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Teofilo padre
proclamato santo (1930)
Le guarigioni istantanee di suor Teresa Ulivelli del monastero
di S. Salvatore di Fucecchio (7 settembre 1924) e di suor
Matilde Pollacchi, portinaia del convento delle Visitandine di
Massa e Cozzile della diocesi di Pescia (12 agosto 1926)
misero in moto, a Roma, la procedura della Causa della
Canonizzazione del nostro padre Teofilo da Corte.
Dopo il TUTO PROCEDI POSSE (6/4/1930) e il PLACET del 22
maggio 1930, il papa indisse la Canonizzazione del Beato
Teofilo per il giorno 29 giugno 1930.
La cerimonia si svolse nella Basilica Vaticana. Nel grande
tempio illuminato da 80.000 lampadine elettriche pendevano le
due grandi tele dipinte dal professor Boa nelle quali erano
rappresentati i due miracoli del Beato, lo stendardo
processionale della sua Gloria e lo stendardo raffigurante S.
Teofilo che sostiene amorevolmente un frate infermo su di un
asinello. Entrambi gli stendardi erano stati dipinti da padre
Samuele Puri OFM.
Alla loggia esterna pendevano la Gloria dei Martiri
Camaldolesi,quella del Beato Roberto Bellarmino e, alla
sinistra di quest'ultimo, quella del nostro Beato Teofilo.
Dalla cattedra il pontefice Pio XI° pronunciò la famosa
formula:
- Ad onore della SS. Trinità, per l'esaltazione della
Religione Cattolica, con l'autorità di Gesù Cristo, dei SS
Apostoli Pietro e Paolo e Nostra DECRETIAMO e DEFINIAMO che i
Beati Giovanni e compagni martiri, Roberto Bellarmino, Teofilo
da Corte sono SANTI e come tali li ascriviamo nel catalogo dei
Santi.
Poi al pontefice furono presentate le offerte rituali. Le
tortore e gli uccelli offerti per S. Teofilo, nell'atto di
essere presentati in gabbie dorate al papa si misero a
"cantare" giocondamente.
Alla cerimonia presenziarono molti fucecchiesi, fra cui il
guardiano padre Carlo Catarsi, padre Candido Benvenuti, padre
Vincenzo Checchi, l'arciprete don Giulio Frediani, il podestà
Boari Antonio.
Il giorno dopo, il papa accordò un'udienza ai sacerdoti e ai
laici della nostra diocesi. Tramite il cardinale Eugenio
Pacelli, il pontefice fece pervenire al nostro vescovo
Monsignor Ugo Giubbi, forzatamente assente per indisposizione,
una lettera di ringraziamento per l'obolo di S. Pietro pari a
500 lire. |