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Monastero di S. Salvatore: inquilini dal 1783 ad oggi.

Nel 1622 venne istituita la diocesi di S. Miniato.
Con la istituzione della diocesi di S. Miniato l'ecclesia di Fucecchio non dipese più dall'episcopessa di Gattaiola. L'ultima episcopessa di Fucecchio, donna suor Alessandra Maccarini, si trova effigiata nel primo medaglione del chiostro del convento La Vergine di Fucecchio.
A partire dal 1622, Lucca uscì definitivamente dalla storia di Fucecchio.
I conventuali rimasero in S. Salvatore, ribattezzato Convento di S. Francesco, fino al 1783.
Nel 1783 fecero il loro ingresso nella secolare Abbazia di S. Salvatore le Oblate bianche di S. Romualdo che erano state estromesse dal loro monastero di S. Caterina e S. Romualdo, sito in corso Matteotti.
Nel 1785 entrarono nel monastero di S. Salvatore anche le 45 clarisse del monastero di S. Andrea.
Alla fine del 1785 le oblate bianche di S. Romualdo se ne andarono via.
Le clarisse dovettero rinunciare alla clausura e adattarsi a gestire l'omonimo Conservatorio (Scuola Femminile).
Nel 1816 ottennero lo stato di clausura e si dotarono di una tinaia e di una foresteria allestite nell'ex fabbricato della Compagnia della Madonna della Croce addossato al lato sinistro della chiesa di S. Salvatore.
Nel luglio del 1866, a seguito della Legge dell'Incameramento dei Beni Ecclesiastici da parte del Regno d'Italia, anche il Monastero di S. Salvatore venne soppresso.
Le clarisse non vennero allontanate perché erano 14. Se fossero state 6 o meno di sei, per effetto della Legge dell'Incameramento, sarebbero state mandate via.
Le 14 monache potevano rimanervi, se lo volevano, fino alla morte ed avevano diritto ad un congruo numero di locali e al rispetto della loro clausura.
Il monastero, la chiesa, la tinaia, la foresteria e tutti gli altri beni immobili passarono in proprietà allo Stato.
Lo Stato poteva rivenderli, ma aveva l'obbligo di cederli gratuitamente ai Comuni che ne avessero fatta richiesta per motivi di pubblica utilità.
Il comune di Fucecchio chiese ed ottenne, in data 19 luglio 1873, la cessione gratuita del monastero, della chiesa e della tinaia di S. Salvatore.
Il nostro Comune cedette la chiesa e la tinaia alla Misericordia e ridusse a Scuola Elementare Maschile e Femminile l'ex Monastero.
La nuova Scuola Elementare venne aperta l'1 novembre del 1874.
Il Poggio Salamartano parve risorgere a nuova vita.
Gli scolari, però, aumentavano a dismisura anno dopo anno.
L'Amministrazione Comunale, animata dal proposito di costruire un edificio scolastico capace d'ospitare almeno 500 alunni, mise in vendita il monastero. Con il ricavato avrebbe potuto costruire la scuola elementare nuova.
Le 9 monache rimaste in S. Salvatore si mostrarono interessate all'acquisto.
Il Comune chiese loro la somma di 30.000 lire. Quella cifra era un po' troppo elevata per le loro tasche, ma le monache non si arresero.
Fiduciose nella Provvidenza Divina, incaricarono il signor Luigi Benedetti di Ponte a Egola di riprendere le trattative per l'acquisto del monastero.
La mossa si rivelò vincente.
Il Benedetti riuscì ad abbassare il prezzo dell'immobile da 30.000 a 20.000 lire.
A questo punto le monache si dichiararono disposte ad acquistare il monastero.
Il contratto venne rogato l'8 ottobre 1886 e fu sottoscritto dal sindaco Carlo Landini Marchiani e dalle clarisse Lampaggi Teresa (ex badessa),da Benedetti Cherubina e da Benedetti Giuseppa.
Le monache versarono subito 10.000 lire e si impegnarono a versarne altrettante non appena i locali occupati dalla Scuola Elementare fossero stati liberati.
Dovettero trascorrere 13 anni prima che fosse pronta l'attuale Scuola Elementare di Piazza XX Settembre.
Nel settembre del 1899 i locali scolastici di S. Salvatore vennero liberati. Le monache versarono le rimanenti 10.000 lire e rientrarono in possesso di tutto il Monastero di S. Salvatore.




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