sezione P                                           Indice sezione  P-Q                               Indice generale

Padri conventuali OFM, lasciano Fucecchio (1783)

I frati conventuali o neri erano giunti a Fucecchio nel 1299 ed erano stati sistemati nella ex Abbazia vallombrosana di S. Salvatore sul Poggio Salamartano. Essi esercitarono la loro autorità sulla Pieve di S. Giovanni Battista (Collegiata) fino al 1622, l'anno in cui venne istituita la diocesi di S. Miniato nella quale anche la Fucecchio ecclesiale venne inserita.
All'inizio del 1783 la Segreteria di Stato del Granducato chiese ai Padri provinciali di ogni Ordine ecclesiale di compilare una lista di conventi da sopprimere. Il Provinciale dei conventuali, padre Andrea Lachi, incluse nella lista dei conventi da sopprimere quello di S. Salvatore in Fucecchio. Il granduca decretò immediatamente la soppressione dei frati neri del Poggio Salamartano.
Gli insuesi di Fucecchio quando seppero che i conventuali sarebbero stati mandati via per sempre, si lasciarono andare in manifestazioni tumultuose. Per il povero Provinciale padre Andrea Lachi non mancarono né le ingiurie né le minacce. Impaurito, padre Lachi supplicò il granduca Leopoldo I° di depennare dalla lista dei conventi da sopprimere quello di S. Salvatore di Fucecchio. Il granduca gli fece rispondere che era impossibile.
Il popolo fucecchiese tumultuò di nuovo e pretese che il nostro vescovo intercedesse presso il granduca a favore dei nostri frati neri. Per ben tre volte i fucecchiesi sollecitarono il vescovo di S. Miniato. Questi alla fine scrisse al granduca per chiedergli di non demolire il monastero-convento di S. Salvatore e di rimpiazzare i frati neri con una famiglia di SCOLOPI o di SEVITI allo scopo di addottorare il clero di Fucecchio teologicamente ignorante.
Il granduca fu irremovibile.
Il vescovo di S. Miniato chiese allora un incontro con il Padre Provinciale dei conventuali di Fucecchio per capire la ragione per cui li aveva inseriti nella lista delle soppressioni. Il Provinciale lo aveva inserito in quella lista per poter dirottare le rendite cospicue di S. Salvatore in altri Conventi. Quando si rese conto che la Legge granducale di soppressione non glielo consentiva, cercò di fare marcia indietro, ma non ci riuscì.
Il vescovo, monsignor Brunone Fazzi, scrisse nuovamente al granduca per convincerlo a revocare il provvedimento di soppressione dei conventuali. Il Fazzi fece una radiografia a dir poco raggelante sul clero fucecchiese. Scrisse che in Fucecchio c'erano 30 preti del tutto inutili. Due soli erano degni di esercitare il sacerdozio: per questo la presenza dei conventuali era necessaria.
Nel frattempo il canonico don Giulio Taviani chiese di trasformare il convento di S. Salvatore in ospedale.
Il granduca rispose di NO al vescovo e al Taviani.
Il 31 luglio 1783 il Segretario diStato fece convocare il padre provinciale Andrea Lachi per intimargli di far evacuare da S. Salvatore i frati neri. Il vescovo di S. Miniato ed il Vicario Regio di Fucecchio di fronte all'aut aut del Segretario di Stato temettero disordini popolari. E i disordini ci furono; ma le proteste, questa volta, partirono dagli ingiuesi che si opposero al trasferimento delle oblate di S. Romualdo nel Monastero di S. Salvatore al posto dei frati neri. Perché non volevano il trasferimento? Semplicemente perché agli ingiuesi tornava molto più comodo andare ad ascoltare la Messa festiva nella chiesa delle romualdine in Corso Matteotti.
A metà agosto del 1783 i frati neri erano già andati via, e per sempre, da Fucecchio. S. Salvatore era vuoto.
In attesa dell'arrivo delle oblate il chiostro del monastero venne irrimediabilmente tamponato.




fucecchionline.com  di  G. Pierozzi  ®  2002 / 2015

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale.
Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7 marzo 2001

 


riproduzione vietata senza l'autorizzazione del legittimo proprietario