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Organo della chiesa
di S. Salvatore (1626)
Una delle attrattive più
ghiotte della chiesa di S. Salvatore, sul Poggio Salamartano,
è costituita dall'organo del RAVANI che risale al 1626.
Quest'organo si trova sulla parete sinistra della
navata,unica, della chiesa.
Dal 1599 al 1626 la chiesa di S. Salvatore era stata
allietata, si fa per dire, dai suoni dell'organo del Romani,
cortonese. Questo maestro lo aveva installato nella chiesa di
S. Salvatore con l'aiuto del figlio Agostino.
L'organo ebbe una vita molto breve: visse soltanto 27 anni!
Prima dell'organo del Romani ce ne erano stati altri come
viene attestato dai registri dell'Opera di S. Salvatore la
quale doveva provvedere a coprire le spese di installazione,
manutenzione e gestione dell'organo. L'OPA infatti doveva
pagare l'alzatore dei mantici e l'organista. All'alzatore di
mantici venivano corrisposte 4 staia di grano; all'organista
21 lire annue.
L'organo attualmente in uso nella chiesa di S. Salvatore venne
fabbricato da Cosimo Ravani di Lucca nel 1624 (come scritto
nel cartiglio dello strumento) e fu montato nella chiesa
fucecchiese nel 1626.
E' questo l'unico organo seicentesco che ci sia giunto intatto
nelle sue parti fondamentali ai nostri giorni, nonostante sia
stato sottoposto a questi 5 restauri:
1- Nel 1752 Antonio e Filippo Tronci restaurarono l'organo e
vi aggiunsero una pedaliera a leggìo di 8 tasti unita alla
tastiera.
2- Nel 1854 Nicomede Agati e i suoi fratelli, di Pistoia,
rifecero la tastiera (45 tasti) di bosso e di ebano.
3- Nel 1946 venne nuovamente restaurato da Rizzardini Mario e
dai figli Pierino ed Andrea, di Zoda Alto in provincia di
Belluno.
4- Il penultimo restauro venne effettuato nel 1964 da Marcello
Paoli e Ledo Masini.
5- Nel 1985 l'organo fu smontato e portato nel Laboratorio di
Restauro degli Organi Storici a Firenze presso il Palazzo
Pitti. Venne rimontato nel maggio 1986 (l'anno del Millenario
della chiesa di S. Salvatore) e fu inaugurato dal restauratore
Pier Paolo Donati il 24 Giugno 1986 con un concerto di musiche
seicentesche e settecentesche. |