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Montanelli
Giuseppe: gli anni di gloria (1848)
L'11 febbraio 1848 il
Granduca Leopoldo II° concesse la COSTITUZIONE ai toscani.
Giuseppe Montanelli, trascinato dall'esultanza dei fiorentini,
celebrò con un solenne discorso, sul monumento di Fra'
Gerolamo Savonarola, in Piazza S. Marco, la concessione della
Costituzione da parte del granduca. In questa occasione egli
parlò di indipendenza e di libertà in mezzo a quel popolo
festante. Nei giorni successivi il nostro Montanelli fu
letteralmente seppellito da una valanga di lettere che
venivano da ogni parte d'Italia.
Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto, re del Piemonte, dichiarò
guerra all'Austria.
Da Pisa partirono due colonne di studenti a cui si aggregarono
anche Giuseppe Montanelli e altri 10 fucecchiesi.
I 3.000 studenti affiancati dai 2.000 soldati del granduca di
Toscana si accamparono nei casali di Curtatone e Montanara
Il 25 maggio 1848 avvenne lo scontro con gli Austriaci, forti
di 30.000 unità.
Nello scontro perdette la vita il giovanissimo Parra, il
figliastro di Montanelli.
Giuseppe Montanelli in quell'impari scontro venne ferito alla
spalla sinistra, fu fatto prigioniero ed inviato ad Insbruch.
Tutti lo credettero morto. A Fucecchio vennero celebrati
addirittura i funerali a suffragio della sua anima.
A settembre, dopo l'armistizio di Salasco, Giuseppe Montanelli
rientrò in Patria.
Il nostro concittadino venne ricevuto in udienza dal granduca
Leopoldo II° che gli offrì la vicepresidenza delle Camere:
Montanelli la rifiutò perché preferiva lottare dal suo banco
di deputato anziché rimanere imbalsamato in uno scranno.
All'inizio di ottobre i livornesi erano insorti contro
l'Autorità governativa. Il Governo Capponi mandò a Livorno un
contingente di militari i quali, però, non riuscirono a sedare
la rivolta.
Di fronte all'Assemblea Generale riunitasi a Firenze, il
Montanelli fece rilevare in maniera convincente
l'inopportunità di affidare alle truppe il compito di sedare
la rivolta.
Il granduca colse la palla al volo e gli offrì, seduta stante,
il Governatorato di Livorno. Montanelli accettò ed il giorno
dopo andò subito in quella città.
Dal balcone del Palazzo del Governo pronunciò un discorso che
infiammò a tal punto i livornesi da renderli addirittura
euforici.
Montanelli affermò che la sua fede politica era democratica,
nazionale e cristiana.
Toccò poi il tasto dell'indipendenza e della doppia necessità
della guerra per conseguirla (l'indipendenza) e della
Costituzione per salvaguardarla.
Montanelli fu applaudito a lungo e venne invitato a parlare
ancora. Il nostro concittadino rifiutò l'invito dichiarandosi
molto stanco.
I tumulti, a Livorno, cessarono come d'incanto.
I fucecchiesi, imbaldanziti dal successo del loro concittadino
festeggiarono l'evento.
Il testo del discorso, pronunciato l'8 ottobre 1848 viene
religiosamente custodito nel nostro Archivio Storico.
Il 22 ottobre 1848, dopo la caduta del Governo Capponi, il
granduca Leopoldo II° affidò a Giuseppe Montanelli l'incarico
di formare il nuovo Governo.
Giuseppe Montanelli accettò l'incarico, stilò la lista dei
Ministri , illustrò il suo programma al Consiglio Generale e
al Senato e ne ottenne l'approvazione.
Il 27 ottobre 1848 il nuovo Ministero, con decreto granducale,
diventò operativo.
Il 3 novembre 1848 vennero sciolti Camera e Senato.
Il 20 novembre vennero indette nuove elezioni ed ebbe subito
inizio la campagna elettorale.
A Natale il nostro Montanelli, eroe di Curtatone e Montanara e
Presidente del Consiglio del Granducato di Toscana, tornò a
Fucecchio per "passare il ceppo" con i suoi familiari. Aveva
fatto di tutto per tenere celato il suo arrivo, ma il popolo
ne venne subito a conoscenza.
In un attimo la popolazione si riunì e si portò per la via
d'Empoli incontro al suo illustre concittadino. Tutte le
finestre delle case vennero addobbate con tappeti e coperte,
mentre festoni di lauro incorniciavano le porte."Di quando in
quando c'erano anche ghirlande attaccate ai muri dove facevano
spicco le scritte W LA COSTITUZIONE ITALIANA, W IL MINISTRO
DEMOCRATICO.
Montanelli giunse alla sua casa, in piazza Garibaldi, fra gli
applausi del popolo che chiedeva a viva forza di ascoltare un
suo discorso. Il nostro, pur essendo stanco, non poté fare a
meno di dire qualcosa.
Nel pomeriggio, ossequiato dalle autorità comunali e
dall'arciprete della Collegiata, il Primo Ministro si recò a
S. Croce sull'Arno accompagnato dalla Guardia Civica, dalla
Banda e dalla popolazione benché piovesse a dirotto.
A S. Croce venne ricevuto dal Gonfaloniere e da tutta la
popolazione festante.
Montanelli tenne un discorso e si commosse vedendo le due
popolazioni unite nel suo nome come una sola famiglia, cosa
che non era mai avvenuta e che forse non si ripeterà più. |