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Monastero di S. Salvatore: dalle clarisse al vescovo di Lucca e di nuovo alle clarisse lucchesi (1258-1265)

Le monache di Gattaiola , nel 1258, erano diventate proprietarie del Monastero di S. Salvatore di Fucecchio.
Poiché erano monache di clausura non potevano venire a controllare i loro "affari" a Fucecchio. Esse dovevano affidarsi ad un Vicario di loro fiducia.
Il vescovo di Lucca, desideroso di reincorporare nella propria diocesi la Ecclesia di Fucecchio, passata sotto la giurisdizione degli abati di S. Salvatore nel 1085 per effetto del privilegio del Nullis Diocesis, propose alle clarisse lucchesi una permuta in questi termini:
- Voi mi cedete l'Abbazia di Fucecchio con tutte le sue proprietà e con la sua giurisdizione ed io vi cedo la chiesa di S. Pietro in Lucca con tutte le sue proprietà. Per voi sarà molto più agevole il controllo dei vostri nuovi beni.
Le monache si lasciarono convincere e nel 1261 sottoscrissero l'atto di permuta.
Il vescovo di Lucca toccò il cielo con un dito: Fucecchio era ritornato nell'ovile della diocesi di Lucca!
Il Comune di Lucca, però, geloso dell'accresciuto potere ecclesiale e finanziario del suo vescovo, riuscì a convincere le monache di Gattaiola che quella permuta risultava oltremodo svantaggiosa per le loro esangui casse.
Le monache abboccarono, scrissero di nuovo al Papa ed ottennero in data 25 febbraio 1265 l'annullamento dell'atto di permuta.
L'annullamento dell'atto di permuta segnò la capitolazione definitiva del vescovo di Lucca sull"affaire Fucecchio".
E di nuovo il nostro paese passò sotto l'autorità ecclesiale delle Episcopesse di Gattaiola.




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