stato di irregolarità e di abbandono in cui
si trovava la pieve di Massarella, vi mandò in visita il suo
Vicario, il reverendo Pietro Bordoni da Ravenna.
Quando il vicario giunse a Massarella, la porta della chiesa
era aperta e senza serratura; nell'aula della chiesa, priva di
pavimento, vi erano un mucchio di sassi e uno di lino.
Sull'altare vi era una pala in cui erano dipinti la Vergine
con il Bambino, S. Pietro con le chiavi (a destra) e S.
Giovanni Evangelista con l'aquila ai piedi (a sinistra). La
porticina del tabernacolo , vuoto, era aperta e senza
serratura. Sull'altare vi erano una croce di rame o di ottone,
dua candelieri spaiati e una pace lignea dipinta.
In sagrestia c'era una cassapanca aperta e senza serratura, un
camice, un amitto, una stola, una pianeta turchina, un
catecumino nuovo ed uno vecchio ed un piccolo messale.
Il fonte battesimale, sul lato sinistro della chiesa, era
chiuso: la chiave era dentro il tabernacolo aperto.
Dopo aver effettuato questa ricognizione, il Vicario interrogò
il pievano di Massarella, prete Giovanni di Ser Luca da
Galleno.
Dal colloquio e dall'atto di comparizione del pievano presso
il vescovado di Pistoia risultò che prete Giovanni non aveva
ricevuto l'ordinazione sacerdotale: aveva ricevuto soltanto
gli ordini minori da un Vescovo di passaggio a Fucecchio.
Appena ottoenuta l'investitura della pieve di Massarella aveva
affidato al padre l'incarico di amministrare il "podere della
pieve" ed aveva affidato il servizio religioso ad un
CAPPELLANO a cui corrispondeva uno stipendio.
Il cappellano era don Alessandro di Berto da Fucecchio. Questi
teneva il calice ed il corporale e celebrava la Messa ogni tre
settimane.
Venne interrogato sotto giuramento anche il Cappellano don
Alessandro.
Il Cappellano raccontò che cominciò ad officiare nella chiesa
di Massarella sin dal 1540, anno della sua ordinazione
sacerdotale. Per 14 anni aveva celebrato la Messa a Massarella
ogni due settimane. Poi per controversie con il pievano aveva
abbandonato questo servizio. Volontariamente era venuto a
celebrare la Messa il secondo giorno di Pasqua.
Il Cappellano rivelò che le anime da Comunione erano 30, ma
che quattro anni prima erano 120 perché la parrocchia si
estendeva fino al Rio Ramoni.
Della piccola comunità massigiana furono interrogate 5
persone:
1- Battista di Menico Donati
2- Lazzaro di Domenico Buschini
3- Michele di Iacopo Masi
4- Luigi Benedetti
5- Maria moglie di Lando di Betto Malaschi
I cinque rivelarono che il pievano era corrotto e dedito al
gioco delle carte e che il lavoratore della chiesa, Sandro di
Lampaggio, usava la chiesa come ovile per castroni ed agnelli.
In due anni erano state celebrate soltanto 6 messe. Molti
massigiani erano morti senza ricevere né confessione né
Comunione né Estrema Unzione.
Il Vicario, a sera, prima di ripartire per Pistoia, ordinò al
pievano e al cappellano di presentarsi al Palazzo Vescovile di
Pistoia e di provvedere ad un regolare servizio religioso per
la ormai prossima Settimana Santa.
Il pievano si presentò a Pistoia. Su ordine del Bargello di
Pistoia il pievano venne catturato a Fucecchio il 10 aprile
1556 e rinchiuso nelle Stinche di Pistoia. Vi rimase però
soltanto una diecina di giorni. Pistoia non poteva far valere
i suoi codici su cittadini di Fucecchio.
Da non dimenticare che nel 1556 era in corso di svolgimento il
Concilio di Trento (1545-1563) che avrebbe moralizzato e
riformato l'Ecclesia. |