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Peste (la) bubbonica nel 1631

All'inizio del 1630 la peste bubbonica si abbatté su Bologna. Ad agosto colpì Firenze, poi Lucca, Pistoia, Pisa, Livorno.
All'inizio del mese di ottobre 1630 i deputati alla Sanità del nostro Comune, nel tentativo di scongiurare la terribile epidemia, presero severi provvedimenti:

1- Vennero fatte serrare le PORTE dell'Osteria e di S. Andrea. Le guardie ebbero l'ordine di far passare soltanto i fucecchiesi e gli abitanti del nostro Comune.

2- Alla Porta di Borghetto (via Lamarmora) venne sistemato un deputato alla Sanità al quale fu data la piena facoltà di non far entrare forestieri anche se appena sospetti.

3- Le guardie dovevano serrare le Porte due ore dopo il tramonto, consegnare le chiavi al capo delle guardie che, a sua volta, doveva consegnarle al donzello del Comune che doveva riaprire le porte all'alba.

4- Nessuno poteva trascorrere due giorni e due notti fuori di Fucecchio perché sarebbe caduto in disgrazia di Sua Altezza il Granduca.

5- Il Consiglio Comunale doveva riunirsi ogni due giorni per prendere i provvedimenti più opportuni.

Il Vicariato di S. Miniato da cui dipendeva anche Fucecchio emise un provvedimento ancora più severo:
- Nessuno poteva entrare od uscire dai confini del Vicariato senza aver fatto la dovuta quarantena.

Nonostante tutti questi provvedimenti anche il nostro Comune venne colpito pesantemente dalla peste.
Il 6 giugno 1631, a Galleno, in una sola casa si ebbero 7 morti. La peste era bubbonica. Il cadavere di una donna che si trovava in una capanna al di là di Ponte a Cappiano portava sotto il braccio sinistro un gonfio grosso come un pane ed un altro simile nello stesso braccio. Inoltre il cadavere era tutto nero.
Di peste bubbonica morì anche il Podestà Bonifazio Partigiani il 16 settembre 1631.
Il letto su cui il Podestà era morto venne bruciato. Venivano bruciate anche le capanne e gli indumenti degli appestati di campagna (i contadini vivevano in capanne)
Le case sospette di contagio venivano piantonate dalle guardie per impedire agli inquilini di uscire. Se gli inquilini erano poveri provvedeva il Comune a fornir loro vitto e medicinali. Fu piantonata anche la casa di don Camillo Tavolacciai, cappellano dell'Oratorio di S. Rocco extra Muros perché risultava contagiata da morbo pestifero la donna di servizio.
La gente moriva a grappoli. Un pazzo terrore si impadronì di tutti, poveri e ricchi. Fu in questo clima di terrore che il nostro Comune acquistò una statuetta di marmo della Madonna per affidarLe la protezione di tutta la popolazione. La statua della Madonna col Bambino Gesù venne collocata dentro una nicchia scavata nella facciata della Cancelleria (Palazzo Comunale) all'altezza delle finestre del piano terra.




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