|
Pescatori
(i) fucecchiesi (1000-1100)
Nel 1781, dopo che i
lavori per la erigenda nuova Collegiata erano stati interrotti
da un provvedimento del granduca Leopoldo I, sorse una disputa
accanita fra i frati neri di S. Salvatore ed il Comune di
Fucecchio, spalleggiato dal Capitolo della Collegiata. La
disputa assunse le forme di una vera e propria lotta. Le armi
usate furono i documenti autentici e quelli falsificati.
Il Comune di Fucecchio, ormai deciso a dotare il paese di una
Collegiata inodora e grande, sosteneva , in parole povere
questa tesi: Anziché spendere tanti soldi per costruire una
chiesa nuova, eleviamo al rango di Collegiata la chiesa di S.
Salvatore che è sprecata per i 12 frati neri. Ai frati daremo
la chiesa di S. Maria delle Vedute e, accanto, costruiremo per
loro un convento su misura.
Il Comune avallò il suo progetto con una serie di falsità
storiche fornitegli dall'infaticabile Canonico Giulio Taviani
e mai corredate da documenti che ne attestassero la
veridicità. I nostri amministratori affermavano che la chiesa
di S. Salvatore era stata la prima chiesa pievana di Fucecchio
e che, addirittura, essa era stata concessa dal pievano ai
monaci vallombrosani.
I padri conventuali, invece, presentarono due documenti
inoppugnabili che misero a nudo le miserevoli falsità storiche
del canonico Giulio Taviani. Essi attestavano
1- che la Pieve di S. Giovanni (Collegiata) dipendeva dal
monastero di S. Salvatore e che il pievano veniva eletto (fino
al 1622) dall'abate del medesimo monastero e poi dalla badessa
delle monache di Gattaiola in Lucca;
2- che i monaci erano padroni non solo del Poggio Salamartano
ma anche delle capanne dei PESCATORI che nel 1000-1100
costituivano il tessuto urbanistico del nostro paese.
Dal secondo documento si evince che Fucecchio, nel 1000-1100,
era un paese formato quasi esclusivamente di capanne e che i
suoi abitanti erano soprattutto dei puri e semplici pescatori. |