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Urna di S. Candido
in pezzi (1854)
S. Candido è il patrono del nostro paese. Il suo scheletro e
l'ampolla del suo sangue giunsero a Fucecchio, da Roma, nei
primi minuti del 3 ottobre 1665.
Al santo patrono di ogni paese spetta essenzialmente il
compito di proteggerci dalle calamità. Nei casi di siccità o
di piogge incessanti può essere invocato per alcune giorni
consecutivi: per 3 (Triduo) o per 9 (Novena).
Nel 1854 le nostre campagne risultavano devastate dalla
siccità. Che fare? Si ricorse a S. Candido con un Triduo per
impetrare la pioggia.
Il 30 luglio l'urna contenente lo scheletro e l'ampolla del
sangue del santo martire fu collocata sopra la tavola
dell'altar maggiore.
Il 2 agosto, al termine del Triduo, verso le ore 11 del
mattino, mentre veniva calata giù dall'altare, l'urna si ruppe
in vari punti e lo scheletro franò sugli scalini dell'altare.
L'arciprete Silvestro Montanelli informò subito dell'accaduto
il vescovo di S. Miniato e lo pregò di venire a Fucecchio per
procedere alla ricognizione dello scheletro del santo che era
stato provvisoriamente chiuso nel vano dove si era sempre
conservato ed i cui uscioli e sportelli erano stati sigillati
con ceralacca rossa avente le impronte dello stemma capitolare
e di quello del comune di Fucecchio come risultava dal verbale
sottoscritto dall'arciprete Silvestro Montanelli, dal
Gonfaloniere Silvestro Checchi, dal dott. Niccodemo
Trivellini, dall'Operaio Niccolò Lensi, dai testimoni Oliviero
Lotti e Arturo Rosati.
Il vescovo, non potendo venire a Fucecchio, delegò l'arciprete
ed il canonico Gaetano Maria Rosati alla rottura dei sigilli e
all'estrazione dello scheletro del santo dal vano sigillato
per riporlo in un'altra URNA alla presenza dei firmatari del
primo verbale. Il vescovo chiese anche il verbale
dell'operazione di traslazione.
In occasione dell'operazione di traslazione, l'arciprete
invitò il medico dott. Ranieri Montanelli affinché eseguisse
una ricognizione sullo scheletro per constatare se vi fossero
delle ossa rotte.
Il medico affermò che lo scheletro era completo sebbene
presentasse delle fratture a carico sia di tre dita della mano
sinistra (indice, medio, anulare) sia del femore e della tibia
della gamba sinistra.
L'arciprete esaminò l' AMPOLLA del sangue che nell' AUTENTICA
si diceva annessa al corpo del santo. Essa fu trovata ridotta
in pezzi e il sangue pietrificato fu reperito sia sulle pareti
interne dell'ampolla sia sul piano dell'urna sotto forma di
polvere. Questo sangue polverizzato e pietrificato fu raccolto
insieme ai frammenti di ampolla, chiuso e sigillato in due
carte col sigillo vescovile e posto nell' URNA nuova che venne
riposta sotto l'altar maggiore. |