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Sibolla (lago di)
Di questo « relitto dell’ultimo
Terziario e delle glaciazioni … della grande notte terrestre …
dell’alba della vita », ignorato – minuscolo com’è:
quattrocento metri di lunghezza e cinquanta di larghezza –
dalle carte geografiche, e pressoché invisibile a chi percorre
in macchina la contigua autostrada. Lo conoscono assai bene,
però, i naturalisti: come un’isola botanica di straordinaria
importanza, ultimo rifugio di piante e fiori che vissero al
tempo del grande freddo. Certo Sibolla esplode a primavera in
una fantastica fioritura di ninfee bianche e gialle che lo
svelano – agevolmente, allora – ai profani, ai non addetti ai
lavori.
Di altri colori e di altre infiorescenze sono però vaghi i
naturalisti: il rosa – pallido, esangue – dei fiorellini della
“anagallis tenella”, una specie solitamente reperibile, e
anche lì con il lanternino, nei paesi boreali; e i fiorellini
– “bianchi, ingenui, tutto candore” – della “Drosera rotundi
folia”, che è tuttavia una pianta insettivora di rara ferocia,
le cui “foglie-polipi” si richiudono, si direbbe con voluttà,
sugli insetti più sprovveduti, facendone succulenta poltiglia.
Quanto a rarità, ad ogni modo, non c’è specie al mondo che
batta l’ «Oxicoccus quadripetalus», volgarmente detto
“mortellina di palude., che difatti è reperibile ormai
soltanto qui, a Sibolla, e si fa chiacchierare pure per la sua
singolare abitudine di emergere dall’acqua al sorgere del sole
e di riguadagnare la sua equorea “privacy” al tramonto. E
tante tante altre specie – tutte più o meno rare – che al loro
momento, per dirla col Batini, “coprono con le grandi foglie
la storia segreta del laghetto di Sibolla, che raggiunge, al
massimo, tre metri di profondità, ma che ha conosciuto – e
ricorda – gli abissi del tempo”.
Una ghiottoneria di natura,, dunque, questo laghetto; tale da
ingolosire Walt Disney, una cui “troupe”, difatti, venne qui
nel 1950 a girarvi un documentario della serie «La natura e le
sue meraviglie», che doveva poi … meravigliare tutto il mondo. |