|
Lottario secondo
feudatario cadolingio di Fucecchio (996-1034)
Il secondo conte di
Fucecchio, Lottario, subentrò al padre Kadolo nel 996.
Lottario cercò di espandere i suoi possedimenti in direzione
di Firenze, città in evidente crescita economica.
A Settimo, località a 5 chilometri da Firenze, il nostro conte
fondò un altro Monastero benedettino che venne affidato
all'abate Guarino accanito lottatore contro la simmonia e il
concubinato del clero.
Fedele all'imperatore, Lottario si valse della collaborazione
dei benedettini, impegnati nella lotta contro la simmonia ed
il concubinato del clero, per coprire le sue continue ruberie
ai danni dei parroci e dei vescovati.
Il 7 giugno 1006 accompagnò un atto di donazione a favore del
monastero di S. Salvatore di Fucecchio (allora in prossimità
dell'Arno) con una MALEDIZIONE.
Questo il testo dell'atto:
" Nel nome del Nostro Signore Gesù Cristo Dio Eterno.
Poiché è bene che ogni uomo pensando all'ultimo tempo della
propria vita lasci buona memoria di sé e delle proprie opere,
ecco che io conte Lottario figlio del fu Kadolo ricordo come
il defunto mio padre insieme a mia madre Gemma cominciarono a
costruire dalle fondamenta un Oratorio in nome del Signore
nostro Salvatore Gesù Cristo raccogliendo in esso molte
reliquie dei santi, la qual chiesa fu edificata nella terra
dei suddetti miei genitori nel luogo detto Borgonuovo accanto
al fiume Arno.
Ed ecco come io, conte Lottario, per ispirazione divina e per
la salvezza dell'anima mia, di quella di mio padre, di mia
madre, di mia moglie Adalasia, di mio figlio Lotario e di
tutti gli altri miei figli che potrò avere, confermo al
suddetto Oratorio tutti i beni già donati dai miei genitori e
che sono situati in Borgonuovo, in Val d'Arno e in Val d'Elsa.
Voglio che detta chiesa sia sempre ben governata e vi
stabilisco ora e vi confermo come abate Sichelmo il quale
abbia monaci a sufficienza che vivano secondo la volontà di
Dio e la Regola di S. Benedetto.
Essi dovranno sempre di notte e di giorno celebrare messe e
preghiere e bruciare incenso e illuminare la chiesa per
l'anima di me conte Lotario e di tutti i miei parenti vivi e
defunti sino alla fine dei secoli.
E sia il suddetto Oratorio e tutti i suoi beni sempre sotto
l'amministrazione dell'abate e sotto quella dei miei figli ed
eredi per governarlo, difenderlo e ben mantenerlo.
E se qualcuno andrà contro questa mia volontà e cercherà di
portare danno alla suddetta chiesa, incorra nel giudizio di
Dio e sia condannato al supplizio eterno e muoia come morirono
Data e Abiron che furono inghiottiti vivi dalla terra, come
Anania e Saffira che frodarono i denari degli apostoli.
Scenda accanto a lui il demonio e sia cacciato dalla sua casa
né vi sia chi abbia pietà dei suoi figli e sia cancellato in
eterno il suo nome.
Questa mia carta di donazione rimanga stabile in eterno.
Scritta da Adalberto notaio nel castello di Montecascioli
nell'anno sei dopo il mille, al dì sette di giugno."
Lottario preferì risiedere a Settimo anziché a Fucecchio
perché da Settimo era più facile controllare il traffico
commerciale per via terrestre e per via fluviale.
Morì nel 1034. |