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Ospedale di S. Salvatore (due progetti) - 1783-1784

Nel 1783, l'anno delle soppressioni leopoldine che sfoltirono le famiglie di alcuni ordini religiosi e alcune grosse Compagnie laicali, i notabili di Fucecchio concordarono sulla necessità di dotare il paese di un ospedale. Gonfaloniere e Priori affidarono al canonico don Giulio Taviani il compito di avanzare al granduca Leopoldo I la richiesta di un ospedale. Il Taviani in data 2 giugno 1783 trasmise la richiesta corredandola anche di un Memoriale (vedi la voce memoriale).
Da Firenze giunse la risposta negativa perché le entrate del Monastero erano insufficienti a coprire le spese per l'erezione e la gestione di un ospedale.
Il 5 gennaio 1784 giunse da Firenze il progetto del granduca Leopoldo I mirato a realizzare un ospedale pubblico nell'ex Monastero di S. Salvatore. Dal Monastero erano stati mandati via, nel 1783, i padri conventuali OFM che vi alloggiavano dal 1299. Pochi mesi dopo il loro abbandono vi erano state trasferite le oblate di S. Romualdo, nemmeno dieci, perché era stato soppresso il loro Monastero di Corso Matteotti. Se il progetto fosse stato approvato, le oblate sarebbero state dirottate in un altro Conservatorio.
A questo progetto, però, dissero di NO il Capitolo della Collegiata, il Vicario Regio e la popolazione.
- Il Capitolo della Collegiata si oppose al progetto per non perdere il fabbricato del Monastero e i connessi benefici della proprietà del medesimo. Proprio il granduca aveva assegnato un anno prima la proprietà del Monastero e dei suoi beni al Capitolo della Collegiata.
- Il Vicario Regio disse recisamente di NO sostenendo che il Comune di Fucecchio, indebitato fino al collo per la costruzione della nuova Collegiata, non aveva i soldi per affrontare le spese di riduzione del Monastero ad ospedale e quelle di gestione del medesimo. Il Vicario fece anche notare che nel monastero vi erano state trasferite le monache di S. Romualdo e che le uniche due Compagnie sopravvissute alla mannaia delle soppressioni, quella dei Coronati Scalzi e quella del SS Sacramento non disponevano di entrate e che quindi non erano in grado di rendere esecutivo il progetto del granduca. Infine, il Vicario anticipò al granduca una informazione davvero sorprendente: I fucecchiesi sono talmente assuefatti all'idea di essere ricoverati nell'Ospedale di Pescia che non trovano indispensabile questo Servizio.
- La popolazione, pilotata dai canonici del Capitolo, affermò infatti a chiare note che preferiva gli ospedali di Pescia e di Altopascio ad un eventuale ospedale in S. Salvatore.
E Fucecchio rimase ancora senza un ospedale.




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