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Monacazione delle
fanciulle (1775)
Il secondo granduca
lorenese, Leopoldo I°, si rese subito conto che gli ordini
religiosi costituivano una vera e propria piovra a discapito
delle popolazioni di media o piccola dimensione come la
nostra.
La MONACAZIONE delle fanciulle, ad esempio, costituiva un
grosso affare per i monasteri ed una grave perdita finanziaria
per la popolazione.
Le bambine dei ricchi per entrare nel Monastero di S. Andrea
(monacazione) dovevano portare una dote di 350 scudi ed un
corredo molto lussuoso. Inoltre, i genitori delle bambine
entrate nel Monastero erano tenuti a versare continuamente
sostanziose oblazioni sotto il titolo di elemosine.
Le bambine dei poveri venivano accettate a braccia aperte nei
monasteri perché erano destinate a divenire le sguattere cioè
le serve della comunità religiosa: esse fornivano
gratuitamente tutti i servizi.
Le bambine dei ricchi sottraevano alla popolazione CAPITALI
mentre le bambine dei poveri le sottraevano mano d'opera.
In data 4 marzo 1775 venne promulgata una legge granducale che
proibiva la MONACAZIONE delle fanciulle di età inferiore ai 10
anni.
Gli Operai (amministratori) dei Monasteri di S. Andrea (Piazza
dell'Ospedale) e di S. Caterina (Corso Matteotti) furono
obbligati ad assicurare il Segretario della Deputazione sopra
i Monasteri che avrebbero obbedito alle Leggi e che avrebbero
trasmesso una relazione con l'elenco nominativo delle educande
(fanciulle presenti nel Monastero).
L'Operaio di S. Andrea, Paolo Maria Vettori, trasmise la nota
delle quattro educande presenti nel Monastero di età superiore
ai 10 anni. La nota venne autenticata dalla firma della
badessa.
Francesco Aleotti, Operaio del Monastero di S. Caterina o S.
Romualdo, ignorò la richiesta.
Il Segretario della Deputazione sopra i Monasteri intervenne
allora pesantemente.
E anche l'Aleotti dovette assicurare il Segretario che nel
Monastero di S. Romualdo non vi erano educande sotto i 10
anni. |