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Monastero di S. Salvatore: ceduto alle
monache di Gattaiola di Lucca (1258)
Nel 1250 nel monastero di
S. Salvatore vi erano soltanto 5 monaci che conducevano una
vita abbastanza dissoluta.
Il monastero era diventato un vivaio di scandali.
Sotto la spinta di un abate senza scrupoli, i monaci
vendevano, infeudavano e dilapidavano il patrimonio della
ormai secolare Abbazia. Per effetto del privilegio del Nullius
Diocesiss nessun vescovo li poteva controllare e la Santa Sede
non aveva alcuna intenzione di spedire a Fucecchio qualche suo
Vicario.
Nella vicina città di Lucca, nel convento di Gattaiola, viveva
una comunità di clarisse la cui miseria metteva ogni giorno in
pericolo la loro sopravvivenza.
Nel 1250 il vescovo di Lucca, smanioso di recuperare alla
propria diocesi l'ecclesia di Fucecchio sottrattagli nel 1085
in virtù del privilegio del Nullius Diocesis concesso
all'Abbazia di S. Salvatore, conoscendo alla perfezione la
condizione delle clarisse di Gattaiola e lo stato di sbando
dei monaci di Fucecchio, convinse le monache di Gattaiola di
rivolgersi al papa per chiedergli i beni e le entrate
dell'Abbazia S. Salvatore di Fucecchio.
Nel 1255 le clarisse di Gattaiola di Lucca scrissero a papa
Alessandro IV° per informarlo sulla loro condizione di estrema
povertà e per chiedergli la proprietà dei beni dell'Abbazia di
S. Salvatore di Fucecchio.
Scrissero presso a poco una lettera di questi tenore:
" ............................ noi suore di Gattaiola siamo
tante e rischiamo di morire tutte di fame e di dover chiudere
per questo motivo il nostro convento; i monaci di Fucecchio,
invece, sono soltanto cinque, navigano nella ricchezza,
sperperano in maniera scandalosa i loro beni e si comportano
in maniera, a dir poco, sconveniente.
Per la salute della Chiesa sarebbe perciò opportuno rispedire
i 5 monaci alla Casa Madre di Vallombrosa ed assegnare a noi
che siamo poverissime l'Abbazia con tutti i suoi beni. Questa
operazione ci consentirebbe di sopravvivere e di assicurare
così alla Chiesa il conforto delle nostre preghiere e dei
nostri sacrifici."
Papa Alessandro IV° incaricò un sacerdote delle nostre zone di
controllare se quanto avevano affermato le clarisse di Lucca
rispondeva a verità e, ricevutane conferma, in data 18 marzo
1258 emanò una decisione molto grave nei confronti dei 5
monaci vallombrosani di S. Salvatore di Fucecchio.
per effetto di questa decisione l'Abbazia di S. Salvatore e
quella di Cappiano passarono in proprietà alle clarisse di
Gattaiola unitamente alle altre chiese e pievi dipendenti con
tutte le loro entrate e i loro beni stabili. I monaci se ne
dovettero andare.
Inoltre la badessa di Gattaiola, pur rimanendo a Lucca per
ragioni di clausura,surrogava l'abate di S. Salvatore ed
otteneva perciò la facoltà
- di nominare il pievano di Fucecchio
- di concedere benefici
- di inquisire
- di condannare e sospendere i sacerdoti
- di autorizzare i vescovi a cresimare in Fucecchio.
La badessa di Gattaiola, grazie a questa facoltà, diventò
l'episcopessa di Fucecchio. |