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Pietro Igneo, abate di S. Salvatore (1068-1072)

Il monaco vallombrosano Pietro, dopo aver superato la prova del fuoco a Settimo nel 1068 per provare che il vescovo di Firenze, il Mezzabarba, aveva acquistato con il denaro una così alta carica, venne mandato dal su abate Giovanni Gualberto a dirigere l'Abbazia o Monastero di S. Salvatore a Fucecchio. Guglielmo il Bulgaro, terzo conte cadolingio di Fucecchio, aveva chiesto a Gualberto di mandare il monaco Pietro a Fucecchio. E Gualberto non aveva potuto rispondergli di no perché era stato aiutato finaziariamente dal conte di Fucecchio quando aveva fatto erigere l'Abbazia di Vallombrosa.
La presenza in Borgonovo di Fucecchio del nuovo abate, tanto celebre per aver superato la prova del fuoco, regalò tanta pubblicità sia ai conti cadolingi sia a Borgonovo.
L'abate Pietro Igneo presiedette la nostra Abbazia o Monastero dal 1068 al 1072, anno in cui papa Alessandro lo innalzò alla porpora cardinalizia e al grado di Vescovo di Albano.
Pietro Igneo conservò sempre il titolo di Abate di S. Salvatore di Fucecchio. Nel 1085 egli ottenne per l'abbazia di S. Salvatore di Fucecchio, da papa Gregorio VII°, bendettino, il privilegio del NULLIUS DIOCESIS. In effetti papa Gregorio VII°, con quel privilegio, decretò che " l'Abbazia di Fucecchio con i suoi beni e possedimenti che aveva e che avrebbe in seguito avuto DIPENDESSE DIRETTAMENTE dalla SANTA SEDE che la riceveva sotto la sua protezione "
In virtù di questo privilegio, l'abate di S. Salvatore sarebbe stato eletto dagli stessi monaci e che l'Abbazia sarebbe stata indipendente dalle ingerenze di qualsiasi vescovo e fuori di qualsiasi circuito diocesano.
Il privilegio rimase operativo fino al 1622, l'anno in cui venne eretta la diocesi di S. Miniato.




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