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Padule di Fucecchio



Come si è formato

Il Padule è una palude che allo stato attuale occupa una superficie di 20 Kmq. Questa palude viene impropriamente chiamata Padule di Fucecchio per ragioni che non attengono geografia. Essa andrebbe chiamata Padule della Valdinievole.
Il bassopiano palustre affiorò dal mare durante il periodo pliocenico. Questo bassopiano fu "colmato" da depositi neoautoctoni e dai depositi alluvionali di numerosi corsi d'acqua defluenti dal Monte Albano, dalle Cerbaie e da altre alture.
Nella fase iniziale le acque defluivano in Arno tramite la Gusciana. In seguito, però, i depositi alluvionali dell'Arno e degli altri corsi d'acqua determinarono l'impaludamento del bassopiano emerso dal mare.
Così nacque la palude, il Padule di Fucecchio.

I bacini idrografici che lo alimentano

Il Padule di Fucecchio è alimentato da sei bacini idrografici che prendono il nome dal corso d'acqua di maggiore portata che li attraversa. Essi sono, a partire da occidente:

1- bacino del Pescia di Collodi che si estende per Kmq 69
2- bacino del Pescia di Pescia che si estende per Kmq 111
3- bacino del Cessana che si estende per Kmq 34
4- bacino del Borra che si estende per Kmq 25
5- bacino del Nievole che si estende per Kmq 113
6- bacino del Vincio che si estende per Kmq 71



Padule, zona umida da salvare

Negli anni '70 il Padule di Fucecchio è stato inserito nella lista delle ZONE UMIDE europee da salvare.
Le zone umide sono quelle aree paludose, acquitrinose che ospitano i più complessi e straordinari sistemi di vita del nostro pianeta.
Purtroppo numerosissimi ecosistemi sono condannati a scomparire per sempre a causa di tre fattori d'inquinamento da cui sarà difficile liberare la nostra ZONA UMIDA:
1- gli scarichi fognari urbani non depurati di moltissimi comuni che hanno sede nei sei bacini idrici del Padule di Fucecchio;
2- gli scarichi industriali non depurati di cartiere, concerie, frantoi, macelli, vivai;
3- l'uso di fertilizzanti, fitofarmaci, diserbanti e fumiganti nelle aree palustri bonificate e coltivate.

La FLORA attuale del nostro Padule è rappresentata da 329 specie di vegetali.
La FAUNA attuale del Padule è costituita
- da 13 specie di imenotteri,
- da due specie di emitteri,
- da 7 specie ittiche (luccio, tinca, alborella, pesce gatto, anguilla, persico sole, gambusia)
- e da 22 specie ornitiche (alzavola, germano reale, marzaiola, tuffetto, folaga, gallinella, porciglione, beccaccino, pavoncella, pittima, piviere, codone, fischione, mestolone, voltolino, schiribilla, airone cenerino, tarabuso, tarabusino, chiurlo, piovanello, piro-piro)



Il deflusso delle acque del Padule dal 1780 ad oggi

L'intervento dell'uomo sul deflusso delle acque palustri ha scritto purtroppo moltissime pagine di storia dolorosa a carico soprattutto delle comunità della Valdinievole. Gli sbarramenti prima e l'innalzamento poi della pescaia di Cappiano voluto dal Duca Cosimo I nel 1549 per la riduzione del Padule a Lago di Fucecchio rappresentarono per le popolazioni rivierasche una vera e propria maledizione. Le acque palustri, condannate a non defluire, provocarono ripetute morie di persone, di animali e piante.
Leopoldo I°, nel 1780, fece demolire la pescaia di Ponte a Cappiano e prescrisse il taglio periodico delle erbe palustri.
Le acque del Padule poterono finalmente, dopo due secoli, defluire nell'Arno tramite l'Usciana. La sola demolizione della pescaia non era di per sé sufficiente sia a garantire il deflusso delle acque palustri sia ad impedire il reflusso delle acque dell'Arno, in fase di piena, nel Padule. Inoltre come sarebbe stato possibile scaricare le acque del Padule nell'Arno quand'esso era in piena?
Nel corso di questo secolo sono stati risolti i tre problemi fondamentali.
1- Per assicurare il libero deflusso sono state eseguite queste opere:
a) sono stati scavati nel bacino palustre due canali capaci di raccogliere tutte le acque palustri. Sono i canali collettori del Capannone e del Terzo ;
b) all'altezza del Ponte di Cavallaia le acque dei due collettori sono state convogliate prima nel Canale Maestro e poi, in sostituzione di questo, nel Canale Nuovo che come il Maestro porta le acque a Ponte a Cappiano e da qui all'Usciana.
c) è stato allargato il letto dell'Usciana che scaricava le acque palustri nell'Arno.
Con queste tre opere idrauliche era facile smaltire le acque del Padule, ma non sempre era possibile immetterle nell'Arno.
2- Soltanto pochi anni fa, e precisamente nel 1986, le acque del Padule possono saltare addirittura l'Arno ed andare a sfociare direttamente nel mare Tirreno all'altezza di Calambrone, località compresa tra Livorno e Marina di Pisa.
Il Genio Civile ha reso possibile questo prodigio con la escavazione di una BOTTE sotto il letto dell'Arno collegata con lo Scolmatore, il canale che parte da Pontedera e finisce a Calambrone. Attualmente le acque del Padule, per mezzo dell'Usciana e di un canale aggiuntivo lungo m 3940, vengono convogliate nella BOTTE e da qui nello SCOLMATORE che le porta direttamente nel Mare Tirreno.
3- Per evitare il reflusso delle acque dell'Arno in piena venne costruita una paratoia a Ponte a Cappiano nel 1824: si rivelò insufficiente. All'inizio del secolo ne venne costruita un'altra a Montecalvoli: crollò nel 1907. Le paratoie vennero collocate a Bocca d'Usciana e vengono azionate elettricamente.
Nel 1966 dovemmo abbassarle per impedire che venisse allagata la città di Pisa e rimanemmo allagati noi di Fucecchio.
La messa in funzione dello SCOLMATORE, lungo Km 32,2, capace di smaltire anche 900 mc al secondo d'acqua proveniente dall'Arno, avendo una portata di 1.400 mc al secondo, dovrebbe scongiurare per sempre il pericolo di alluvioni.


Il deflusso delle acque palustri dal 1200 al 1780

Gli abitanti della Valdinievole hanno sempre lottato affinché le acque del Padule potessero defluire attraverso l'Usciana nell'Arno. Le acque ferme provocavano epidemie; le acque di ritorno dalle chiuse di Cappiano o lungo l'Usciana allagavano i loro terreni impedendone sia la coltivazione che i raccolti.
Gli abitanti del Valdarno avevano interesse a contenere una certa quantità di acqua nell'invaso del Padule per assicurarsi una pesca abbondante e per sfruttare l'energia motrice delle acque palustri capaci di far girare le macine dei mulini, i nastri e i dischi dentati delle segherie e le ruote che azionavano le ferriere.
Gli abitanti del Valdarno si adoperavano in mille maniere per creare degli sbarramenti al libero deflusso delle acque palustri.
La sovranità sul Padule venne esercitata da Lucca fino al 1314. Lucca non si mostrò mai sorda alle richieste degli abitanti della Valdinievole e, senza mezzi termini, prescriveva la demolizione degli sbarramenti creati a Cappiano e lungo l'Usciana dagli abitanti del Valdarno.
A partire dal 1339 la sovranità diretta sulla Valdinievole venne esercitata da Firenze. Anche Firenze, fino al 1435, fece abbattere per ben 5 volte gli sbarramenti creati dagli abitanti del Valdarno.
Nel 1435, però, la Repubblica di Firenze deliberò di ridurre a lago, il Lago Nuovo, il Padule di Fucecchio. Le bastò innalzare una pescaia davanti al Ponte di Cappiano. La delibera venne motivata con la necessità, per Firenze, di disporre di una certa quantità di pesce. Per fortuna della Valdinievole il Lago Nuovo durò poche decine di anni.
La pescaia o sbarramento veniva continuamente alzata ed abbassata.
Nel 1549 Cosimo I° de' Medici decise di ridurre il Padule a Lago di Fucecchio. Affidò al Tribolo, un architetto di fama, l'incarico di progettare un Ponte sbarramento, quello di Cappiano, per impedire il deflusso delle acque palustri nell'Arno attraverso l'Usciana. Il Lago di Fucecchio avrebbe assicurato a Firenze una grande riserva di pesce e alle casse del granducato delle entrate non indifferenti.
Lo sbarramento o pescaia di Cosimo I° de' Medici rimase operativo fino al 4 settembre 1780, nonostante le innumerevoli epidemie prodotte dalle acque stagnanti. L'ultima, la più grave, era stata quella del 1756.
Fu il granduca lorenese Leopoldo I° che il 4 settembre 1780 ordinò l'abbattimento della pescaia decretando così la fine del Lago di Fucecchio e consentendo di nuovo il deflusso delle acque palustri nell'Arno.




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