|
Guerra: la prima
guerra mondiale (1914)
Il 28 luglio
1914, ad un mese esatto di distanza dall'attentato di Serajevo,
scoppiò la Prima Guerra Mondiale.
L'Italia rimase neutrale. Gli italiani si divisero in due
fazioni: gli interventisti e i neutralisti.
E i fucecchiesi come reagirono?
I nazionalisti locali non si stancavano di deplorare il
neutralismo del nostro Governo: i socialisti, invece,
nettamente contrari all'intervento dell'Italia in questa
guerra, avevano sposato la causa della neutralità.
Sul settimanale locale dei socialisti, Il Faro,comparve a
proposito della guerra un articolo del suo direttore, Gaetano
Pacchi , intitolato MENTRE TUONA IL CANNONE.
Il Pacchi vi sostenne che il PROLETARIATO non doveva
aspettarsi nulla da quella guerra che, come ogni altra, si
combatteva nell'interesse dei capitalisti.
Inoltre il Pacchi vi affermava che il proletariato dei paesi
vinti e dei paesi vincitori avrebbe dovuto pagare a caro
prezzo il male che non aveva voluto.
In un altro articolo rivolto ai nazionalisti locali, il Pacchi
così chiuse il suo appello:
" Per risparmiare all'Italia quest'onta suprema (la guerra) il
proletariato veglia e a voi (nazionalisti) che vorreste
spingerlo nell'orgia di sangue e di morte ubriacandolo col
miraggio di ingrandimenti territoriali risponde con mirabile
unanimità di consensi:
- NON VOGLIAMO LA GUERRA .
Il 1° Maggio del 1915 si svolse a Fucecchio un grande
sciopero.
I manifestanti gridavano: - Abbasso la guerra!
Intanto i Nazionalisti , in campo nazionale, avevano preso il
sopravvento.
Le manovre diplomatiche del nostro Governo non lasciavano
presagire niente di buono. Si respirava ormai aria di guerra.
Gli scioperi e le altre manifestazioni organizzate dai
socialisti non produssero alcun effetto.
I socialisti presentivano la tragicità dell'evento a carico di
tutto il proletariato europeo.
Gaetano Pacchi, il 22 maggio 1915, due giorni prima che
l'Italia entrasse in guerra, scrisse un editoriale molto
toccante. Questo uno dei passi salienti:
Compagni, prima che la nostra voce sia soffocata, prima che si
leghino le nostre braccia, facciamo sentire ancora alta la
nostra protesta, proclamiamo ancora la nostra avversione alla
guerra, per scindere le nostre responsabilità da quelle dei
facinorosi guerrafondai. Il nostro ultimo saluto sarà per il
socialismo e questo grido raccolto dai superstiti sarà la
squilla della nostra guerra.
Sette giorni dopo Il Faro chiuse i battenti. Il Pacchi e gli
altri redattori dovettero partire per la guerra. |