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Reliquie
di S. Candido a Fucecchio (1665)
Fucecchio, nel 1665, non aveva ancora un suo patrono. I preti
non volevano saperne di patrono perché l'iter burocratico era
complicato e soprattutto perché il costo della pratica di
richiesta era salatissimo. Il pievano non se la sentiva di
imbarcarsi in una simile dispendiosa operazione.
Viveva a Roma il concittadino Niccolao Cicci, abate del
monastero di S. Bartolommeo di Cappiano. In un suo viaggio a
Fucecchio, all'inizio del 1665, riuscì a convincere il
Consiglio Comunale che quello sarebbe stato l'anno propizio
per ottenere dalla Santa Sede un Patrono. Il Cicci fece anche
presente che il pievano non avrebbe mosso nemmeno un dito per
avanzare la richiesta di un patrono perché la Pieve navigava
finanziariamente in cattive acque. Il Gonfaloniere capì a volo
l'antifona e promise all'abate Niccolao che avrebbe fatto di
tutto per convincere il Consiglio Comunale ad addossarsi tutte
le spese necessarie per dotare il comune di Fucecchio di un
patrono.
Il Consiglio Comunale deliberò di assumersi il patrocino di
tutta l'operazione.
La pratica venne subito inoltrata e il suo iter, grazie ai
buoni uffici interposti dall'abate Cicci, fu estremamente
rapido.
Il 16 aprile 1665 il cardinale Caraffa consegnò all'abate
Cicci lo scheletro ed un vaso di sangue di S. Candido che fu
proclamato patrono di Fucecchio da Papa Alessandro VII°.
Poiché la festa di S. Candido cade il 3 ottobre, bisognava
organizzare il trasporto delle reliquie (scheletro e vaso di
sangue) in maniera che queste ultime giungessero a Fucecchio
nelle prime ore del 3 ottobre.
Le reliquie di S. Candido, spedite via mare, giunsero al porto
di Saettino alle ore zero e qualche minuto del 3 ottobre.
Ad attendere le reliquie del santo martire, nostro Patrono,
c'era tutto il popolo "con la maggiore allegrezza che abbia
mai avuto questa terra."
Il popolo andò incontro alle reliquie con 200 torce accese e
le accompagnò fino all'Osteria. Dall'Osteria in poi tutte le
finestre erano illuminate "e non vi era finestra che non vi
fossero due lumi . Di traverso alle strade vi erano luminarie
e palloncini di più sorte accesi fino alla casa dei poveri di
modo che non si potevano numerare perché erano di molte
migliaia."
Poi ci fu la processione, che stazionò presso tutte le chiese,
e al termine ci furono le " scariche di mortaretti, razzi e
fuochi " fino alle 4 di mattina, l'ora in cui le reliquie del
santo entrarono nella pieve di S. Giovanni (Collegiata) dove
rimasero esposte per 3 giorni.
Durante questi tre giorni vennero in processione i popoli
vicini di Cerreto Guidi, di Galleno e persino di Empoli "e
questa fu la prima festa che si fece di questo glorioso santo
e piaccia a Dio che sia sempre nostro protettore." |