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Murat Gioacchino: sommosse popolari fucecchiesi (1814)

Il 6 febbraio 1814 venne affisso un Proclama di Murat nel quale si dava notizia che la Toscana era stata occupata dalle truppe napoletane.
Il POPOLO, allora, con armi e bastoni, si radunò in Piazza Maggiore. Gli stemmi francesi furono dati alle fiamme.
L'arciprete Montanelli, prevedendo il peggio, con abile pretesto riuscì a dirottare tutta la folla nelle chiese della Collegiata e delle Vedute.

Il 10 marzo, alle ore 20, alcuni vetturali di ritorno da Livorno, portarono la notizia che erano sbarcati in quella città 5.000 soldati inglesi per occupare la Toscana.
A questa notizia, uomini, donne e ragazzi sbucarono da ogni parte e si riversarono nelle strade e nelle piazze mentre le campane suonavano ininterrottamente a festa.
La folla si ammassò davanti alla canonica della Collegiata per indurre l'arciprete Montanelli a cantare in chiesa il Te Deum di ringraziamento per l'arrivo degli Inglesi.
L'arciprete rinviò il canto del Te Deum all'indomani.
La folla allora, guidata da un ex frate, andò alle carceri a liberare i detenuti politici, aprì la chiesa de La Vergine che era stata chiusa dai Francesi, ritornò in Collegiata a riprendere i quadri che erano già appartenuti ai frati zoccolanti e di nuovo scese in piazza La Vergine.
L'arciprete Montanelli, vista la malaparata, andò nella chiesa dei frati e convinse il popolo a cantare le litanie.

Il 12 marzo 1814 il Comando militare napoletano di stanza a Pisa, fece affiggere anche a Fucecchio un proclama.
I fucecchiesi, subito dopo l'affissione, lo strapparono. Nessuno li punì. Imbaldanziti da questi successo, trascorsero la giornata nel chiasso e nel disordine. Le campane del campanile della Collegiata sembravano impazzite.
L'indomani mattina, un ufficiale della Gendarmeria Napoletana si presentò all'arciprete della Collegiata e gli comandò di far cessare il suono delle campane.
I fucecchiesi non vollero obbedire nemmeno quando, dopo circa un'oretta, arrivarono altri 6 gendarmi. Per tutta la mattina il popolo li guardò con ira. Poi, insoddisfatti, i fucecchiesi disarmarono i 6 gendarmi e li cacciarono dal paese a "furia di pietre".
L'arciprete, per placare gli animi, organizzò in fretta e furia una processione. La gente seguì con devozione il Santissimo e fortunatamente si dimenticò di andare a saccheggiare le case di alcuni facoltosi filofrancesi.
Due giorni dopo, il Governo Napoletano mandò a Fucecchio una colonna di militari con l'intento di punire i rivoltosi e di ristabilire l'ordine.
L'arciprete Montanelli interpose i suoi buoni uffici con i militari napoletani e riuscì a risparmiarci la paventata operazione di repressione.

 

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