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Murat Gioacchino: i 19 giorni d'incubo (1815)

Nel 1815, non appena il cognato Napoleone, fuggito dall'isola d'Elba, riprese il potere, sia pure per 100 giorni, il Murat iniziò la conquista dell'Italia con l'intento di diventane il re.
Subito dopo il Proclama di Rimini del 30 marzo 1815, l'esercito napoletano di Murat occupò lo Stato Pontificio ed invase il Granducato di Toscana.
Il granduca di Toscana, Ferdinando III°, fece di nuovo fagotto e si ritirò a Pisa pronto ad imbarcarsi per fuggire.
Le truppe napoletane introdussero per la prima volta nelle storia la GUERRIGLIA: prendevano di mira un obiettivo,colpivano e subito si ritiravano negli Appennini evitando sempre lo scontro diretto.
L'esercito napoletano spuntava da tutte le parti.
I comuni del Valdarno e della Valdinievole allertarono una rete di informatori per segnalare gli spostamenti dei soldati napoletani.
Fucecchio piombò in un clima di paura.
Da Galleno, da Cerreto, da Empoli giungevano continuamente segnalazioni di spostamenti, di avvistamenti, di avvicinamenti.
L'incubo della rappresaglia ci tormentava continuamente.
Finalmente, il 18 aprile 1815 le truppe di Marat accettarono lo scontro diretto con l'esercito granducale a Campi Bisenzio e furono sonoramente sconfitte. I napoletani lasciarono la Toscana. L'incubo dei fucecchiesi ebbe fine.
Il granduca poté ritornare a Firenze.
Le sconfitte di Carpi e di Tolentino indussero il Murat ad abdicare.
Nell'ottobre del 1815 il Murat sbarcò a Pizzo di Calabria nel tentativo di riconquistare il Regno di Napoli. Il tentativo fallì.
Il Murat venne catturato dai Borboni e fucilato.
I fucecchiesi, quando lo seppero, tirarono un sospiro di sollievo.




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