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Monastero di S.
Salvatore: i padri conventuali OFM (1299)
Il Monastero o Abbazia di S. Salvatore unitamente ai beni,
privilegi, giurisdizione, esenzioni ed entrate erano stati
ceduti da papa Alessandro IV°, nel 1258, alle clarisse del
convento di Gattaiola in Lucca.
Per effetto di questa cessione, la badessa di Gattaiola
diventò Episcopessa di Fucecchio, ruolo che poteva svolgere
tramite un Vicario di sua fiducia.
Il 23 dicembre 1299, suor Leonora Caviccioni, seconda
episcopessa di Fucecchio, cedette in proprietà il monastero e
la chiesa di S. Salvatore ad una comunità di frati francescani
conventuali, meglio noti come frati neri.
L'episcopessa di Fucecchio, si riservò tutti i privilegi, le
giurisdizioni, le esenzioni, i beni e le entrate del
Monastero.
Ai padri conventuali vennero assegnate tre funzioni ben
precise:
- la cura delle anime;
- l'amministrazione delle entrate della Pieve di S. Giovanni
(oggi Collegiata) ;
- la nomina del pievano della soprascritta pieve di S.
Giovanni.
I padri conventuali rimasero in S. Salvatore per circa
cinquecento anni.
Essi, infatti, abbandonarono il monastero, che avevano
ribattezzato Convento di S. Francesco, nel 1783 a seguito
della loro soppressione decretata da Leopoldo I°, granduca
lorenese della Toscana. |