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Ponte a filo di ferro (1861)

La borghesia locale, tra il 1850 e il 1860, aveva capito come e quanto fosse utile dotare il nostro paese di un ponte ora che era entrata in funzione anche la linea ferroviaria Firenze-Pisa. Nella costruzione di un PONTE SOSPESO A CAVI DI FERRO i nostri borghesi avevano subodorato anche un grosso affare. Ottenendo la privativa del ponte avrebbero potuto recuperare i soldi spesi ed accantonare lauti guadagni con l'imposizione perpetua di un pedaggio. La raccolta dei fondi necessari per la realizzazione di un'opera così imponente sarebbe stata garantita dalla vendita delle azioni.
E' presumibile che nel 1854 sia stata fondata la Società Anonima per Azioni per la costruzione di un ponte sull'Arno sospeso a cavi di ferro.
All'inizio del 1855 alcuni membri di questa Società Anonima per Azioni - l'avvocato Giuseppe Banti, il dott. Pietro Trivellini, Francesco Montanelli, Stefano Marchiani, l'avvocato Giuseppe Marrucchi, Cipriano e Vincenzo Banti ed il dott. Raimondo Lampaggi - si riunirono a Torre, nella casa colonica di Carlo Landini Marchiani, per fare il punto sulla situazione del ponte. Convennero tutti quanti che la loro inoperosità era da addebitarsi alla burocrazia granducale e all'ostruzionismo dei proprieteri di quei terreni che dovevano essere espropriati per allargare la strada che avrebbe dovuto condurre al ponte.
I proprietari di questi terreni erano Tommaso, Edoardo e Gregorio Panicacci, Giuseppe e Luigi Majonchi, Emilio e Giuseppe Bassi, Paolina Banti, il principe don Tommaso Corsini, il marchese Piero Azzolino, Maria Giuseppa Lavajani Aleotti, Luigi e Vincenza della Bianca, la chiesa arcipretale della Collegiata, la chiesa parrocchiale di Gavena e le famiglie Bonistalli e Polandri.
Nel corso della riunione furono rilevate le difficoltà create dall'erigendo ospedale S. Pietro Igneo. Chi si era finanziariamente impegnato con l'ospedale, non poteva acquistare molte azioni.
Fra i fattori ostacolanti venne annoverata anche la notizia della ormai dilagante epidemia di colera che stava per investire anche la Toscana. Tutte le operazioni relative al ponte furono rimandate a tempi migliori.
Il 19 agosto 1861 l'impresa Antonini iniziò i lavori per la realizzazione di un PONTE SOSPESO A FILI DI FERRO per conto della Società Anonima costituita da notabili fucecchiesi. Questi notabili avevano già venduto 100 delle 140 azioni statuite.
Nel 1863 l'impresa Antonini alla quale erano stati affidati i lavori per la costruzione delle fondamenta o fondazioni sciolse il contratto e si ritirò. Si ritirò anche l'ingener Capei.
Nel 1865 la Società Anonima rigettò il progetto del "ponte sospeso a cavi di ferro" e deliberò la costruzione di un ponte in muratura.
Sempre nel 1865 la Società Anonima si sciolse dopo aver rivenduto le 100 azioni al Comune di Fucecchio che si assunse l'onere della costruzione di un PONTE IN MURATURA.




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