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Guglielmo Bulgaro, terzo feudatario di Fucecchio (1034-1072)

Guglielmo il Bulgaro, terzo conte di Fucecchio, subentrato al padre Lottario nel 1034, rese famosi i conti cadolingi in tutta l'Europa per avere promosso due eventi di portata storica.
Guglielmo puntò tutte le sue carte sulla Badia di Settimo e sul monaco Giovan Gualberto.
Il conte finanziò, per Giovan Gualberto, la costruzione dell'abbazia benedettina di Vallombrosa. Il monaco Gualberto modificò parzialmente la Regola Benedettina e, di fatto, fondò così l'Ordine dei Vallombrosani. Questa operazione gli consentiva di di gestire in piena autonomia le sue battaglie contro il concubinato del clero senza dover chiedere l'autorizzazione ai superiori, essendo lui il Superiore dei Vallombrosani.
Il bersaglio preferito di Giovan Gualberto era il vescovo di Firenze, monsignor Mezzabarba, regolarmente ammogliato.
Pungolato dal conte Guglielmo il Bulgaro, Giovan Gualberto riuscì ad indurre Papa Alessandro ad indire nel 1067, il CONCILIO DI FIRENZE.
E questo fu il primo evento di portata storica promosso dal nostro conte.
Tema di fondo del Concilio fu il concubinato. I fautori del matrimonio del clero prevalsero. Sembrava che Giovan Gualberto e il conte Guglielmo fossero stati sconfitti; ma i due non si arresero e ritornarono alla carica.
Il loro bersaglio rimase ancora una volta il vescovo di Firenze, Mezzabarba, reo, questa volta, di avere comprato il titolo di vescovo.
Giovanni Gualberto, sicuro di questo mercinomio, per dimostrare la fondatezza della sua accusa, si dichiarò disposto ad affrontare il Giudizio di Dio sottoponendosi alla "prova del fuoco". Se l'avesse superata il vescovo Mezzabarba avrebbe dovuto rinunciare al titolo di vescovo.
La prova del fuoco si svolse a Settimo, in prossimità di Firenze, il 13 febbraio 1068 e fu sostenuta dal seguace di Giovan Gualberto, Pietro di Desiderio, conte di Sovana.
La prova del fuoco fu il secondo evento di portata storica promosso dal conte Guglielmo.
Il monaco Pietro riuscì ad a passare indenne fra due cataste di legna ardenti alla presenza di numerosissimi spettatori.
Il vescovo di Firenze, sconfessato dalla Giudizio di Dio, fuggì con la consorte e non si fece più vedere a Firenze.
La fama del conte Guglielmo salì alle stelle e varcò i confini dell'Italia.
Il monaco Pietro, l'Igneo, su caldo invito del conte , venne mandato in veste di Abate nel monastero di S. Salvatore di Fucecchio che a quell'epoca si trovava sempre in prossimità dell'Arno. Vi rimase dal 1068 al 1074, l'anno in cui fu elevato alla porpora cardinalizia e in cui venne nominato vescovo di Albano.
Il conte Guglielmo il Bulgaro non rimase indenne di fronte a questi avvenimenti e soprattutto di fronte all'assidua frequentazione di Giovan Gualberto e del monaco Guarino, abate della Badia di Settimo sulla quale aveva giocato le carte del suo successo.
Nel 1072, tre anni prima della sua morte, si ritirò dalla scena politica e si rinchiuse in un monastero.

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