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Ritiro La Vergine soppresso dallo Stato Italiano (1866)

Il 7 luglio 1866, mentre l'esercito italiano era impegnato a fianco di quello prussiano nella cosiddetta Terza Guerra di Indipendenza contro l'Austria, il Parlamento Italiano approvò la Legge dell'incameramento dei beni ecclesiastici.
Lo Stato italiano non si limitò soltanto ad incamerare tutti i beni immobili appartenenti ai vari ordini religiosi ma ne decretò anche la soppressione di fatto in quanto li sloggiò dai loro conventi e dai loro monasteri.
Nel novembre del 1866 venne notificato anche alla comunità francescana del Ritiro La Vergine l'ordine di sfratto entro il 7 gennaio 1867. I frati non lo presero sul serio e confidarono nella Divina Provvidenza. Il 6 gennaio, pochi minuti prima che "uscisse" la tradizionale Processione dell'Epifania, detta di Gesù Bambino,
un messo comunale recapitò al guardiano che officiava in chiesa una ingiunzione scritta tassativa:
" DOMANI MATTINA DOVETE LASCIARE IL CONVENTO "
La mattina del 7 gennaio i frati lasciarono il Convento e la chiesa che vennero affidati in custodia al guardiano padre Pini coadiuvato da un frate sacerdote e da un frate laico.
Il Convento venne ridotto a Caserma per una compagnia di soldati di stanza a Pisa.
Il Refettorio venne adibito a stalla per i cavalli di detta compagnia.
Il Noviziato venne ridotto a macello pubblico.
I frati estromessi si organizzarono in RIUNIONI, dipendenti dal Provinciale e da Roma, disseminate in varie parti della nostra provincia.
Il 10 giugno 1879 i frati ricomprarono il convento di cui era diventato proprietario il nostro Comune : spesero 15.452 lire.
Nel 1885, con un atto di permuta, i frati rientrarono in possesso anche del fabbricato del Noviziato che era stato trasformato in Macello pubblico.

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