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Poggio
Salamartano: il legittimo proprietario (1775)
In una supplica indirizzata al granduca Leopoldo I°, il
canonico fucecchiese don Giulio Taviani sosteneva che il
Poggio Salamartano apparteneva al Comune di Fucecchio e non ai
padri conventuali francescani che dal 1299 si erano insediati
nell'ex Monastero vallombrosano di S. Salvatore che si trova
appunto sul Poggio Salamartano.
Il granduca, stizzito per l'ennesima querelle avanzata dal
nostro canonico, invitò il nostro Gonfaloniere (sindaco) a
dirimere una volta per sempre il problema della proprietà del
Poggio Salamartano.
Il Gonfaloniere, messo alle strette dal granduca, convocò il
guardiano dei francescani conventuali di S. Salvatore e lo
invitò ad esibire documenti idonei ad attestare la loro
proprietà sul Poggio Salamartano.
Il guardiano mise sotto gli occhi del Gonfaloniere l'Atto di
donazione datato 23 settembre 1299 e rogato dal notaio
imperiale Niccolò Viviani. Da questo Atto risultava che nel
1299 l'ex monastero di S. Salvatore in Fucecchio apparteneva
alle clarisse del Convento di Gattaiola in Lucca che lo
avevano ottenuto il 18 marzo 1258 da papa Alessandro IV°.
Con l'atto di donazione del 23 settembre 1299 la badessa di
Gattaiola ed episcopessa di Fucecchio donava ai frati
conventuali
" un pezzo di terra sopra il quale era situata la badia
(monastero) di S. Salvatore colla chiesa, chiostro e cimitero
alla medesima annesso e con TUTTO IL POGGIO e orto e sue
appartenenze ".
Il cancelliere del Gongaloniere certificò che l'Atto di
donazione era legalmente valido ossia autentico. Da questo
Atto risultava chiaramente che il Poggio Salamartano
apparteneva ai frati conventuali.
Perché le clarisse di Gattaiola avevano donato ai conventuali
tutti quegli immobili?
Perché non potevano venderli e perché la loro manutenzione
richiedeva delle spese non indifferenti.
Le monache, però, si erano tenute tutti i poderi ed altri
immobili che garantivano loro delle cospicue entrate. |