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Incameramento dei beni ecclesiastici (1866)

Il 7 luglio 1866, mentre era in atto la cosiddetta Terza Guerra di Indipendenza che ci fece guadagnare il Veneto, il Parlamento del Regno d'Italia approvò la Legge dell'incameramento dei beni ecclesiastici.
Vennero venduti all'asta i beni di 25.000 Enti Religiosi che fecero introitare allo Stato Italiano 600 milioni di lire.
Per effetto di questa legge vennero soppressi, a Fucecchio, il Capitolo della Collegiata, il Monastero di S. Salvatore e il Convento Francescano La Vergine.
Tutti i loro beni immobili, compresi i fabbricati dove dimoravano le monache clarisse e i frati, vennero incamerati da un organo dello Stato denominato Fondo per il Culto.
Il Fondo per il Culto era autorizzato a cedere gratuitamente i fabbricati incamerati ai Comuni che ne avessero avanzata una formale richiesta motivata da ragioni di utilità pubblica.
Il comune di Fucecchio ottenne:

- il Convento dei frati che venne ridotto a caserma per un distaccamento di soldati di Pisa;
- il refettorio e il chiostro del medesimo convento che furono ridotti a stalla e a deposito per quel distaccamento di militari;
- un'ala del Noviziato del Convento dei frati adibita a macello pubblico;
- il monastero di S. Salvatore ridotto a scuola elementare maschile e femminile per tutti gli scolari di Fucecchio;
- la Tinaia del monastero ridotta a spogliatoio e a chiesa per la Misericordia di Fucecchio.

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