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Lite fra clero e
frati neri (1690)
La festività del Corpus
Domini, nel 1690, cadde il 12 giugno. La processione, la più
solenne e la più partecipata dalla popolazione e dalle
Compagnie laicali si concludeva sempre nella chiesa di S.
Salvatore, officiata dai padri francescani conventuali, i
frati neri, fin dal 1299.
Tutto il cerimoniale della processione era dettato da regole
ben precise.
Una di queste regole prescriveva che l'intonazione delle
Antifone, al rientro della processione nella chiesa di
S.Salvatore, spettava ai frati neri.
Il 12 giugno del 1690 i preti vollero disattendere questa
regola ed intonarono l'Antifona.
Non l'avessero mai fatto!
I frati neri non seppero contenere il loro nervosismo nei
confronti del clero e, proprio in chiesa, si accapigliarono
con i preti.
Ne nacque un tafferuglio incredibile.
La popolazione ne rimase sconcertata, allibita, scandalizzata.
Del fatto venne informato il granduca Cosimo III° dei Medici
il quale, salomonicamente, decretò:
- A partire dal prossimo anno la festa del Corpus Domini dovrà
essere fatta sempre nella Pieve di S. Giovanni (Collegiata) e
non più nella chiesa di S. Salvatore.
Il popolo accolse con entusiasmo questa soluzione.
Il 1690 sarà ricordato come l'anno delle liti più solenni fra
clero e frati neri di S. Salvatore.
Nel 1683 era stata demolita le torre dell'orologio della
Cancelleria (Palazzo Comunale) posto al centro della piazza
Vittorio Veneto e di fronte al Palazzo Pretorio.
Era, quello della torre della Cancelleria, l'unico orologio
del paese. Gli amministratori deliberarono di sistemare
l'orologio della Cancelleria sul campanile della Pieve di S.
Giovanni che si trovava in corrispondenza dell'attuale portone
della Collegiata.
La collocazione dell'orologio in questo campanile prevedeva
l'innalzamento del campanile medesimo e la riduzione della
cella campanaria a stanza dell'orologio.
Per tutta la durata dei lavori, il campanile della Pieve
sarebbe rimasto muto.
Per ovviare a questo incomodo le autorità preposte concessero
in uso il campanile di S. Salvatore sia ai campanari della
Pieve sia ai festaioli civici.
Per accedere alla cella campanaria del campanile di S.
Salvatore, i campanari della Pieve e i festaioli dovevano
passare dal chiostro dei frati la cui porta di accesso si
trovava in corrispondenza dell'attuale porta del Circolo MCL
del Poggio Salamartano.
I frati neri scrissero al Magistrato dei Nove lamentando che i
campanari " danneggiavano i tetti, rompevano le corde delle
campane, suonavano fuori delle ore stabilite e che avevano
trasformato il campanile in un luogo dove si orinava, si
defecava e ci si faceva all'amore"
I frati neri, al colmo della disperazione, cambiarono la toppa
della porta d'accesso al chiostro.
Il granduca Cosimo III°, irritatissimo per tutte queste grane
piantate dai frati neri,ordinò ai frati neri di rimettere
l'antica toppa con l'arme dell'OPA alla porta del chiostro e
di consegnare la chiave al Sagrestano che avrebbe suonato sia
per il servizio civile sia per le funzioni della Pieve e dei
padri Conventuali (i frati neri). |