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Sommosse antimurattiane (1814)

Nel 1814 i fucecchiesi erano ormai arcistufi della dominazione francese che durava da ben 13 anni consecutivi e non vedevano nemmeno di buon occhio i napoletani di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. Cosa non avrebbero fatto per scrollarseli dalla propria pelle, francesi e napoletani, e per riabbracciare il granduca lorenese Ferdinando III°.
Quando il 6 febbraio 1814 seppero dal Proclama fatto affiggere da Murat che la Toscana era stata occupata dai napoletani, i fucecchiesi con armi e bastoni si radunarono in Piazza Maggiore e dettero alle fiamme stemmi e vestigia francesi.
- Meglio i napoletani che dei francesi ! - gridavano
E avrebbero continuato a far baraonda per tutto il giorno se non fosse intervenuto l'arciprete Montanelli che riuscì a dirottare tutti i manifestanti nella chiesa Collegiata e poi in quella delle Vedute. Il nostro arciprete aveva paura di eventuali ritorsioni: i francesi potevano ritornare.
Il 10 marzo 1814, alle ore 20, alcuni vetturali di ritorno da Livorno portarono la notizia che 5.000 inglesi erano sbarcati nel porto di quella città per occupare la Toscana. A questa notizia, uomini, donne e bambini sbucarono da ogni parte e si riversarono nelle strade e nelle piazze.
- Meglio gli Inglesi che dei napoletani - urlavano.
Fu preso d'assalto il campanile e le campane suonarono a festa per tre giorni consecutivi.
La folla si radunò davanti alla canonica della Collegiata, in piazza Garibaldi, per indurre l'arciprete ad andare in chiesa a cantare il Te Deum. L'arciprete riuscì a rimandare il canto del Te Deum all'indomani.
I popolani, allora, guidati da un ex frate, andarono alle carceri a liberare i detenuti politici; poi andarono a riaprire la chiesa La Vergine; indi risalirono in Collegiata a riprendere i quadri che erano già appartenuti ai frati francescani. L'arciprete Montanelli si accodò a quello strano corteo, si portò nella chiesa dei frati e convinse il popolo a cantare le litanie .
Il 12 marzo 1814 giunse da Pisa un Proclama, indirizzato al Comune e spedito dal Comando Napoletano, con l'ordine di farlo affiggere in Piazza Maggiore. Il Proclama venne subito attaccato.
I popolani lo strapparono immediatamente e continuarono a manifestare contro Napoleone e contro i napoletani di Murat.
Il 13 marzo, un ufficiale napoletano e 6 soldati intimarono all'arciprete di far cessare il suono delle campane. Don Montanelli si fece portavoce di quest'ordine, ma il popolo, anziché obbedire, disarmò i 7 napoletani e li cacciò da Fucecchio " a furia di pietrate ".
L'arciprete, preoccupato per le inevitabili ritorsioni dei napoletani e per niente convinto di quanto si era vociferato a proposito dei 5.000 inglesi, organizzò subito una processione a cui prese parte tutta la popolazione.
Il 15 marzo il Governo Napoletano spedì a Fucecchio una colonna di soldati incaricati di compiere una rappresaglia nei confronti dei Fucecchiesi. L'arciprete andò a conferire con i comandanti e riuscì a dissuaderli dal compiere la rappresaglia programmata.
Il 20 aprile 1814 la Toscana ripassò finalmente sotto i Lorena. L'incubo francese e napoletano era davvero finito.

fucecchionline.com  di  G. Pierozzi  ®  2002 / 2012

 


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